Montanelli: «Sono vicino al grande passo,
sarò io a decidere come e quando morire»| Non voglio affermare - ha aggiunto -
il diritto al suicidio, ma una
morte dignitosa è un diritto di libertà |
| «Sono vicino al grande passo, intendo avvalermi del diritto di scegliere come e quando morire». Parole come pietre quelle di Indro Montanelli, 91 anni, che risuonano nell'aula affollata dell'università in cui il senatore dei Verdi Luigi Manconi ha organizzato un dibattito sul «Diritto a una morte dignitosa». E' un convegno a cui è stato invitato anche il ministro Veronesi, il quale, impossibilitato a partecipare, invia un lungo documento nei quale conclude col chiedere che si attenuino «i vincoli spesso di carattere etico e religioso che limitano l'uso dei farmaci antidolorifici, degli stupefacenti e dei sedativi».
Montanelli non ha dubbi: «Una morte dignitosa è un diritto di libertà. Io ho detto varie volte - aggiunge - che sono assolutamente per il diritto dell'uomo di scegliere il come e il quando della propria morte e non vedo come si possa contestare all'uomo questo diritto. Per quanto mi riguarda personalmente io sono vicino al grande passo e io farò questo».
Quella di Montanelli non vuole essere «l'affermazione a un diritto al suicidio», perché «il suicidio - dice il giornalista - è una cosa che non ha né diritti né doveri. Di fronte ad esso ci sono soltanto due sentimenti: di pietà, di enorme pietà, per lo stato di disperazione che ha condotto la vittima al suicidio. E di rispetto. Di altrettanto rispetto per il coraggio che ha chi resta vittima di questa cosa».
Poi sbotta col suo solito linguaggio schietto e polemico: «E che non mi si portino i soliti argomenti astratti, tipo "la sacralità della vita": nessuno contesta il diritto di ognuno a disporre della propria vita, non vedo perché gli si debba contestare il diritto a scegliere la propria morte».
Montanelli giudica assolutamente condivisibile il documento fatto recapitare da Veronesi, e la scappatoia che il ministro propone, mettendo l'accento più sulle cure palliative, e avverte che «se sul piano legale affrontiamo la questione come l'hanno affrontata e, beati loro, risolta in Olanda, allora perdiamo sicuramente. Noi, anche noi laici (per lo meno io sono un laico dalla punta dei piedi alla cima dei capelli) siamo cattolici. Ci piaccia o no, il cattolicesimo è nel nostro Dna. Questo è l'enorme ostacolo contro cui batteremo la testa. Sempre».
E il grande giornalista ha paura che di questo problema «la politica si impadronisca, mentre è una battaglia di civiltà che deve restare assolutamente fuori dalla politica».
L'eutanasia è trasversale alle fazioni politiche: in Olanda, ricorda, cattolici diversi da noi hanno in maggioranza votato in favore, mentre una minoranza di protestanti, calvinisti-fondamentalisti, che sono stati ostili.
Per Montanelli, Veronesi «fa il massimo che può fare un luminare della scienza come lui e anche un ministro della Sanità come lui. Cioè propone dei palliativi in modo da eliminare le sofferenze, ma li propone in modo tale che a un certo punto rappresentano un modo per aiutare il malato che lo chiede a congedarsi dalla vita». Secondo lui «di più non possiamo ottenere, siamo condannati all'ipocrisia: bisogna insegnare ai medici a dimenticare la pillola sul tavolino da notte del paziente, all'infermiere ad allontanarsi al momento opportuno, e al magistrato a non incriminarli. Questo è il massimo che possiamo ottenere se vogliamo essere realisti». |