Levi Montalcini: un cantico per la scienzaIl libro epistolare della donna che ha
scoperto il fattore che stimola la crescita dei nervi Le lettere della genetista che oggi parla a "Dieci Nobel per il futuro" |
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| Rita Levi Montalcini, "Cantico di una vita", Raffaello
Cortina editore, pagine 220, lire 34.000 | Due personalità si fondono e convivono in uno dei
personaggi che, nell'ultimo secolo, hanno scritto la storia della
medicina, il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Una è quella da
"first lady della scienza" capace di abbandonare l'Italia, subito
dopo la seconda guerra mondiale, per continuare le ricerche
negli Stati Uniti; l'altra è quella di una donna, un po' stile
Ottocento, ma anche profondamente femminista, che ha
sempre combattuto i pregiudizi sulla mente femminile, ha
continuamente affermato la propria autonomia di pensiero e
non ha voluto, come era destino per le donne della sua
generazione, un marito o dei figli, "perché non ho mai
desiderato un bambino piccolo fra le braccia" dice.
Ma se ha rinunciato a costruire una sua famiglia, non ha mai
dimenticato quella di origine, che apparteneva alla borghesia
ebraica di Torino, dove nacque nel 1909, e soprattutto la
madre e la sorella Paola, alle quali era legata da una sorta di
cordone ombelicale mai tagliato, anche durante gli anni della
lontananza, negli Stati Uniti. Un rapporto profondo che
traspare nelle lettere scritte alla famiglia e ora raccolte in un
libro, Cantico di una vita appena pubblicato da Raffaello
Cortina: un epistolario di circa duecento lettere, scelte fra oltre
millecinquecento, che la Montalcini dedica a Pa, l'amata gemella,
pittrice e scultrice, scomparsa il settembre scorso.
L'autoritratto che ne scaturisce è innanzitutto quello della
ricercatrice che alla Washington University di St. Louis nel
Missouri, e per un breve periodo anche in Brasile, trascorre il suo
tempo facendo ricerca, insegnando e acquisendo fama: sarà la
prima donna ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze.
Poi emerge il ritratto privato di una donna che ha compiuto scelte
coraggiose, come quella della solitudine, e le ha pagate con
momenti di intensa nostalgia come quando a ogni distribuzione di
posta aspettava con il cuore in tumulto notizie dall'Italia e se ne
ritornava in camera, come un cane bastonato.
"Continuo a essere in luna di miele con i miei embrioni: ogni
giorno il piccolo spiraglio che ho aperto si apre un pochino di
più": così nel gennaio 1951 Rita Levi Montalcini narra ai suoi
familiari la scoperta che la porterà al premio Nobel 1986.
Le ricerche le aveva cominciate a Torino, allestendo un
laboratorio nella sua camera da letto, dove studiava gli embrioni
di pollo. Poi scrive un saggio, che esce in Belgio, ed è proprio
grazie a questo che il professor Viktor Hamburgher la conosce e
la chiama negli Stati Uniti. Lì scopre, con Stanley Cohen, il
famoso nerve growth factor o Ngf, il fattore che stimola la
crescita dei nervi e che è valso il Nobel ai due ricercatori.
"Le applicazioni cliniche dell'Ngf sono ancora limitate - spiega la
Levi Montalcini che oggi è a Milano per l'edizione 2000 del
convegno "Dieci Nobel per il futuro" - ma ha già dato
straordinari risultati nel riparare lesioni della cornea e impedire la
cecità. Il prossimo obiettivo, cui stanno lavorando i miei allievi in
Italia, è quello di ottenere il fattore di crescita nervoso umano con
l'ingegneria genetica. Le applicazioni future potrebbero essere
infinite dal momento che questa sostanza non soltanto stimola la
crescita dei nervi, ma agisce anche sul sistema immunitario e su
quello ormonale". Al convegno di Milano la Montalcini è l'unica
donna fra tutti i Nobel presenti, come lo era cinquant'anni fa ai
congressi scientifici. Scrive in una lettera del 28 marzo 1949: "Io
ero l'unica donna ed ero molto orgogliosa che gli oratori ufficiali
iniziassero le loro orazioni "Lady and gentlemen" con un piccolo
inchino alla lady". Cioè a lei.
"Oggi nel campo della ricerca - commenta la scienziata - le donne
sono alla pari con gli uomini". Alla Montalcini sta a cuore il
ruolo della donna non soltanto nella scienza, ma anche nella
società: "Le donne - dice - hanno enormi capacità che devono
mettere a frutto per favorire il progresso, soprattutto nei Paesi
poveri, e la convivenza fra i popoli".
A novantun anni Rita Levi Montalcini è ancora un'entusiasta
quando parla del suo lavoro e testimonia il suo impegno civile.
Non a caso ricorda, nel prologo all'ultimo suo libro, la frase del
suo migliore amico, Primo Levi: "Amare il proprio lavoro
costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla
terra". |