Basta con gli idoli della
scienzaParla il filosofo Carlo Sini, che domani a Milano
interviene alla "Cattedra dei non credenti" "La cultura tecnologica genera superstizioni e pretende di
mettersi al posto del creatore" "La Fides et ratio? Cerca di mettere in guardia il pensiero cristiano da
sincretismo e New Age" |
| Carlo Sini interverrà domani sera a Milano, nell'ambito
della Cattedra dei non credenti, con una conferenza sul tema "Può
la filosofia vincere il tempo?". A Sini, che è docente di Filosofia
Teoretica all'Università di Milano e da tempo e in vari libri si è
soffermato sulle problematiche della scrittura, del linguaggio e
delle pratiche di verità, abbiamo rivolto alcune domande sulla
situazione del pensiero contemporaneo.
| Come uomo di pensiero e come filosofo quali sono le maggiori
inquietudini che scorge nella nostra epoca? |
"Il problema riguarda la nostra cultura, la nostra civiltà e diventa
generale nella misura in cui la cosiddetta new economy o la
scienza stessa stanno diventando planetari. C'è la globalizzazione.
Mai come oggi bisognerebbe adoperarsi a una genealogica
ricostruzione di come siamo arrivati fin qui. Il mondo
dell'oggettività scientifica pensata dagli scienziati rischia di
strutturarsi come una superstizione. Ciò non tocca, beninteso,
l'efficienza di una pratica scientifica che va accolta per i risultati
che ottiene. Tuttavia la conoscenza scientifica genera idoli, cioè
superstizioni, ossia dogmi e soprattutto paradossi. Il pericolo
consiste nell'affermazione di una sorta di multinazionale della
superstizione occidentale, rappresentata dalla tecnoscienza, che
gestisce la verità con effetti devastanti. Se almeno tutto fossero
felici e contenti, ben venga la superstizione ... Ma non è così.
Dove ci sono superstizioni troviamo problemi, situazioni
drammatiche, distruzioni. È quanto emerge oggi. Le culture altre,
diverse, vengono distrutte. Non possiamo pensare ingenuamente
che ci sarà un dialogo tra culture che si metteranno d'accordo.
Queste sono immagini da professore. Il passaggio sarà
umanamente più accettabile, più ricco, se ognuno si ferma sulla
soglia del proprio limite in modo da rendersi disponibile ad
accogliere il limite dell'altro. È un problema di etica".
| Nel suo ultimo libro, "Gli idoli della conoscenza", lei mette in
discussione le certezze scientiste oggi tanto enfatizzate .... |
"Il libro si fonda su due ipotesi teoriche. La prima: quando noi
parliamo del mondo o della realtà lo facciamo frequentando
inevitabilmente un certo linguaggio che non è uno strumento
neutro a nostra disposizione: è una storia infinita. Noi siamo
allevati dal linguaggio. In sintesi: il linguaggio è una soglia che se
non viene abitata genera idoli. La seconda ipotesi: la verità
scientifica è universale, certo, ma questo non è il segno di una
realtà oggettiva che starebbe al di là della proposizione scientifica.
La particolarità della scienza è produrre l'universale, cioè credenze
e abiti d'azione universali tra gli uomini. Ciò non significa che
essi vadano bene in ogni circostanza o siano estensibili ad ogni
verità. Lo scientismo crede di camminare verso verità assolute e
assume come referente una supposta realtà oggettiva alla quale
bisognerebbe approssimarsi: è un fraintendimento, una visione
puramente ideologica, un idolo appunto".
| Il cammino della filosofia ha accanto a sé la morte e il
diavolo... |
"Quella civiltà che pretende di governare la vita è mortuaria. È la
pretesa occidentale di sconfiggere la morte, di produrre da sé la
vita, di mettersi al posto del creatore. Anche se non viene detto, è
questo l'oggetto della scienza moderna. Noi rifacciamo la
creazione a modo nostro. Ma di quale uomo si tratta? Di un uomo
che pretenderebbe di tirarsi fuori dalla sua storia, dalla sua
vicenda, dalla sua evoluzione, dalla sua naturalità pretendendo di
dominarla? Questo è un progetto mortuario perché in realtà
mortifica la vita. Se per esempio viene data la possibilità che un
genitore possa scegliere un bambino maschio o femmina, con i
capelli biondi o scuri, con gli occhi azzurri ... quel bambino nasce
già morto perché non partecipa più dell'infinita varietà, ricchezza,
imprevedibilità, ingovernabilità della vita. Quella che dapprima
sembrerebbe una battaglia contro la morte, diventa una tentazione
di morte".
| Filosofia e cristianesimo: il dibattito sembra diventato attuale
anche a partire dall'Enciclica "Fides et ratio"... |
"C'è molto interesse di fronte a un Papa che richiama il
cristianesimo al legame con la filosofia. È stato un gesto di grande
significato, leggibile a mio parere come un tentativo di proteggere
la verità cristiana da una sorta di sincretismo pericoloso. È chiaro
che il pontefice è preoccupato da una sorta di New Age della
religione. Ha tutti i motivi per dire: attenzione, la nostra
tradizione si è costruita in un equilibrio tra due fatti fondamentali
che sono l'incontro storico con la figura del Cristo, cioè con
l'evento storico della sua predicazione, e la tradizione occidentale,
che ha razionalizzato questo messaggio rendendolo universale. Il
problema del cristianesimo m'interessa molto. Non è tanto, a mio
avviso, un problema riguardante ciò che esso è stato, ma
un'interrogazione sul futuro: in che misura abitare oggi questa
tradizione all'interno della sua pratica, costituisce una soglia che
si confronta con la realtà dell'esperienza generale dell'uomo? Del
resto è difficile pensare il cristianesimo del futuro. Su questo non
ritengo di poter dire nulla: ci vuole un'infinito rispetto e una
sensibilità molto attenta, perché saranno i cristiani a decidere che
cosa sarà il cristianesimo del futuro".
| Ecco affiorare il tema del tempo ... |
"Il cristianesimo trasmette al mondo moderno l'idea di un tempo
kairologico, cioè di un tempo che nasce da un evento che trova la
sua risoluzione in un telos, in una finalità. Ma il tempo dell'inizio,
dell'origine, in questo caso della rivelazione, è anche l'evento della
continua interpretazione di questo inizio. Nella storia della
cristianità c'è una continua interpretazione del senso di
quell'evento. È una sorta di rischiaramento progressivo,
un'ablazione, mi pare dicesse una volta il cardinal Ratzinger".
| Che ne è oggi della laicità? Sembra un tema di moda... |
"La separazione tra laicismo e religione è moderna, è sorta ai
tempi di Locke, di Spinoza, e aveva in quel tempo ragioni storiche
profonde. Tuttavia questa separazione è cartesiana. In realtà laico
non è l'opposto di religioso. All'origine il laico era colui che, pur
appartenendo alla comunità cattolica, non aveva preso nessun tipo
di voti e non esercitava alcuna funzione sacerdotale. Laico è
diventato poi il non religioso e via dicendo. È un'opposizione che
non va al cuore dei nostri problemi: non si tratta di essere laici o
religiosi, o di essere reciprocamente tolleranti, anche perché la
tolleranza in fondo, seppur riconoscendo tuttti i suoi meriti in
certe vicende storiche, rischia sempre di trasformarsi in casa di
tolleranza. Dove tutto è tollerato, appunto. Giungiamo
all'insignificanza, al culmine dell'indifferenza. E perché mai una
società civile dovrebbe essere fondata sull'insignificanza?". |