NEL MEDIOEVO
DELL'UNIVERSOI nuovi telescopi alla ricerca delle prime galassie:
parla Macchetto "Più mi inoltro nei misteri del cosmo più, come uomo, penso a
Chi ha creato tutto" Il responsabile di "Hubble" giovedì a Milano aprirà la "Cattedra dei non
credenti" |
| Tra i telescopi che viaggiano nello spazio il numero uno è
"Hubble", e ha già mostrato agli astrofisici, con meravigliose
immagini, com'era l'universo tredici-quindici miliardi di anni fa,
un miliardo di anni dopo il Big Bang. Nel 2009 partirà il "Next
Generation Space Telescope", con il compito di riprendere il
cosiddetto "medioevo del cosmo", cioè le protogalassie,
formatesi appena 300 mila anni dopo la nascita dell'universo. Nel
2015 sarà poi la volta del terzo grande telescopio spaziale, il
"Planet Finder" (o "trovapianeti"): fra l'altro, andrà a osservare
direttamente i pianeti che ruotano attorno a stelle vicine al sistema
solare. Per stabilire se quei pianeti presentano le condizioni
necessarie per l'esistenza della vita. Duccio Macchetto, astrofisico
di prima grandezza, è figura di punta dello "Space Telescope
Science Institute" di Baltimora, dove è responsabile della politica
scientifica del telescopio "Hubble" (ha contribuito, in modo
determinante, a progettarlo e a realizzarlo). Il professor Macchetto
è in Italia per partecipare dopodomani, a Milano, all'incontro nel
quadro della Cattedra dei non credenti, sul tema "Per la scienza
esiste il tempo?".
| Professor Macchetto, "Hubble" ci ha mandato immagini di
eccezionale interesse. Si può tirare un bilancio della sua
attività? |
"Da quando "Hubble" esplora il cosmo, l'astronomia è cambiata
profondamente. Grazie al telescopio spaziale, abbiamo potuto
vedere galassie di tanti miliardi di anni fa, molto diverse da quelle
attuali o vicine a noi. Abbiamo osservato galassie ancora in
formazione. O, meglio, pezzi di galassie, quello che resta di
immani collisioni cosmiche (frequenti nell'universo di allora,
molto più compatto e concentrato, cento volte più piccolo, di
quello di oggi)".
| Dove vi proponete di arrivare, con "Hubble"? |
"Ormai è vicino al limite massimo delle sue possibilità. Più si
risale nel tempo, più cresce in modo esponenziale la difficoltà di
questo tipo di osservazioni".
| Contate di spingervi fino all'estremo limite dell'universo? |
"Non con questo telescopio; con il prossimo, il "Next Generation
Space Telescope", che già viene disegnato (sono in corso studi
molto avanzati, per i quali spendiamo circa 30-40 milioni di
dollari all'anno). Il nuovo telescopio girerà attorno al Sole a un
milione di chilometri dalla Terra".
"Scrutare quella che chiamiamo l'età oscura del cosmo, in cui si
formano le prime galassie e le prime stelle. Trecentomila anni
dopo il Big Bang, l'universo diventa trasparente alla luce (prima
era talmente denso che non la lasciava passare)".
| Lei è considerato il padre e la mente di "Hubble". Quali
emozioni ha un uomo di scienza, quando la sua creatura
mantiene le promesse? |
"Per "Hubble", abbiamo lavorato e lavoriamo in tanti. È
gratificante sentirsi associati a questo progetto, che richiede un
imponente lavoro di équipe sia tra nazioni che tra uomini. Chi
lavora per "Hubble" e per i progetti che seguiranno prova una
sensazione straordinaria quando pensa: in questa grande impresa ci
sono anch'io. Sapere che il mio lavoro personale contribuirà a
configurare l'astronomia di domani è un'esperienza unica".
| Per lo scienziato Duccio Macchetto, il tempo quale significato
ha? |
"Per me, il tempo ha un doppio significato. Da una parte, in
quanto astrofisico, vedo il tempo direttamente collegato con lo
spazio. Non posso pensare al tempo senza pensare allo
spazio-tempo, e dunque all'origine del cosmo. A questo punto, il
tempo acquista rilievo per me in quanto uomo, in quanto persona.
Non posso non andare con la mente all'Essere che ha concepito lo
spazio-tempo".
| Che cosa avverte lo scienziato credente, quando indaga sui
misteri del cosmo? |
"Da fisici possiamo cercare di capire come è stato fatto l'universo,
come funziona, come si è evoluto a partire dal Big Bang. Ma da
scienziati non possiamo chiederci il "perché" di tutto questo. Ce lo
chiediamo come esseri umani, nel quadro della nostra visione
religiosa, se abbiamo la ventura di possederla. Allora il mio
lavoro quotidiano e la stessa familiarità con il cosmo, diventano
un'occasione che mi avvicina a Dio. Ciò non vuol dire che io
possa pretendere di dimostrarne scientificamente l'esistenza. Le
domande che ci si pone vanno al di là della semplice astrofisica,
hanno carattere filosofico".
| Da scienziato accetta l'espressione "i misteri dell'universo"? |
"Per me l'universo è mistero, da due punti di vista. Intanto esiste il
mistero perché ciò che conosciamo grazie all'astrofisica è soltanto
una piccola parte di quanto c'è ancora da conoscere. Poi
incontriamo un mistero più profondo. Nasce quando ci chiediamo
il "perché". Perché l'universo è strutturato in modo da permettere
la vita umana? La risposta è riassunta nel principio antropico, ma
l'interrogativo si sposta ancora più in là: è Dio che ha voluto
questo universo, diciamo noi come credenti, come uomini di fede.
E, nel mondo della scienza, è animato il dibattito fra chi crede e
chi invece sostiene che, per spiegare l'universo e la vita, non c'è
bisogno di ricorrere a Dio".
| Quante volte, di fronte alle immagini riprese da "Hubble" in
profondità mai raggiunte dell'universo, le viene da pensare più
intensamente alla possibilità che ci sia vita fuori dalla Terra? |
"Chiaramente è una domanda che ci poniamo. Dal punto di vista
statistico, è molto alta la probabilità che ci sia vita nel cosmo, cioè
nei cento miliardi di galassie ognuna delle quali comprende cento
miliardi di stelle. Con Hubble abbiamo osservato stelle
relativamente vicine a noi, in fase di formazione, e abbiamo visto
che almeno la metà hanno dischi di gas e polvere, dove potrebbero
essersi formati dei pianeti. Il "Next Generation Space Telescope"
osserverà le stelle più vicine, scoprirà quanti pianeti ruotano
attorno a esse, e cercherà di conoscere la massa di questi pianeti,
per stabilire se hanno le caratteristiche giuste per ospitare forme di
vita. Poi toccherà al terzo telescopio spaziale, "The Planet Finder",
andare a studiare direttamente i pianeti simili alla Terra e quindi
con un ambiente adatto alla vita".
| C'è chi obietta: si spende troppo per la ricerca pura... |
"La ricerca scientifica è l'unico modo per far marciare il
progresso, non solo materiale, dell'umanità. Per la ricerca spaziale
si spendono, ogni anno, a livello mondiale, meno di quaranta
miliardi di dollari. Per il gioco d'azzardo, 400 miliardi di dollari.
Il rapporto è di uno a dieci. Se poi consideriamo le spese per gli
armamenti - 4000 miliardi di dollari all'anno - il rapporto è di uno
a cento. È fin troppo chiaro dove bisognerebbe andare a tagliare". |