La scienza ha parlato. L'etica ha parlato. Una verità è
stata accertata: la ricerca sulle cellule staminali può
rivoluzionare la medicina, e aprire la strada a cure nuove ed
efficaci per dieci dei trenta milioni di italiani che soffrono di
malattie degenerative del cervello, del cuore, del fegato o
della pelle.
L'aveva detto il parlamento di Westminster, con un voto ad
ampia maggioranza; l'avevano detto i governi di Francia e
Germania invitando i rispettivi parlamenti a pronunciarsi.
Ora l'ha detto anche la Commissione insediata dal ministro
Veronesi in Italia.
Una volta che questa verità sarà comunicata e
correttamente spiegata agli italiani, molte paure ancestrali e
rovelli etici lasceranno il campo a una razionale valutazione
dei costi e dei benefici. Il dibattito, se così si può dire
parlando di cellule, è stato rimesso con i piedi per terra. Se
la politica, meglio prima che poi, ne terrà conto, l'Italia non
resterà tagliata fuori dal resto del mondo progredito nella
ricerca medica del futuro, e gli infartuati italiani, o i malati di
Parkinson, non dovranno andare un giorno a cercare
all'estero ciò che anche la medicina di casa nostra è in
grado di mettere a loro disposizione.
DA DOVE è dunque utile e lecito prendere queste cellule
potenzialmente miracolose? Qui il parere degli esperti si è
diviso, ma secondo linee che fanno chiarezza. A
maggioranza, la Commissione raccomanda infatti di
"favorire la ricerca su tutte le fonti di cellule staminali, in
considerazione dei notevoli benefici" che ne possono
derivare. Dunque anche sugli embrioni cosiddetti
"soprannumerari", brutto eufemismo usato per identificare i
prodotti di scarto della inseminazione artificiale. A furia di
proibire per legge e tollerare di fatto, in Italia non sappiamo
nemmeno quanti sono e dove vengono conservati in stato di
ibernazione. Sensatamente, la Commissione invita
innanzitutto a compiere questo censimento. Una minoranza
di sette membri su 25, composta dal cardinal Tonini e da sei
scienziati cattolici, ha fatto mettere a verbale il proprio
dissenso e l'assoluta contrarietà all'uso degli embrioni. Per
l'etica cattolica essi sono già vita. Che siano moribondi,
destinati cioè comunque alla distruzione, non cambia le
cose. Sono moribondi e non morti.
A una coscienza laica questo può apparire come una
paradossale forma di "bieco materialismo", molto poco
etico, perchè condanna queste "speranze di vita" a una
morte sterile, mentre ne potrebbe derivare vita e salute per
milioni di esseri umani ammalati e sofferenti. Ma questa è
l'opinione della Chiesa cattolica (non delle chiese
protestanti, né della fede ebraica). Va molto rispettata e
poco discussa. E infatti la Commissione non la discute: "Né
la nostra, nè nessun'altra commissione può dirimere un
disaccordo" su che cos'è la vita. Se un gruppo di esperti
nominati da Storace non possono accertare la verità storica,
figuriamoci se un gruppo di esperti nominati da Veronesi
possono accertare la verità ontologica. Lo Stato può solo
garantire libertà di ricerca per tutti, ed equivalente libertà di
rifiutarsi alla ricerca per chi nel proprio cuore coltivi
un'obiezione di coscienza.
Ma se sull'embrione resta il disaccordo, "la Commissione,
nel suo complesso, ha riconosciuto esenti da problemi etici"
l'uso di cellule adulte, di quelle provenienti da materiale
abortivo, e anche delle "cellule staminali provenienti da
riprogrammazione genetica ottenuta con trasferimento di
nuclei di cellule somatiche in cistoplasti, purchè non
comporti lo sviluppo di embrioni umani". Questo punto è di
capitale importanza. In fin dei conti, ciò che con cautela il
documento chiama "trasferimento di nucleo" è una forma di
"clonazione terapeutica". Giustamente, il termine è stato
evitato, perché ambiguo e tenebroso. Ma la commissione
nel suo insieme, salvo ripensamenti dell' ultima ora,
riconosce la possibilità di clonare una cellula che,
opportunamente coltivata e fatta sviluppare, possa un
giorno possa essere reimpiantata senza incompatibilità
immunologiche. Essa va colta in "quell'insieme di cellule che
si forma nei giorni immediatamente successivi alla
fecondazione". Prima, cioè, che l'embrioplasto si sviluppi in
embrione. La distinzione appare causidica a molti esperti,
una sottigliezza semantica. Ma potrebbe servire a placare
l'opposizione della Chiesa cattolica su questo punto.
Ciò che il rapporto della Commissione presieduta da
Dulbecco ci dice, dunque, è che non esiste una sola etica.
C'è quella cattolica, e c'è un'"etica della beneficialità",
secondo la quale è etico tentare di curare milioni di esseri
umani, e poco etico non tentarci nemmeno sapendo di
poterci riuscire. L' etica non è una forma di logica
matematica, da cui far discendere risposte vere sempre e
ovunque. Per chi è nato nella seconda metà del secolo,
dopo la scoperta del principio unico della vita sulla terra, la
doppia elica del Dna, l'etica è diversa da quella dei nostri
padri e nonni. Per chi è nato nel 2000, dopo il disvelamento
del libro del genoma umano, l'etica non sarà la stessa che
per noi. Quel libro, composto di sole quattro lettere, A, C,
G e T, è lungo quanto ottocento Bibbie. Saranno i nostri
figli la prima generazione nella storia dell'umanità a poterlo
leggere.
Fino ad appena 45 anni fa, eravamo ancora certi che l'
uomo avesse 24 paia di cromosomi, come lo scimpanzè,
nostro immediato antenato. Ora sappiamo che ne abbiamo
solo 23, e che in uno ne abbiamo fusi due. Sappiamo che
forse è proprio lì, nel cromosoma 2, che risiede quella
"discontinuità ontologica" che papa Giovanni Paolo ha
identificato come l'anima infusa da Dio nell'uomo.
Anche chi crede, sa oggi molto di più della Creazione.
Vogliamo mettere a frutto ciò che abbiamo appreso, come
l' uomo ha fatto dalla scoperta del fuoco fino a oggi? In fin
dei conti, è questa la domanda che la Commissione
Dulbecco, seppure con qualche incertezza e prudenza,
pone alla società italiana. Emma Bonino, antesignana di
questa battaglia, chiede ora a Veronesi di porre a sua volta
questa domanda al parlamento italiano. Di provare a
trasformare il parere di una Commissione in una legge dello
Stato. Veronesi il coraggio ce l'ha. Dubitiamo invece molto
che ce l'abbiano il parlamento e la politica, a pochi mesi
dalle elezioni. |