MERITI E COLPE DEGLI SCIENZIATI| Mucca pazza, un po' di chiarezza |
| In questi giorni non si fa che parlare del pericolo del
consumo della carne bovina in connessione con il fenomeno
della mucca pazza. La faccenda ha origini lontane e una storia
molto contorta e sofferta. Purtroppo oggi è una realtà che non
si può ignorare. Dalla vicenda ho tratto personalmente alcune
considerazioni. Prima considerazione: mai stupirsi di niente per
quanto concerne i fenomeni naturali e stare scientificamente
sempre in guardia. La comparsa e l'esplosione del fenomeno
Aids prima e del fenomeno dell'encefalopatia di mucca pazza
dopo hanno colto un po' tutti di sorpresa.
Chi pensava che l'uomo avesse risolto quasi tutti i problemi
della biologia dei singoli e delle popolazioni, che avesse
sconfitto per sempre le malattie infettive e che potesse
dormire così sonni tranquilli, è stato bruscamente smentito e
molti sono stati svegliati di soprassalto da un profondo sopore.
La natura è sempre imprevedibile, la natura vivente in
particolare. Essa ha e avrà sempre in serbo per noi qualche
novità, bella o meno bella. Perché? Perché segue la sua logica
e persegue i suoi disegni e i suoi scopi senza minimamente
curarsi dei nostri interessi. Ogni specie grande o piccola, ogni
sottospecie e ogni minima entità biologica aspira
inconsapevolmente a perpetuarsi e ad affermarsi. Non lo fa con
intenzione né con cattiveria.
Lo fa e basta. Il virus che causa l'Aids, un'entità biologica di
una semplicità disarmante, segue la sua strada arrangiandosi
come può, ad esempio attaccando le difese immunitarie del
suo ospite e causandogli così una funesta coorte di fenomeni
patologici. Il prione che causa mucca pazza è un'entità
biologica ancora più semplice e al momento inedita. Non lo si
può chiamare organismo da nessun punto di vista e non
possiede neppure un genoma, per quanto minuscolo, formato
da acidi nucleici come tutti gli altri esseri viventi. E' solo un
pezzo di proteina che si mantiene e si diffonde con le proprie
forze e coincide con il proprio genoma. Si tratta di un
fenomeno così strano e inaudito che ha richiesto anni per
essere almeno parzialmente compreso. Quando Stanley Prusiner, colui che per primo intuì la vera natura del prione e
che per questo ha ricevuto il premio Nobel per la Medicina
proprio l'anno scorso, propose la sua spiegazione, nessuno gli
credette e ancor oggi non tutti sono d'accordo con ogni
dettaglio del suo modello.
Chi poteva prevedere l'esistenza di un'entità biologica così
bislacca? E chi poteva pensare che una tale entità avrebbe
avuto un impatto sulla nostra realtà quotidiana e avrebbe
raggiunto le prime pagine dei giornali? La mia conclusione è
che in biologia non si deve mai dire mai e occorre sempre stare
sul chi vive.
Seconda considerazione: lo sviluppo scientifico è
indispensabile anche in periodi di calma piatta. Niente lasciava
prevedere la comparsa e la diffusione di un'entità biologica così
strana. Eppure è successo. E' successo per caso, in qualche
sperduto pascolo del Nord dell'Inghilterra, quando una
singolare combinazione di eventi lo ha favorito. Nessuno sa
bene che cosa sia successo, ma i primi casi si verificarono,
oltre vent'anni fa, quando alcuni capi di bestiame, che
portavano una particolare predisposizione ed erano spossati
per una serie di infezioni virali, vennero a nutrirsi dell'erba di
particolari pascoli. Prima si verificarono pochi casi ai quali
nessuno dette importanza; poi la cosa si è sempre più diffusa,
anche se non ha mai raggiunto nel bestiame proporzioni tali da
essere definita un'epidemia.
Si sente dire purtroppo, anche da persone che dovrebbero
essere informate, che il fenomeno mucca pazza deve essere
annoverato tra le conseguenze nefaste delle moderne
biotecnologie e delle cosiddette manipolazioni genetiche.
Niente di più falso, sia per i tempi in cui sono accadute le cose
sia per la natura biologica del fenomeno. Chi mette in giro
consapevolmente queste voci per portare acqua al proprio
mulino e gettare ulteriore discredito sulle biotecnologie
agro-alimentari, si prende le sue responsabilità davanti alla
storia.
Al contrario è solo la scienza, intesa sia come ricerca continua
che come guida per le applicazioni pratiche, che può sbrogliare
la matassa e aiutarci a contenere, se non a debellare, il
fenomeno. L'unica difesa sembra infatti al momento
l'individuazione immediata e sicura del morbo in tessuti
animali che potrebbero giungere sulle nostre tavole. La scienza
ha prestamente messo a disposizione della società una serie di
test immunologici, e all'occorrenza molecolari, che la sanità
pubblica dei vari governi dovrebbe rigorosamente utilizzare.
Se è chiaro come il fenomeno si è originato, un po' meno
chiaro e in un certo senso inquietante è come si è diffuso. Il
nostro è sì il secolo della scienza e della tecnologia, ma anche
quello del consumismo esasperato. Per mettere a disposizione
della gente sempre più carne occorre allevare sempre più in
fretta capi di bestiame sempre più prestanti. Si assiste allora
alla incredibile corsa al sistema più efficiente e redditizio per
far crescere gli animali, compreso, si badi bene, i pesci.
Questo si ottiene facendogli consumare alimenti solidi e liquidi
contenenti le sostanze più nutrienti. Queste sostanze, farine o
liquidi lattiginosi, possono contenere di tutto, compresi gli
scarti di lavorazione di altri bovini, alcuni dei quali affetti
purtroppo dalla malattia. Ecco come, anche in buona fede,
l'efficientismo e l'ingordigia generano la patologia.
Terza considerazione: Il rapporto fra scienziati, tecnici e politici
va rivisto dalle fondamenta. La comparsa del morbo non era
prevedibile, è vero, ma se si è giunti alla presente situazione è
stato per la colpevole acquiescenza di alcuni tecnici e
scienziati, prima inglesi e poi forse francesi, verso le pressioni
dei politici, a loro volta troppo attenti alle conseguenze
economiche di un blocco generalizzato delle carni bovine. La
colpa, si sa, non è mai di nessuno, ma nella circostanza c'è
stata della leggerezza se non della connivenza nella regione di
confine fra il mondo degli esperti di settore e il potere politico.
Questo è molto grave. Speriamo in verità che non si riveli così
grave proprio questa volta, ma se il fenomeno si ripeterà non
possiamo prevederne le conseguenze. Insomma, invece di
tentare di screditare continuamente la scienza e i suoi
operatori, occorre trovare un modo per far sentire più
prontamente e perentoriamente la sua voce presso i politici e
presso il pubblico, cioè presso tutti noi. In fondo la scienza è
nata proprio per difenderci dall'imprevedibile, ancor prima che
dal prevedibile. |