Censito il popolo degli embrioniSotto azoto sono più di 700 mila. Convegno denuncia un
affare miliardario Il genetista Dalla Piccola: prudenza nel coltivare le cellule
staminali, potrebbero causare tumori |
| Pensiamoci bene, prima di scongelarli e smontarli cellula
per cellula. I ricercatori italiani attendono la linea dal governo,
stretti tra le pressioni dei malati e del mercato, per partire con la
ricerca sulle cellule staminali totipotenti degli embrioni congelati.
E il genetista Bruno Dalla Piccola lancia un messaggio di
prudenza: non si possono escludere, dice, rischi tumorali nella
coltivazione delle cellule, mentre è da dimostrare che quelle degli
embrioni siano davvero più adatte di quelle degli adulti. "Non c'è
nessuna premura di sciogliere gli embrioni - avverte Dalla Piccola
- serve prudenza: temo che la fretta porterà anche il nostro Paese a
scelte scellerate, nel timore che un altro Paese arrivi prima". Nel
mirino dei ricercatori stanno oltre 700 mila embrioni sotto azoto,
"una popolazione con un destino drammatico di eutanasia".
L'appello alla prudenza del docente di genetica - e membro della
commissione di studio sulle cellule staminali voluta dal ministro
della Sanità Umberto Veronesi, che dovrà pronunciarsi entro
Natale - arriva al convegno su clonazione tra scienza ed etica
promosso dalla Compagnia delle opere e ospitato all'Ospedale
Fatebenefratelli. Dalla Piccola snocciola le cifre contenute nel
rapporto Donaldson consegnato a Blair, che censisce gli embrioni
creati in Europa tra il 1991 e il 1998. I dati dell'Hfea (Human
fertilisation and embriology authority) riferiscono di 763.509
"embrioni creati"; 351.617 "utilizzati per il trattamento
dell'infertilità"; 183.786 "conservati per ulteriori trattamenti";
48.444 "utilizzati a scopi di ricerca"; 118 "creati nel corso delle
ricerche"; 237.603 "non utilizzati per alcuno scopo e distrutti".
Cifre aride, ma che nascondono una realtà drammatica. E
sottodimensionata: Dalla Piccola sottolinea che si tratta di "dati
per difetto, sono la punta dell'iceberg". E si lascia scappare che
"gli embrioni creati a Roma non stanno lì. Chi lavora in nero non
ha interesse a pubblicizzare". Domenico DiVirgilio, anche lui
membro della commissione, è presidente dell'Associazione medici
cattolici e del Forum delle associazioni sanitarie cattoliche. "La
procreazione medicalmente assistita smuove in Italia molte decine
di miliardi. So di un collega - dice - che ha un giro annuale di 35
miliardi". Anche Paolo Maria Rossini, direttore dell'associazione
Fatebenefratelli, invita a non bruciare le tappe. "Bisogna resistere
alla tenaglia dei malati e delle associazioni dei loro familiari, che
sperano in cure imminenti e risolutive, e soprattutto delle
industrie: chi investe somme enormi per la ricerca vuole un
ritorno".
Dalla Piccola invita a non creare eccessive illusioni: "Per arrivare
alle terapie ci vorranno lustri". Ma soprattutto mette in dubbio
che le cellule staminali degli embrioni siano davvero le più adatte:
"Se ci servono per curare l'Alzheimer e la leucemia, perché non
riprogrammare cellule nervose adulte, o del sangue del cordone
ombelicale?". Senza contare che nella coltivazione in laboratorio
"esiste il rischio di mutazioni, cioè la possibilità di introdurre nei
malati cellule tumorali". Insomma: "In Italia - assicura il genetista
- abbiamo competenze anche superiori ad altri Paesi per usare
cellule staminali adulte. Si sostiene che solo le cellule embrionali
siano totipotenti (cioè possono sviluppare qualsiasi tipi di tessuto,
ndr): ma è un argomento non sufficientemente documentato dal
punto di vista scientifico". Perché allora tanta leggerezza nel
mondo scientifico? "I medici il giuramento di Ippocrate bene o
male lo hanno fatto. I biologi no...". |