RASSEGNA STAMPA

16 NOVEMBRE 2000
ALBERTO OLIVERIO
Se il papà vuole figli più alti
Il corpo umano è sempre più spesso il prodotto di manipolazioni e interventi migliorativi: il termine "palestrato", neologismo di uso comune, rimanda a macchine di ogni tipo che permettono di "costruirsi" un corpo statuario che invii segnali accattivanti e parli della perseveranza del suo proprietario per raggiungere il desiderato obbiettivo. In alcuni ambiti e culture il non essere palestrati diviene così un elemento discriminante: "No pecs, no sex" titolava di recente la rivista Time dove il termine "pecs" è l'abbreviazione di pectorals, i muscoli pettorali, ovviamente maschili e inseriti su un torace debitamente sviluppato. I "tisichetti" alla Woody Allen devono quindi perdere ogni speranza di trovare una partner, se non si daranno ad assidui esercizi fisici? Probabilmente no, il mondo dei belli o dei "fisicamente corretti" resterà una minoranza che abita gli schermi televisivi, stabilendo però standard di paragone. Alcuni messaggi hanno infatti una carica penetrante e possono indurre scelte. Circa dieci anni or sono il filosofo neoutilitarista inglese Johnatan Gover, aveva pubblicato un pamphlet intitolato What sort of people should there be in cui sosteneva la liceità di modificare corpo o mente per ottenere un miglioramento fisico o psichico di una persona. Quando Gover scrisse il suo saggio si era appena agli inizi delle polemiche sull'ingegneria genetica e il filosofo prese posizione a favore di quegli interventi che, in futuro, avrebbero potuto rendere una persona più bella, più sana, più felice, anche se è azzardato ipotizzare che un intervento volto, ad esempio, ad alterare i livelli di mediatori nervosi possa rendere "più felice", semmai meno propensi alla depressione, anche se ciò è ancora da provare. Gover, tuttavia, per sostenere la propria tesi, chiedeva a ipotetici genitori se non avrebbero preferito avere figli sani anziché malati, felici anziché infelici, fisicamente ben messi ed alti anziché gracilini e bassotti: la risposta possibilista del filosofo era un ricorrente "perché no?", condivisibile per alcune delle "opzioni" proposte, meno accettabile o sempliciotta in rapporto ad altre scelte. Nel suo catalogo dei miglioramenti possibili, Gover si riferiva esplicitamente all'altezza delle persone, indicando come alcune ricerche indicassero che il successo, per lo meno in alcuni ambienti, arriderebbe di più a chi è di statura superiore alla media. Verrà il giorno, sosteneva il filosofo, in cui i genitori desidereranno aumentare l'altezza dei propri figli, anche di quelli di statura media. Quel giorno è giunto, ma i risultati di alcune ricerche sollevano molti dubbi sul facile uso degli ormonali che consentono di promuovere la crescita. Sino a qualche anno fa, i medici si limitavano a somministrare ormone della crescita o Gh nei casi di nanismo ipofisario dovuti a una insufficiente secrezione ormonale: la terapia sostitutiva riesce a promuovere una crescita quasi normale. Sin qui niente di strano. Ma la disponibilità di Gh, prodotto con tecniche sempre più efficienti, ha indotto numerosi medici e famiglie -soprattutto statunitensi- a somministrare l'ormone a ragazzini di altezza appena inferiore alla media o media o a persone caratterizzate da una massa muscolare "inadeguata" per portarli su standard superiori. Un crescente numero di genitori si sobbarca così le spese di un costoso trattamento pur di vedere i propri figli più alti e un tantino più palestrati. In questi giorni, però, sono stati pubblicati i risultati di un esperimento che dimostra che gli animali con bassi livelli di Gh sono più longevi mentre negli animali normali il trattamento ormonale aumenta la loro taglia ma ne accorcia la vita. C'è quindi da chiedersi quanto sia opportuno, altre considerazioni a parte, somministrare Gh a bambini o adolescenti non affetti da nanismo. Un look migliore rischia di essere di breve durata.
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