| Blondel in equilibrio tra
l'azione e lo spirito | Il filosofo francese Maurice Blondel (1861-1949) è stato tra i
maggiori pensatori cattolici del Novecento. La sua riflessione,
poco conosciuta al di fuori degli specialisti e non facile, è stata
per decenni al centro di polemiche e sta ora tornando
d'attualità. Una serie di congressi si sono tenuti dal 1989 al
1997 ad Aix-en-Provence, nella cui università il filosofo insegnò
dal 1897 al 1926, quando si ritirò per una gravissima malattia
agli occhi. È stata poi la volta d'un convegno di Magonza
(1999) e d'un volume pubblicato quest'anno a Lovanio, mentre
da ieri è in corso alla Gregoriana un colloquio fitto di relazioni
e dibattiti con la partecipazione del cardinale Poupard, dei
vescovi Henrici, Kasper e Pittau e del padre Cottier. L'esordio di
Blondel fu nel 1893, quando pubblicò "L'action", tesi di
dottorato alla Sorbona che fece rumore quanto la sua
discussione. Di lì a poco esplose la crisi modernista e il filosofo,
che fu avvicinato alle posizioni dei novatori, fu poi accusato di
posizioni diverse e tra loro opposte, dal fideismo
all'agnosticismo, dal pragmatismo all'immanentismo. La
collocazione di Blondel, ha detto aprendo il colloquio il rettore
Franco Imoda, fu attaccata da "avversari che si
contraddicevano vigorosamente tra loro, e che non sentivano in
una situazione così equilibrata che gli echi della posizione
avversa". Un pensatore complesso dunque, ma che vale la pena
leggere alla ricerca di quella "filosofia dell'azione" che lo
riassume, nel solco sì d'una tradizione importante - da Agostino
a Pascal, fino a Newman e Gratry - ma anche in un confronto
con la modernità esplicito e consapevole che ha infatti
esercitato larga influenza sul pensiero del Novecento. Tutto lo
sforzo di Blondel, ha scritto Sciacca, "è stato di approfondire
l'integrale dinamismo dello spirito, sollecitato, stimolato dal di
dentro a trascendersi non verso una qualunque cosa, ma verso
una pienezza di realtà spirituale che gli è intima e gli sovrasta,
per cui essa è non un di fuori, ma vita della sua vita spirituale e
pur trascendente", alla ricerca di un'unità interiore e profonda.
Un viaggio nell'anima dunque, intesa come luogo più autentico
dell'essere umano, dove la logica non basta, dove lo stesso
spirito trova contraddizioni profonde e resistenze latenti, e dove
invece è necessaria l'azione, quella che indirizza la libertà nella
"stretta semplicità di un esito unico", la ricerca di Dio. L'azione
infatti si esplicita in mille realtà (famiglia, società, patria,
umanità), unite però nel fine assoluto che costituisce la persona:
Dio e il suo desiderio, che abitano il profondo d'ogni essere
umano. Questo ricercò Blondel tutta la vita, aprendo gli occhi
dell'anima quando quelli di carne non videro più. |