RASSEGNA STAMPA

19 DICEMBRE 2000
MAURIZIO SCHOEPFLIN
Ricoeur e la Regola d'oro: se la giustizia non basta
L'ampio dibattito che ormai da tempo si svolge intorno alle questioni relative all'ammi nistrazione della giustizia e che ha raggiunto, anche di recente, punte di particolare e sofferta vivacità in occasione dell'esecuzione di alcune condanne a morte, ha stimolato, soprattutto nell'opinione pubblica che si riconosce nella fede cristiana, una riflessione particolare sul rapporto che può e deve esistere tra le esigenze proprie della giustizia umana e i valori più direttamente discendenti dal messaggio evangelico, primi fra tutti quelli del perdono e dell'amore. In questo contesto, appare assai opportuna la pubblicazione da parte dell'editrice Morcelliana del volumetto di Paul Ricoeur, «Amore e giustizia» (pp. 64, £. 10.000), che offre al lettore spunti interessanti in merito alla relazione che è possibile e doveroso istituire «tra poetica dell'amore e prosa della giustizia». Infatti, come puntualmente ricorda Ilario Bertoletti nella post-fazione, «Ricoeur, a ricapitolazione delle ricerche iniziate negli anni Cinquanta sulla "questione del potere" e il "paradosso politico" e proseguite attraverso un confronto serrato con i più influenti paradigmi di teoria della giustizia (da John Rawls a Michael Walzer), parte dalla constatazione di una insanabile opposizione tra il comandamento d'amore - "amate i nemici, fate del bene a quelli che vi odiano" (Lc 6,27) - e la Regola d'oro: "Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te"; il primo rispondente a una logica paradossale del dono e della sovrabbondanza, la seconda, che sta alla base dell'idea occidentale di giustizia distributiva, fondata sulla reciprocità e l'uguaglianza». Ma davvero, si chiede il filosofo di Valence, vi può essere soltanto contraddizione tra la logica paradossale dell'amore evangelico e la logica dell'equivalenza che è tipica della giustizia? La risposta che egli offre a questa domanda prende le mosse dall'importante constatazione che il comandamento dell'amore e la regola d'oro della reciprocità si trovano espressi in un medesimo contesto e si risolve nelle seguenti decisive considerazioni: «È possibile un'altra interpretazione, secondo la quale il comandamento d'amore non abolisce la Regola d'oro, ma la reinterpreta nel senso della generosità, come un canale non solo possibile ma necessario di un comandamento che, in forza del suo statuto sovra-etico, accede alla sfera etica solo al prezzo di comportamenti paradossali ed estremi... E tuttavia - conclude Ricoeur -, quale legge penale e in generale quale regola di giustizia potrebbe essere tratta da una massima d'azione che erigesse la non-equivalenza a regola generale?... Se la sovra-morale non deve scivolare in non-morale, o addirittura in immoralità - ad esempio in viltà -, deve passare attraverso il principio della moralità, riassunto nella Regola d'oro e formalizzato dalla regola di giustizia».
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Filosofia morale