A PALERMO UN INCONTRO SULLA NUOVA EDIZIONE DI BAUMGARTEN| La dimensione estetica della logica sensibile |
| Quando l'estetica non aveva ancora un nome, alla metà del Settecento, fu Alexander
Gottlieb Baumgarten a battezzarla così partendo dal greco aisthesis, cioè sensazione,
sensibilità. Nella sua opera maggiore, intitolata appunto Estetica (1750-58), egli
definiva la nuova disciplina come una "teoria della conoscenza sensibile", una
"gnoseologia" rivolta a quei generi di verità che a rigore non producono né scienza, né
certezza, ma che pure hanno pieno diritto di cittadinanza nell'esperienza e ci si offrono
in modo esemplare attraverso la poesia, la retorica, la storia.
La fortuna settecentesca del suo lavoro è testimoniata da Kant, il quale pur
distaccandosi dal progetto sistematico di Baumgarten, sentì il bisogno di servirsene
durante i corsi e di adottarne il lessico, rimasto anche in seguito alla base della
disciplina. Il suo declino, invece, cominciato nell'Ottocento con la nascita delle
filosofie dell'arte e con le polemiche contro il razionalismo, è durato fin quasi ai nostri
giorni, quando con il riaffermarsi di un'accezione più ampia dell'estetica si è assistito
anche a una ripresa dell'interesse per il suo fondatore.
In questi giorni esce una nuova traduzione italiana dell'Estetica di Baumgarten, curata
con grande scrupolo filologico e storico da un gruppo di studiosi coordinati da
Salvatore Tedesco per l'editore che già da anni l'ha esplicitamente assunta come
etichetta (ed. Aesthetica, Palermo, pp. 363, L. 50.000). Oggi pomeriggio, al Grand
Hotel & des Palmes di Palermo, ne discutono molti fra i maggiori rappresentanti della
ricerca estetica in Italia, riuniti per celebrare il ventesimo anniversario del Centro
Internazionale Studi di Estetica fondato nel 1980 da Luigi Russo. L'importanza di questa
nuova edizione non si limita all'ovvio merito di rendere accessibile un classico, ma
consiste nel restituire uno sfondo filosofico cruciale a un problema ancora oggi
tutt'altro che esaurito: quello del valore di verità che si può attribuire a esperienze che
non rientrano nel campo della scienza. E' sufficiente citare i nomi di Heidegger e di
Gadamer per accorgersi quanto profondamente la questione sia inscritta nel dibattito
attuale, ma basta anche gettare una sola occhiata all'Estetica di Baumgarten per
comprendere quanto diversa sia la sua impostazione dai discorsi sull'ermeneutica che
hanno dominato la scena nell'ultimo scorcio del Novecento, e quanto importante possa
essere la sua lettura in un'epoca nella quale il cosiddetto "dominio della tecnica" viene
avvertito come qualcosa di fortemente problematico. Il cammino di Baumgarten, da
questo punto di vista, è quasi l'emblema di una difficoltà che il suo pensiero non aggira,
ma affronta, piegando l'ideale illuministico della perfetta conoscenza alla constatazione
di vivere in un mondo che non si presta a essere razionalizzato fino in fondo e che
richiede perciò la messa in opera non di una sola, ma di molteplici strategie del sapere.
L'estetica, così come Baumgarten l'ha pensata, è una sorta di preliminare sistematico di
ogni teoria della conoscenza razionale, è l'analisi di tutti quegli ambiti d'esperienza nei
quali siamo guidati da verità "confuse", "indistinte", ma non per questo meno legittime o
meno significative.
Nato a Berlino nel 1714, allievo di Christian Wolff, Baumgarten aveva ripreso da
Leibniz l'attenzione per questo tipo di esperienze, ma l'aveva poi sviluppato in una
direzione autonoma, trovando nelle manifestazioni dell'arte e della bellezza il modello
"perfetto" della conoscenza sensibile. L'arte mostra perciò come anche la conoscenza
sensibile disponga delle sue leggi, della sua logica, ma al tempo stesso corregge
l'impostazione razionalistica evidenziando come ogni esperienza poggi implicitamente
su una dimensione estetica che condiziona anche la conoscenza scientifica. Per questa
duplicità di sguardo e di direzioni, nonostante sia rimasta incompiuta e contenga una
quantità di spunti superiore al suo grado di elaborazione, l'Estetica di Baumgarten
rimane un punto di riferimento importante per chiunque rifiuti di pensare l'arte sotto le
categorie del gioco o dell'intrattenimento, ma voglia invece riconoscerle la capacità di
un'effettiva presa sul reale.
Il Centro Internazionale Studi di estetica di Palermo, che in occasione del suo
ventennale ha riassunto le sue attività in un CD-Rom, aveva già dedicato in passato due
altre iniziative a Baumgarten, pubblicando nel 1985 le Riflessioni sulla poesia e nel
1998 le Lezioni di Estetica. Con quest'ultimo volume viene offerto al lettore italiano il
quadro completo degli scritti di Baumgarten sull'estetica, ma soprattutto viene restituito
a un dibattito non solo di specialisti un capitolo centrale dell'avventura illuministica, un
tentativo di esplorazione dell'esperienza che può servire forse a dissolvere l'immagine
monolitica dell'età del razionalismo. |