RASSEGNA STAMPA

29 OTTOBRE 2000
PAOLO DI LUCIA
Stare alle regole
Recensione di Frederick Schauer, «Le regole del gioco. Un'analisi filosofica delle decisioni prese secondo le regole nel diritto e nella vita quotidiana». Il Mulino, Bologna 2000, pagg. 378, Lire 48.000.
Osserva Max Weber che «anche quando qualcuno gioca consapevolmente e intenzionalmente in maniera opposta alle regole del gioco, e quindi gioca barando», tuttavia egli agisce in funzione delle regole del gioco. E ciò «proprio allo stesso modo in cui un ladro o un ornicida orienta tuttavia il proprio atteggiamento in vista della legge penale che viola in maniera consapevole, tanto da nascondere o la sua azione o la sua persona».
Ma come accade esattamente che una regola orienti il nostro agire, conforme o difforme da essa? In che modo le regole sono cause, condizioni, ragioni dell'agire? Qual è la differenza tra agire secondo regole di esperienza e agire secondo regole statuite da un legislatore o da un'associazione privata?
Questi gli interrogativi radicali che solleva Max Weber nel 1913, che rivivono in un saggio di Frederick Schauer, dal suggestivo titolo: Playing by the rules (lett. "giocare con le regole" ma anche "stare alle regole"), tradotto a dieci anni dalla sua pubblicazione in lingua inglese.
Si tratta, a dire il vero, di più libri in uno. Schauer, giurista americano tra i più brillanti e raffinati, si muove agilmente tra filosofia del diritto, logica, teoria del significato. Difende una versione sofisticata del positivismo giuridico, rivisita la teoria dell'interpretazíone giuridica, denuncia luoghi comuni e ingenuità nell'impiego di Wittgenstein da parte dei teorici del diritto.
Ma il nucleo teorico del libro di Schauer è senza dubbio contenuto nei primi cinque capitoli, dove egli procede con stile analitico a isolare il fenomeno della deliberazione basata su regole (rule-based decision making) e il suo caso più esemplare: la decisione giudiziale.
«Pur essendo circondati da regole - scrive Schauer - e per quanto ogni giorno continuamente si osservino e si violino regole, la nostra comprensione del loro ruolo e del loro funzionamento rimane un enigma».
Schauer non si limita a considerare le regole degli ordinamenti giuridici ma indaga il modo in cui le regole sembrano giocare un ruolo importante nei processi decisionali: soprattutto nel diritto, ma anche nella politica, nella famiglia, in ambito religioso e più in generale nella vita.
Il merito maggiore dell'opera di Schauer mi pare risieda proprio nella strategia volta a mostrare come le regole operino di fatto su di noi. Una strategia nuova e alternativa per certi aspetti a quella di contributi ormai classici come Norma e azione di Georg Henrik von Wright e Direttive e norme di Alf Ross.
Schauer scompone la regola in antecedente ("Tutti coloro che hanno commesso il crimine X") e conseguente ("saranno puniti con la pena Y"). Ma è sull'antecedente che egli concentra la sua analisi e sulla generalizzazione che esso contiene. Ogni situazione reale è complessa come la potrebbe raffigurare un poeta. Ma il verdetto si attiene alla designazione del crimine offerta dal diritto vigente. Il nome del crimine nella sua saldezza si rivela per il verdetto decisivo.
«Se di solito percepiamo particolari (questa persona, quell'edifício, queste rocce, quelle parole) comprendiamo però il mondo organizzando questi particolari entro raggruppamenti più ampi: i particolari che percepiamo come risultato di ciò non sono solo particolari, ma sono particolari X, istanze di categorie più generali». E queste generalizzazioni, secondo Schauer, «traggono spunto da somiglianze rilevanti in un dato momento e proiettano queste somiglianze nel tempo e nello spazio; di contro, sopprimono differenze potenzialmente rilevanti».
Grazie agli artifici del nome e della regola noi siamo in grado di prendere decisioni senza essere paralizzati dall'incertezza e dal rischio di commettere errori. Artifici silenziosi che nel caso dell'uomo, specie inventiva, sono ancora "natura".
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