RASSEGNA STAMPA

7 NOVEMBRE 2000
LUIGI DELL'AGLIO
NEL MEDIOEVO DELL'UNIVERSO
I nuovi telescopi alla ricerca delle prime galassie: parla Macchetto
"Più mi inoltro nei misteri del cosmo più, come uomo, penso a Chi ha creato tutto"
Il responsabile di "Hubble" giovedì a Milano aprirà la "Cattedra dei non credenti"
Tra i telescopi che viaggiano nello spazio il numero uno è "Hubble", e ha già mostrato agli astrofisici, con meravigliose immagini, com'era l'universo tredici-quindici miliardi di anni fa, un miliardo di anni dopo il Big Bang. Nel 2009 partirà il "Next Generation Space Telescope", con il compito di riprendere il cosiddetto "medioevo del cosmo", cioè le protogalassie, formatesi appena 300 mila anni dopo la nascita dell'universo. Nel 2015 sarà poi la volta del terzo grande telescopio spaziale, il "Planet Finder" (o "trovapianeti"): fra l'altro, andrà a osservare direttamente i pianeti che ruotano attorno a stelle vicine al sistema solare. Per stabilire se quei pianeti presentano le condizioni necessarie per l'esistenza della vita. Duccio Macchetto, astrofisico di prima grandezza, è figura di punta dello "Space Telescope Science Institute" di Baltimora, dove è responsabile della politica scientifica del telescopio "Hubble" (ha contribuito, in modo determinante, a progettarlo e a realizzarlo). Il professor Macchetto è in Italia per partecipare dopodomani, a Milano, all'incontro nel quadro della Cattedra dei non credenti, sul tema "Per la scienza esiste il tempo?".
Professor Macchetto, "Hubble" ci ha mandato immagini di eccezionale interesse. Si può tirare un bilancio della sua attività?
"Da quando "Hubble" esplora il cosmo, l'astronomia è cambiata profondamente. Grazie al telescopio spaziale, abbiamo potuto vedere galassie di tanti miliardi di anni fa, molto diverse da quelle attuali o vicine a noi. Abbiamo osservato galassie ancora in formazione. O, meglio, pezzi di galassie, quello che resta di immani collisioni cosmiche (frequenti nell'universo di allora, molto più compatto e concentrato, cento volte più piccolo, di quello di oggi)".
Dove vi proponete di arrivare, con "Hubble"?
"Ormai è vicino al limite massimo delle sue possibilità. Più si risale nel tempo, più cresce in modo esponenziale la difficoltà di questo tipo di osservazioni".
Contate di spingervi fino all'estremo limite dell'universo?
"Non con questo telescopio; con il prossimo, il "Next Generation Space Telescope", che già viene disegnato (sono in corso studi molto avanzati, per i quali spendiamo circa 30-40 milioni di dollari all'anno). Il nuovo telescopio girerà attorno al Sole a un milione di chilometri dalla Terra".
Con quale compito?
"Scrutare quella che chiamiamo l'età oscura del cosmo, in cui si formano le prime galassie e le prime stelle. Trecentomila anni dopo il Big Bang, l'universo diventa trasparente alla luce (prima era talmente denso che non la lasciava passare)".
Lei è considerato il padre e la mente di "Hubble". Quali emozioni ha un uomo di scienza, quando la sua creatura mantiene le promesse?
"Per "Hubble", abbiamo lavorato e lavoriamo in tanti. È gratificante sentirsi associati a questo progetto, che richiede un imponente lavoro di équipe sia tra nazioni che tra uomini. Chi lavora per "Hubble" e per i progetti che seguiranno prova una sensazione straordinaria quando pensa: in questa grande impresa ci sono anch'io. Sapere che il mio lavoro personale contribuirà a configurare l'astronomia di domani è un'esperienza unica".
Per lo scienziato Duccio Macchetto, il tempo quale significato ha?
"Per me, il tempo ha un doppio significato. Da una parte, in quanto astrofisico, vedo il tempo direttamente collegato con lo spazio. Non posso pensare al tempo senza pensare allo spazio-tempo, e dunque all'origine del cosmo. A questo punto, il tempo acquista rilievo per me in quanto uomo, in quanto persona.
Non posso non andare con la mente all'Essere che ha concepito lo spazio-tempo".
Che cosa avverte lo scienziato credente, quando indaga sui misteri del cosmo?
"Da fisici possiamo cercare di capire come è stato fatto l'universo, come funziona, come si è evoluto a partire dal Big Bang. Ma da scienziati non possiamo chiederci il "perché" di tutto questo. Ce lo chiediamo come esseri umani, nel quadro della nostra visione religiosa, se abbiamo la ventura di possederla. Allora il mio lavoro quotidiano e la stessa familiarità con il cosmo, diventano un'occasione che mi avvicina a Dio. Ciò non vuol dire che io possa pretendere di dimostrarne scientificamente l'esistenza. Le domande che ci si pone vanno al di là della semplice astrofisica, hanno carattere filosofico".
Da scienziato accetta l'espressione "i misteri dell'universo"?
"Per me l'universo è mistero, da due punti di vista. Intanto esiste il mistero perché ciò che conosciamo grazie all'astrofisica è soltanto una piccola parte di quanto c'è ancora da conoscere. Poi incontriamo un mistero più profondo. Nasce quando ci chiediamo il "perché". Perché l'universo è strutturato in modo da permettere la vita umana? La risposta è riassunta nel principio antropico, ma l'interrogativo si sposta ancora più in là: è Dio che ha voluto questo universo, diciamo noi come credenti, come uomini di fede.
E, nel mondo della scienza, è animato il dibattito fra chi crede e chi invece sostiene che, per spiegare l'universo e la vita, non c'è bisogno di ricorrere a Dio".
Quante volte, di fronte alle immagini riprese da "Hubble" in profondità mai raggiunte dell'universo, le viene da pensare più intensamente alla possibilità che ci sia vita fuori dalla Terra?
"Chiaramente è una domanda che ci poniamo. Dal punto di vista statistico, è molto alta la probabilità che ci sia vita nel cosmo, cioè nei cento miliardi di galassie ognuna delle quali comprende cento miliardi di stelle. Con Hubble abbiamo osservato stelle relativamente vicine a noi, in fase di formazione, e abbiamo visto che almeno la metà hanno dischi di gas e polvere, dove potrebbero essersi formati dei pianeti. Il "Next Generation Space Telescope" osserverà le stelle più vicine, scoprirà quanti pianeti ruotano attorno a esse, e cercherà di conoscere la massa di questi pianeti, per stabilire se hanno le caratteristiche giuste per ospitare forme di vita. Poi toccherà al terzo telescopio spaziale, "The Planet Finder", andare a studiare direttamente i pianeti simili alla Terra e quindi con un ambiente adatto alla vita".
C'è chi obietta: si spende troppo per la ricerca pura...
"La ricerca scientifica è l'unico modo per far marciare il progresso, non solo materiale, dell'umanità. Per la ricerca spaziale si spendono, ogni anno, a livello mondiale, meno di quaranta miliardi di dollari. Per il gioco d'azzardo, 400 miliardi di dollari.
Il rapporto è di uno a dieci. Se poi consideriamo le spese per gli armamenti - 4000 miliardi di dollari all'anno - il rapporto è di uno a cento. È fin troppo chiaro dove bisognerebbe andare a tagliare".
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