| Le ultime
lettere
di Benjamin | "La stanza che ho trovato per dieci franchi
al giorno si affaccia su una strada dove
giocano i bambini... Questa è la modesta,
confortante sala d'attesa dalla quale, come
penso, il grande Medico mi farà passare nel
parlatorio del Nulla..." così si esprime
profeticamente Walter Benjamin in una
letteratestamento scritta agli amici Egon e
Gert Wissing e mai spedita. L'estrema
lucidità, la consapevolezza della fine
imminente, la disperazione di trovarsi in
una situazione senza via di uscita,
soprattutto la stanchezza infinita, sono i
leitmotiven delle ultime lettere che
Benjamin scrisse dal 1938 al 1940. Queste
testimonianze preziose che documentano
giorno per giorno il calvario degli ultimi
due anni della sua esistenza, escono ora in
Germania in un volume di oltre seicento
pagine: è il sesto e ultimo, che conclude
l'immenso epistolario che inizia dal 1910
(Walter Benjamin: Briefe 19381940,
edizione Suhrkamp, pagine 628).
Alle discussioni con Max Horkheimer e
Adorno sul materialismo dei Passages,
all'avvicinamento a Brecht nell'estate del
1938, alla stesura del saggio Sul concetto
della storia, fanno da sfondo tragico
l'annessione dell'Austria, la minaccia e poi
lo scoppio della guerra, la persecuzione e
la fuga per l'Europa dello scrittore in cerca
di salvezza. Dal campo d'internamento a
Nevers, egli scrive: "Sono condannato a
leggere i giornali, ad ascoltare in ogni
trasmissione radiofonica la voce che porta
notizie di disgrazie...". In questo periodo è
angosciato per le bozze del suo secondo
saggio su Baudelaire che vengono
continuamente rinviate a causa della
guerra; quando spera di dedicarsi
finalmente alla realizzazione del suo
lavoro, deve fuggire verso il Sud.
Otterrà il lasciapassare per l'America ma
non il permesso di uscire dalla Francia. A
Port Bou, dove si vede costretto a rientrare
e a essere consegnato ai nazisti, si toglierà
la vita il 27 settembre del 1940. |