RASSEGNA STAMPA

25 OTTOBRE 2000
LUCA LIVERANI
Censito il popolo degli embrioni
Sotto azoto sono più di 700 mila. Convegno denuncia un affare miliardario
Il genetista Dalla Piccola: prudenza nel coltivare le cellule staminali, potrebbero causare tumori
Pensiamoci bene, prima di scongelarli e smontarli cellula per cellula. I ricercatori italiani attendono la linea dal governo, stretti tra le pressioni dei malati e del mercato, per partire con la ricerca sulle cellule staminali totipotenti degli embrioni congelati.
E il genetista Bruno Dalla Piccola lancia un messaggio di prudenza: non si possono escludere, dice, rischi tumorali nella coltivazione delle cellule, mentre è da dimostrare che quelle degli embrioni siano davvero più adatte di quelle degli adulti. "Non c'è nessuna premura di sciogliere gli embrioni - avverte Dalla Piccola - serve prudenza: temo che la fretta porterà anche il nostro Paese a scelte scellerate, nel timore che un altro Paese arrivi prima". Nel mirino dei ricercatori stanno oltre 700 mila embrioni sotto azoto, "una popolazione con un destino drammatico di eutanasia". L'appello alla prudenza del docente di genetica - e membro della commissione di studio sulle cellule staminali voluta dal ministro della Sanità Umberto Veronesi, che dovrà pronunciarsi entro Natale - arriva al convegno su clonazione tra scienza ed etica promosso dalla Compagnia delle opere e ospitato all'Ospedale Fatebenefratelli. Dalla Piccola snocciola le cifre contenute nel rapporto Donaldson consegnato a Blair, che censisce gli embrioni creati in Europa tra il 1991 e il 1998. I dati dell'Hfea (Human fertilisation and embriology authority) riferiscono di 763.509 "embrioni creati"; 351.617 "utilizzati per il trattamento dell'infertilità"; 183.786 "conservati per ulteriori trattamenti"; 48.444 "utilizzati a scopi di ricerca"; 118 "creati nel corso delle ricerche"; 237.603 "non utilizzati per alcuno scopo e distrutti". Cifre aride, ma che nascondono una realtà drammatica. E sottodimensionata: Dalla Piccola sottolinea che si tratta di "dati per difetto, sono la punta dell'iceberg". E si lascia scappare che "gli embrioni creati a Roma non stanno lì. Chi lavora in nero non ha interesse a pubblicizzare". Domenico DiVirgilio, anche lui membro della commissione, è presidente dell'Associazione medici cattolici e del Forum delle associazioni sanitarie cattoliche. "La procreazione medicalmente assistita smuove in Italia molte decine di miliardi. So di un collega - dice - che ha un giro annuale di 35 miliardi". Anche Paolo Maria Rossini, direttore dell'associazione Fatebenefratelli, invita a non bruciare le tappe. "Bisogna resistere alla tenaglia dei malati e delle associazioni dei loro familiari, che sperano in cure imminenti e risolutive, e soprattutto delle industrie: chi investe somme enormi per la ricerca vuole un ritorno". Dalla Piccola invita a non creare eccessive illusioni: "Per arrivare alle terapie ci vorranno lustri". Ma soprattutto mette in dubbio che le cellule staminali degli embrioni siano davvero le più adatte: "Se ci servono per curare l'Alzheimer e la leucemia, perché non riprogrammare cellule nervose adulte, o del sangue del cordone ombelicale?". Senza contare che nella coltivazione in laboratorio "esiste il rischio di mutazioni, cioè la possibilità di introdurre nei malati cellule tumorali". Insomma: "In Italia - assicura il genetista - abbiamo competenze anche superiori ad altri Paesi per usare cellule staminali adulte. Si sostiene che solo le cellule embrionali siano totipotenti (cioè possono sviluppare qualsiasi tipi di tessuto, ndr): ma è un argomento non sufficientemente documentato dal punto di vista scientifico". Perché allora tanta leggerezza nel mondo scientifico? "I medici il giuramento di Ippocrate bene o male lo hanno fatto. I biologi no...".
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