Chi ha paura della bioetica?Per la clonazione si parla di "pre-embrione" e c'è chi invoca Galileo; ma i cattolici sono più liberi dei laici L'accusa di Giorello: l'etica sociale maschera una dittatura La ricerca è indispensabile, ma lo è anche un "tribunale" indipendente |
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| Il professor Angelo Fiori, vicepresidente del Comitato
Nazionale di Bioetica. interviene nell'attuale dibattito in corso
sulle frontiere delle biotecnologie e sui problemi morali
connessi. Pubblichiamo in questa pagina stralci del suo
editoriale, che apparirà sul prossimo numero di "Medicina e
morale" (la rivista di bioetica dell'Università Cattolica), sotto
il titolo "Galileo Galilei, l'embrione e la bioetica". "Si dica
sinceramente una volta per tutte - scrive Fiori - se si crede
ancora che esista e meriti di sopravvivere la bioetica, ovvero
se dobbiamo prendere atto che la si vuole trasformare da
"tribunale" indipendente di uomini liberi, religiosi o non, in un
comodo dispensatore di licenze, manipolabile per vantaggi di
vario tipo". |
La singolare invenzione pseudoscientifica del "pre-embrione"
sembrava ormai avviata da tempo ad un doveroso oblio.
Concepito nel 1984 dalla Commissione Warnock per ovviare alle
obiezioni etiche opposte all'utilizzo degli embrioni umani a fini di
ricerca, il concetto di "pre-embrione" ha atteso invano il visto
d'ingresso nei moderni manuali di embriologia umana. Oggi viene
riesumato dai fondi di magazzino per la nuova occasione fornita
dai progetti di utilizzo delle cellule staminali prelevabili dagli
embrioni umani congelati o addirittura da quelli che si intende
produrre appositamente mediante clonazione.
Ancora una volta viene richiamato il nome di Galileo Galilei per
accusare i cattolici di non rispettare le verità della scienza. Ma le
parti si sono completamente invertite. La Chiesa, e i cattolici laici,
richiedono oggi a gran voce il rispetto della verità scientifica
rivolgendosi proprio a quei laici non cattolici che accettano senza
riserve ogni interpretazione contorta etichettata come
"scientifica" solo perché formulata da alcuni scienziati. È
inevitabile dover citare un passo centrale del Rapporto Warnock
per ricordare che quel Comitato "decise" - con una maggioranza
di 16 membri contro 7 - di accogliere il concetto di
"pre-embrione", pur riconoscendo che "da un punto di vista
biologico non si può identificare un singolo stadio nello sviluppo
dell'embrione, aldilà del quale l'embrione non dovrebbe essere
mantenuto in vita". La decisione del Comitato a maggioranza è
stata quella di incoraggiare la legislazione a provvedere "che la
ricerca possa essere condotta su ogni embrione risultante dalla
fertilizzazione in vitro, qualunque ne sia la provenienza, fino al
termine del quattordicesimo giorno dalla fertilizzazione": il che è
puntualmente avvenuto, in Gran Bretagna, con legge del 1990.
La dizione alternativa a quella di "pre-embrione" è ancora più
esplicita nella sua irriverenza scientifica: l'embrione nei primi
stadi non sarebbe che "un piccolo ammasso di cellule", un
"grumo di cellule". Sono espressioni impiegate anche da qualche
illustre scienziato cui sembra fare velo la (solo umanamente)
comprensibile attenzione agli interessi della corporazione dei
ricercatori e dei poteri industriali e commerciali. Se non vi fossero
questi motivi siamo certi che tutti coloro che hanno qualche
nozione di biologia non insisterebbero nella imbarazzante (per
loro) posizione e riconoscerebbero senza esitazione che quelle
poche cellule, in fase di progressivo sviluppo, non sono un
ammasso casuale ed irrilevante bensì un meraviglioso ed unico
mondo individuale irripetibile, capace anche di dividersi per dar
luogo ad altri individui gemelli, non perfettamente uguali come
erroneamente si crede, e quindi individui unici ed irripetibili
anch'essi. Nel genoma di quelle poche cellule esiste il programma
di un individuo umano all'inizio del suo viaggio straordinario
intra ed extra-uterino che lo farà diventare un individuo adulto.
Questo dice la scienza vera. Non si tocchi Galileo, dunque, e non
lo si arruoli in raggruppamenti ideologici ai quali è assolutamente
estraneo. Coloro che hanno a cuore gli obiettivi di interesse
generale della bioetica devono opporsi a questo nuovo tentativo di
disinformare l'opinione pubblica qualificando "cose" senza valore
gli embrioni umani ai primi stadi e devono fornire la
contro-informazione corretta: non esiste il "pre-embrione", ma
solo l'embrione, sin dal momento del concepimento. Viviamo
senza dubbio un momento cruciale della bioetica, che potrebbe
condurre al suo rapido declino e alla sua cancellazione, invocata
con un breve ma significativo articolo del filosofo Giulio
Giorello sul Corriere della Sera. Definita la bioetica "comoda
maschera per i nuovi dittatori", Giorello ha accusato di
burocratismo molti di coloro che la esercitano ed ha affermato che
certe forme di "etica laica" e di "morale sociale" sono "molto
più coercitive di qualsiasi dettato dei vecchi preti".
Non si può negare la validità di alcune di queste forti affermazioni
del filosofo. La bioetica sta andando incontro a un evidente
indebolimento: sia ad opera di coloro che, sotto le sue insegne,
affermano la totale libertà della scienza, di base ed applicata, di
fare tutto ciò che risulti tecnicamente possibile, sia a causa delle
mistificazioni pseudo-scientifiche escogitate per evitare gli scogli
etici più rilevanti ed imbarazzanti. Le tecniche della procreatica, la
clonazione umana ed ora l'impiego delle cellule staminali (che
prevede anche l'ipotesi di clonazione apposita di embrioni) sono
un banco di prova cruciale per l'oggi e il domani della bioetica.
Purtroppo i passi più clamorosi e temerari della scienza passano
sempre più di frequente attraverso un primo stadio di allarme e
rifiuto autenticamente bioetico, seguito però da un secondo stadio
di incrinatura dei filtri e di riduzione dei divieti.
La nascita della pecora Dolly e l'immediata prospettiva della
clonazione umana, ad esempio, hanno provocato dapprima una
reazione negativa praticamente generalizzata.Tuttavia appena due
anni dopo qualche governo, tra quelli che all'inizio avevano
manifestato una totale chiusura, ha cominciato ad accogliere le
pressioni provenienti dal mondo scientifico intese a presentare gli
aspetti di possibile utilità di talune applicazioni della nuova
tecnica. Pochi mesi dopo la decisione dell'European Patent
Office di concedere all'università di Edimburgo il brevetto ad un
metodo che può preludere alla clonazione umana - tema sul quale
il Comitato nazionale per la Bioetica italiano si è criticamente
espresso il 25 febbraio 2000 - sia il presidente statunitense
Clinton che il governo inglese hanno dato il loro assenso a metodi
che implicano l'utilizzo di embrioni umani, pur confermando, per
ora, la contrarietà alla clonazione umana a scopo riproduttivo.
Su questa linea, che si è avvalsa dei pareri positivi autoreferenziali
di comitati scientifici, si sta conducendo in Italia una campagna di
stampa promozionale che si avvale del consueto argomento della
libertà dello Stato laico contro le posizioni della Chiesa cattolica.
Affinché ogni cittadino possa giudicare secondo coscienza, ma
dopo avere considerato l'intera verità dei fatti, ci si deve chiedere
se sia lecito presentare le richieste degli scienziati come
espressione di piena e legittima libertà dalle ideologie e dagli
interessi. È evidente, in realtà, che questa invocata libertà è molto
relativa perché condizionata quanto, e forse di più, di quella che
proviene da ispirazioni religiose, od anche puramente filosofiche,
estranee per loro stessa natura ad interessi economici. Su questo
equivoco persistente si gioca l'avvenire della bioetica, dei suoi
comitati e del futuro dell'umanità.
La ricerca scientifica è indispensabile. È comprensibile che i
ricercatori rivendichino le esigenze del loro lavoro ed invitino la
società a devolvere risorse sempre maggiori in vista dei benefici.
Ma questa spinta proveniente da interessi di così vasta portata non
può e non deve essere accettata senza obiezioni autenticamente
bioetiche né queste possono essere liquidate con intollerante e
sospetta arroganza, come "ideologiche" . Si dica sinceramente,
una volta per tutte se si crede ancora che esista e meriti di
sopravvivere la bioetica, ovvero se dobbiamo prendere atto che la
si vuole trasformare da "tribunale" indipendente di uomini liberi,
religiosi o non, quale è stato concepito negli anni Settanta del
secolo che sta per concludersi, in un comodo strumento
dispensatore di licenze.
Non intendiamo giungere alle conclusioni estreme del filosofo
Giorello, ma è certo che un nuovo segnale di allarme è doveroso
in difesa della bioetica. Probabilmente la soluzione del problema è
quella di coinvolgere in modo diretto l'opinione pubblica
attraverso una informazione semplice ed onesta e ricercando
costantemente, mediante sondaggi, di raccoglierne le valutazioni
che, possiamo starne certi, saranno più libere e sensate di quelle di
molti addetti ai lavori. |