RASSEGNA STAMPA

22 OTTOBRE 2000
MICHELE DI FRANCESCO
Biologia della coscienza
Antonio Damasio, "Emozione e coscienza. Sentire ciò che accade", Adelphi, Milano 2000 pp. 446, s.i.p
Antonio Damasio, neurobiologo e direttore del dipartimento di neurologia dello Iowa Medical Center aveva dedicato il suo precedente e fortunato volume L'errore di Cartesio (un best-seller tradotto in 17 lingue) alla critica di due luoghi comuni circa la natura della mente e del pensiero, attribuiti appunto, ma con una certa ingiustizia, al padre della filosofia moderna. Il primo è l'oblio del corpo, l'idea che corpo e mente siano entità diverse e autonome; il secondo è l'oblio delle emozioni, l'idea che la ragione sia indipendente dai processi emotivi, e che a loro volta le emozioni siano estranee alla dimensione razionale e cognitiva dell'azione umana.
In qualche modo, questi due temi generali, che Damasio sviluppava con grande maestria e abilità dialettica, sono tuttora al centro del suo nuovo libro, nel quale si affronta una delle questioni più complesse della scienza e della filosofia della mente attuali: la natura, l'origine e la funzione della coscienza. Scopo del testo è difendere una teoria biologica della coscienza incentrata su due capisaldi teorici: (a) il senso del sé è il nucleo essenziale della coscienza; (b) l'origine del senso del sé è da ricercarsi nel proto-sé, un insieme di configurazioni neurali che costituiscono in tempo reale le mappe della struttura fisica dell'organismo e della sua interazione con l'ambiente.
Secondo Damasio, il problema della coscienza si divide in due parti. La prima riguarda il modo in cui il cervello produce le "immagini" del mondo esterno che costituiscono i materiali del "film" interiore di cui l'io è nello stesso tempo spettatore e attore. La seconda riguarda la creazione di questo "spettatore", l'emergere della consapevolezza, da parte dell'organismo, non solo della presenza di un mondo, ma anche (parafrasando Wittgenstein) del fatto che il mondo che gli è dato è il suo mondo, che l'esperienza è esperienza che ha un proprietario, un'unità, una storia. Si tratta di temi che hanno un immediato rimando alla tradizione filosofica più classica, da Cartesio a Hume e Kant, e uno dei meriti maggiori dell'approccio di Damasio è proprio quello di sottolineare come la questione della genesi delle rappresentazioni coscienti sia strettamente legata a quella del senso di sé, inteso come autoascrizione a un soggetto di queste rappresentazioni: "sentire cosa accade quando il proprio essere viene modificato dall'atto di apprendere qualcosa". La nostra coscienza sarebbe caratterizzata dalla presenza costante di questo sentire: "La presenza non viene mai meno, dal momento del risveglio al momento in cui inizia il sonno. Se non c'è, non ci siete anche voi." Rifiutando ogni teoria dell'omuncolo che osserva il teatro cartesiano della propria mente (ma meglio sarebbe stato allora abbandonare anche la metafora del film - pericolosa concessione alla divulgazione), Damasio concepisce la coscienza come una configurazione mentale unificata "che riunisce l'oggetto e il sé", nel cui ambito la costruzione dell'io è il dato cruciale: "la comparsa di un osservatore del film dentro il film" è il mistero da chiarire Possiamo lasciare al lettore la valutazione dell'imponente armamentario di dati tratti da biologia, neuroanatomia, neurofisiologia, neuropsicologia a cui l'autore rimanda (sempre in modo chiaro e discorsivo) per sostenere le proprie ipotesi (ancora per molti versi da verificare), limitandoci a sottolineare che si tratta di un'esplorazione del modo in cui il cervello funziona (o potrebbe funzionare) affascinante e ricca di stimoli intellettuali. Quanto alle specifiche tesi, potremmo riassumerle così: (1) la coscienza e l'emozione non sono separabili, dato che la prima appare legata indissolubilmente al sentimento del corpo; (2) la coscienza non è un monolito: occorre distinguere tra "coscienza nucleare", l'esperienza del qui ed ora, e "coscienza estesa", che implica il senso del proprio io "autobiografico" perdurante ed esteso nel tempo; (3) la coscienza estesa è certamente integrata e ampliata da altre funzioni cognitive (memoria, linguaggio, attenzione...), ma il suo nucleo è autonomo e primitivo; (4) questo nucleo sorge a partire da un proto-sé, la rappresentazione (ancora inconscia) nel cervello dell'organismo e del suo rapporto con l'ambiente.
Senza tradire troppo l'autore, potremmo dire che la coscienza è l'effetto che fa essere un corpo che si rappresenta nell'attimo del percepire; più letteralmente essa è l'emergere di un meccanismo di rappresentazione dello stato corporeo dell'organismo in cui quest'ultimo è messo in relazione alla rappresentazione saliente di un oggetto.
Più ancora dell'Errore di Cartesio, Emozione e Coscienza tenta quindi di fornirci un'immagine incorporata della mente e del pensiero, aderendo in modo originale a una tendenza sempre più diffusa nelle scienze della cognizione contemporanee.
Poco invece viene detto di altri temi essenziali al dibattito contemporaneo sulla coscienza; soprattutto un fatto balza agli occhi: malgrado la centralità attribuita all'idea della coscienza come sentimento, non è chiarito lo statuto ontologico dei sentimenti; sono davvero percezioni? E percezioni di cosa? (qual è la natura ultima dei qualia? degli stati qualitativi che - ma davvero la metafora è rischiosa - costituiscono il nostro film interiore? Occorre proprio pensarli come oggetti percepiti?).
Per queste domande, ammette l'autore, non è ancora disponibile una risposta.
Anche in questo volume Damasio conferma le sue doti di narratore e il suo desiderio di coniugare rigore scientifico e abilità letteraria (talvolta sembra volersi proporre come una sintesi tra Gerald Edelman e Oliver Sacks, per intenderci). Anche se molti dei recensori americani hanno salutato con entusiasmo questo aspetto del lavoro, occorre ammettere che forse un desiderio meno marcato di compiacere il lettore e una prosa più sobria si sarebbero meglio accompagnate all'inevitabile tecnicismo che certe discussioni sembrano comunque richiedere.
Ciò detto, il libro giunge ugualmente al centro di numerose tematiche concettualmente cruciali, e fornisce importanti contributi e suggestioni per chiunque voglia occuparsi non solo delle basi biologiche della coscienza ma anche dell'unità della mente, dell'identità personale, e, naturalmente, del rapporto tra corporeità e pensiero.
inizio pagina
vedi anche
Scienza e bioetica