| La sua vita tendeva all'infinito | La notizia della morte dì Dirk Jan Struik arriva con la posta elettronica che si apre sullo schermo di un computer e si confonde con i ricordi e le emozioni di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. All'incredibile età dì 106 anni, Struik si è spento sabato 21 ottobre nella sua casa di Belmont, poco lontano da Cambridge e dal Mit, il prestigioso istituto del Masssachussets, dove generazioni di matematici americani hanno appreso la geometria differenziale dalle sue lezioni. L'emozione si accompagna alla sorpresa. Superato il secolo di vita con il piglio di un quarantenne, Struik sembrava infatti destinato davvero a non morire mai. Nell'ottobre del 1994 era ritornato per l'ultima volta in Europa. Ad Amsterdam aveva chiuso le celebrazioni organizzate in suo onore dal Center for Mathematics and Computer Science con una centenary lecture, una lezione a braccio di un'ora. Era poi partito per Gottinga, uno dei luoghi della sua formazione matematica negli anni Venti, per tenervi un paio di conferenze.
Struik era stato studente a Leida, dove aveva avuto come professori Lorentz, de Sitter e Ehrenfest. «Dal punto di vista scientifico era un periodo eccitante», ricordava Struik. «Ehrenfest con alcuni suoi colleghi era profondamente impegnato nella nuova teoria della relatività e nelle teorie atomiche e quantistiche e a lezione e nella accogliente casa, introduceva noi studenti in quello che stava succedendo» nel mondo della ricerca. In quegli anni il giovane Struik strinse amicizia con Pannekoek, direttore dell'Osservatorio e teorico marxista, col quale condivideva le idee che lo hanno poi accompagnato per tutta la vita. Dopo la laurea era diventato assistente di Jan Schouten a Deft. Schouten si occupava di geometria differenziale e del nuovo calcolo tensoriale creato da
Levi-Civita, e questo divenne anche il campo di ricerca di Struik.
Grazie a una borsa di studio Rockefeller. nel 1924 Struik si era stabilito a Roma insieme alla moglie Ruth, una matematica di Praga che aveva conosciuto l'anno prima al congresso della Società Matematica tedesca. Il periodo di due anni trascorso a contatto dei matematici italiani lasciò un'impronta indelebile nella sua formazione. Dopo settant'anni, egli ancora amava citare (in italiano) le parole udite tante volte alle lezioni di Vito Volterra:«Dato un epsilon piccolissimo, esiste un delta ...». Struik era venuto a Roma a lavorare con Levi-Civita, ma sullo "storico suolo d'Italia", come egli ricordava, era nato anche il suo interesse per la storia della matematica. Mentre Ruth collaborava Enriques all'edizione critica del X libro di Elementi di Euclide, egli pubblicò il suo primo articolo di storia, una breve nota lincea sull'opera matematica di Paolo di Middelburg.
Lasciata Roma per seguire le lezioni di Hilbert e Courant a Gottinga, Struik vi aveva conosciuto il giovane Norbert Wiener che lo convinse a raggiungerlo al Mit. Alla fine del 1926 cominciava così il suo lungo periodo di insegnamento in quell'istituto, che si concluse all'inizio degli anni quando Struik fu nominato emerito. Un insegnamento interrotto nell'era maccartista, quando Struik fu accusato di attività comuniste e sottoposto processo. A distanza di anni a chi gli chiedeva come se la fosse passata in quel difficile periodo, Struik rispondeva con un sorriso che la stupidità di McCarthy gli aveva offerto l'opportunità di conoscere tante persone straordinarie, a cominciare da Bertrand Russell, che erano andate a portargli la loro solidarietà e mostrava con orgoglio il certificato dì cittadinanza onoraria del Massachussets, che il governatore gli aveva inviato per i suoi cento anni.
Struik era il decano internazionale degli storici della matematica. Tra i suoi numerosi libri, A concise history of mathematics è stato un vero e proprio best seller, ristampato e tradotto nelle lingue più diverse. Ma lo stesso Struik impersonava un pezzo di storia della matematica del nostro secolo e nella sua voce la casa di Belmont si animava delle figure dei grandi matematici che aveva conosciuto e frequentato. |