RASSEGNA STAMPA

9 DICEMBRE 2000
MARIO MANUSIA
Il biotech è servito Ma occorre prudenza
Adriana Bazzi e Paolo Vezzoni , "Biotecnologie della vita quotidiana", Laterza, Pagine 214, Lire 22.000
Le biotecnologie sono ormai fra noi. Eppure se ne sa molto poco. In realtà alcune tecnologie esistono da millenni, da quando l'uomo, tramite gli incroci e la selezione, è riuscito ad ottenere specie vegetali e animali più idonee all'agricoltura e agli allevamenti. Altre però sono nuove perché nate dall'incontro della genetica, che ha svelato i segreti del Dna, con la biologia molecolare. L'evoluzione delle piante transgeniche, cioè geneticamente modificate, è stata molto rapida. La loro comparsa risale ai primi degli anni Ottanta: nel 1983 viene costruita in laboratorio la prima pianta transgenica del mondo, il tabacco; nel 1993 (per restare ai casi più noti) si trova il modo per ritardare il processo di maturazione del pomodoro: nel 1994 un trapianto genico rende la soia resistente agli erbicidi; l'anno successivo tocca alla patata resistente alle infezioni virali e più ricca di amido, e al mais immunizzato contro l'aggressione di un insetto parassita. Nel nostro Paese, come altrove, i cibi transgenici sono arrivati dagli Stati Uniti attraverso i prodotti della soia. Ma l'Italia fa la sua parte, se è vero che nel 1999 era seconda in Europa, dopo la Francia, nella sperimentazione di piante transgeniche. Un recente libro di Adriana Bazzi, giornalista, e di Paolo Vezzoni, ricercatore del Cnr, presenta una panoramica completa e di taglio divulgativo sull'argomento. Si apprende così che rientrano nella biotecnologia tutte le tecniche basate sulla manipolazione del vivente. Si pensi ai microrganismi che producono l'insulina umana per la cura del diabete: come pure alla fecondazione artificiale, anche nell'uomo. Un limite del libro: lo scarso riguardo rivolto agli aspetti etici del problema e, in generale, ai lati negativi e ai rischi, sia di tipo sanitario sia di ordine ecologico.
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