| Il biotech è servito Ma occorre prudenza | Le biotecnologie sono ormai fra noi. Eppure se ne sa molto poco. In realtà alcune
tecnologie esistono da millenni, da quando l'uomo, tramite gli incroci e la selezione, è
riuscito ad ottenere specie vegetali e animali più idonee all'agricoltura e agli
allevamenti. Altre però sono nuove perché nate dall'incontro della genetica, che ha
svelato i segreti del Dna, con la biologia molecolare. L'evoluzione delle piante
transgeniche, cioè geneticamente modificate, è stata molto rapida. La loro comparsa
risale ai primi degli anni Ottanta: nel 1983 viene costruita in laboratorio la prima
pianta transgenica del mondo, il tabacco; nel 1993 (per restare ai casi più noti) si
trova il modo per ritardare il processo di maturazione del pomodoro: nel 1994 un
trapianto genico rende la soia resistente agli erbicidi; l'anno successivo tocca alla
patata resistente alle infezioni virali e più ricca di amido, e al mais immunizzato contro
l'aggressione di un insetto parassita. Nel nostro Paese, come altrove, i cibi transgenici
sono arrivati dagli Stati Uniti attraverso i prodotti della soia. Ma l'Italia fa la sua
parte, se è vero che nel 1999 era seconda in Europa, dopo la Francia, nella
sperimentazione di piante transgeniche. Un recente libro di Adriana Bazzi, giornalista,
e di Paolo Vezzoni, ricercatore del Cnr, presenta una panoramica completa e di taglio
divulgativo sull'argomento. Si apprende così che rientrano nella biotecnologia tutte le
tecniche basate sulla manipolazione del vivente. Si pensi ai microrganismi che
producono l'insulina umana per la cura del diabete: come pure alla fecondazione
artificiale, anche nell'uomo. Un limite del libro: lo scarso riguardo rivolto agli aspetti
etici del problema e, in generale, ai lati negativi e ai rischi, sia di tipo sanitario sia di
ordine ecologico. |