| Se il papà vuole figli più alti | Il corpo umano è sempre più spesso il prodotto di
manipolazioni e interventi migliorativi: il termine "palestrato",
neologismo di uso comune, rimanda a macchine di ogni tipo che
permettono di "costruirsi" un corpo statuario che invii segnali
accattivanti e parli della perseveranza del suo proprietario per
raggiungere il desiderato obbiettivo. In alcuni ambiti e culture
il non essere palestrati diviene così un elemento discriminante:
"No pecs, no sex" titolava di recente la rivista Time dove il
termine "pecs" è l'abbreviazione di pectorals, i muscoli
pettorali, ovviamente maschili e inseriti su un torace
debitamente sviluppato. I "tisichetti" alla Woody Allen devono
quindi perdere ogni speranza di trovare una partner, se non si
daranno ad assidui esercizi fisici? Probabilmente no, il mondo
dei belli o dei "fisicamente corretti" resterà una minoranza che
abita gli schermi televisivi, stabilendo però standard di
paragone. Alcuni messaggi hanno infatti una carica penetrante
e possono indurre scelte.
Circa dieci anni or sono il filosofo neoutilitarista inglese
Johnatan Gover, aveva pubblicato un pamphlet intitolato What
sort of people should there be in cui sosteneva la liceità di
modificare corpo o mente per ottenere un miglioramento fisico o
psichico di una persona. Quando Gover scrisse il suo saggio si
era appena agli inizi delle polemiche sull'ingegneria genetica e
il filosofo prese posizione a favore di quegli interventi che, in
futuro, avrebbero potuto rendere una persona più bella, più
sana, più felice, anche se è azzardato ipotizzare che un
intervento volto, ad esempio, ad alterare i livelli di mediatori
nervosi possa rendere "più felice", semmai meno propensi alla
depressione, anche se ciò è ancora da provare. Gover, tuttavia,
per sostenere la propria tesi, chiedeva a ipotetici genitori se non
avrebbero preferito avere figli sani anziché malati, felici anziché
infelici, fisicamente ben messi ed alti anziché gracilini e
bassotti: la risposta possibilista del filosofo era un ricorrente
"perché no?", condivisibile per alcune delle "opzioni"
proposte, meno accettabile o sempliciotta in rapporto ad altre
scelte.
Nel suo catalogo dei miglioramenti possibili, Gover si riferiva
esplicitamente all'altezza delle persone, indicando come alcune
ricerche indicassero che il successo, per lo meno in alcuni
ambienti, arriderebbe di più a chi è di statura superiore alla
media. Verrà il giorno, sosteneva il filosofo, in cui i genitori
desidereranno aumentare l'altezza dei propri figli, anche di
quelli di statura media. Quel giorno è giunto, ma i risultati di
alcune ricerche sollevano molti dubbi sul facile uso degli
ormonali che consentono di promuovere la crescita. Sino a
qualche anno fa, i medici si limitavano a somministrare ormone
della crescita o Gh nei casi di nanismo ipofisario dovuti a una
insufficiente secrezione ormonale: la terapia sostitutiva riesce a
promuovere una crescita quasi normale.
Sin qui niente di strano. Ma la disponibilità di Gh, prodotto con
tecniche sempre più efficienti, ha indotto numerosi medici e
famiglie -soprattutto statunitensi- a somministrare l'ormone a
ragazzini di altezza appena inferiore alla media o media o a
persone caratterizzate da una massa muscolare "inadeguata"
per portarli su standard superiori. Un crescente numero di
genitori si sobbarca così le spese di un costoso trattamento pur
di vedere i propri figli più alti e un tantino più palestrati. In
questi giorni, però, sono stati pubblicati i risultati di un
esperimento che dimostra che gli animali con bassi livelli di Gh
sono più longevi mentre negli animali normali il trattamento
ormonale aumenta la loro taglia ma ne accorcia la vita. C'è
quindi da chiedersi quanto sia opportuno, altre considerazioni
a parte, somministrare Gh a bambini o adolescenti non affetti
da nanismo. Un look migliore rischia di essere di breve durata. |