RASSEGNA STAMPA

27 OTTOBRE 2000
MUHAMMAD YUNUS
Se diamo fiducia ai poveri, cancelleremo la povertà
Oggi l'Università di Torino laurea ad honorem in economia Muhammad Yunus
La mia esperienza in seno a Grameen mi ha infuso una fede incrollabile nella creatività umana, che mi ha portato a pensare che l'uomo non sia nato per patire le miserie della fame e dell'indigenza; se oggi soffre, e ha sofferto in passato, è perché noi distogliamo gli occhi dal problema. Ho maturato la certezza, solida e profonda, che, se davvero lo vogliamo, possiamo realizzare un mondo senza povertà. Questa mia convinzione non discende da un pio desiderio, ma dalle prove concrete che ho raccolto nell'esperienza di lavoro con la Banca Grameen.
Non è solo il microcredito che può spazzar via la povertà. Il credito è solo una delle porte, per quanto grande, che la gente può imboccare per uscire dalla miseria. Ma un'infinità di altri sbocchi possono essere reperiti per facilitare tale scopo. Si tratta soprattutto di avere un diverso concetto delle persone e di delineare un nuovo quadro istituzionale atto ad accogliere la nuova concezione. Grameen mi ha insegnato due cose. Primo, la nostra conoscenza delle persone e dei modi in cui esse interagiscono è ancora molto inadeguata; secondo, ogni persona è estremamente importante.
Ciascuno di noi ha un potenziale illimitato, e può influenzare la vita degli altri all'interno delle comunità e delle nazioni, nei limiti e oltre i limiti della propria esistenza. In ognuno di noi si cela molto più di quanto finora si sia avuto la possibilità di esplorare. Fino a che non creeremo un contesto che ci permetta di scoprire la vastità del nostro potenziale, non potremo sapere quali siano queste risorse. Spetta soltanto a noi decidere dove andare.
Siamo noi i piloti della nave spaziale chiamata Terra. Se prendiamo sul serio i nostri compiti non potremo che arrivare là dove abbiamo pensato.
Grameen ha sempre puntato alla massima semplicità di funzionamento. Oggi siamo arrivati a perfezionare un meccanismo di rimborso che può essere compreso immediatamente dalla stragrande maggioranza degli utenti: - prestito con scadenza a un anno; - tratte settimanali di identico importo; - inizio dei pagamenti dopo una settimana dalla concessione del prestito; - tasso d'interesse del 20 per cento; - quota di rimborso: 2 per cento a settimana per cinquanta settimane; - quota d'interesse: 2 taka a settimana per un prestito di 1000 taka.
Inoltre, se vogliamo riuscire, dobbiamo puntare sulla fiducia. Fin dal primissimo giorno abbiamo stabilito che il nostro sistema avrebbe fatto a meno di polizia e tribunali. Noi partiamo dal principio che dobbiamo essere capaci di far marciare autonomamente i nostri affari; altrimenti faremmo meglio a lasciar perdere la banca e a cercarci un altro mestiere. A tutt'oggi, per recuperare i nostri crediti, non ci siamo mai serviti di avvocati, né di altre figure professionali esterne alla banca. Nella stessa logica, non esistono da noi atti giuridici tra la banca e il cliente. Noi stabiliamo rapporti con le persone, non con i documenti.
Il nostro legame riposa sulla fiducia, e il successo o il fallimento della nostra iniziativa dipendono dalla forza del rapporto personale con l'utente. La parola "credito" significa propriamente fiducia.
Nel sistema bancario tradizionale, tuttavia, vige soltanto la diffidenza reciproca. Al giorno d'oggi le banche tendono a sospettare ogni debitore di voler scappare con il denaro; lo tengono quindi legato con clausole di ogni genere, studiate attentamente dagli avvocati. Per Grameen, al contrario, il presupposto di partenza è che i debitori siano onesti. Ci si potrà accusare di ingenuità, ma resta il fatto che questo ci risparmia il fastidio di compilare montagne di documenti. E nel 99 per cento dei casi la nostra fiducia è ricompensata. Gli insolventi rappresentano appena l'uno per cento dei clienti.
E anche in quei casi Grameen non ritiene che il debitore insolvente sia automaticamente una persona disonesta; piuttosto pensiamo che la sua situazione personale sia così difficile da impedirgli di rimborsare il suo minuscolo prestito. Allora perché affannarsi a correre dietro agli avvocati? In fondo, lo 0,5 per cento di mancato rimborso rientra tranquillamente nei rischi d'impresa.
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