Carte in tavola con gli UmtsLe regole dell'asta inglese per i telefonini di terza generazione decise dai matematici della "game theory" L'Italia sta seguendo l'esempio britannico che ha dato risultati eccellenti rispetto ai Paesi che hanno usato metodì più tradizionali |
| Quest'anno Gran Bretagna e Germania hanno
incassato rispettivamente 35 e 46 miliardi di dollari,
somme inaudite, vendendo licenze per la telefonia
mobile detta di "terza generazione", cioè blocchi
di radiofrequenze che consentiranno ad alcune
imprese di fornire immagini video e Internet agli
utenti e di ricavarne notevoli profitti nei prossimi
decenni. Anche se si tiene conto dei potenziali
profitti, il prezzo pagato ha superato ogni
aspettativa. Grazie, dicono molti esperti, al modo in
cui sono state vendute.
Le licenze sono state messe all'asta, come si sa,
ma non alla vecchia maniera: quelle due aste
erano state ideate da matematici esperti in una
disciplina arcana chiamata "teoria dei giochi.
Anche l'Italia sta per varare un'asta di "terza
generazione": se i matematici l'hanno azzeccata e
se ha successo come in Inghilterra e in Germania,
potrebbe fruttare l'equivalente di 500 dollari per
abitante, bambini compresi.
In Gran Bretagna ha partecipato alla progettazione
dell'asta il professor Ken Binmore (che si è
occupato soprattutto delle simulazioni; l'asta vera e
propria è stata progettata da Paul Klemperer, ndr),
un matematico tranquillo e schivo dello University
College di Londra. Il suo contributo essenziale è
stato quello di consigliare al governo di
abbandonare il sistema tradizionale, in cui la
pubblica amministrazione assegnava le licenze di
terza generazione sulla base delle proposte fatte
dai candidati all'acquisto. Questo sistema, il
"concorso di bellezza", portava a incassare poco o
niente e spesso ad attribuire le licenze a società
inadatte.
Binmore preferisce il metodo dell'asta che
ottimizza i profitti e assegna le licenze alle imprese
che sapranno sfruttarle al meglio. È un matematico
e quindi il suo metodo è tutt'altro che semplice. Ha
congegnato con cura un'asta conforme alle
esigenze del venditore, e per raggiungere
l'obiettivo desiderato ha usato formule complesse.
Da teorico dei giochi, Binmore analizza i giochi
con equazioni matematiche. Ai suoi occhi, un'asta
non è altro che una partita di poker nel cui piatto
stanno miliardi di sterline. Non a caso, alcune delle
sue intuizioni più brillanti in economia gli vengono
dai giorni passati a giocare a poker nella biblioteca
del college che frequentava da studente.
La teoria matematica dei giochi è iniziata con lo
studio di giochi tradizionali, come gli scacchi o lo
"zeri e ics". Compito del teorico è quello di
identificare la strategia migliore per vincere; per
esempio un matematico ha dimostrato che al
Monopoly conviene comprare i terreni arancioni
perché nelle caselle di quel colore i giocatori
sostano con maggior frequenza. Dato che le carte
"Imprevisti", "Probabilità" e "Vai in prigione"
mandano regolarmente i giocatori in galera, è più
probabile che tirino un sette e finiscano in una
casella arancione.
Più in generale, un teorico considera "gioco"
qualunque situazione, guerra guerreggiata o
procedura di divorzio, in cui due o più persone
sono in competizione. Se è bravo, deve capire
quello che passa per la mente dei giocatori, i punti
di forza, i fini, le motivazioni e le soluzioni di
ripiego di ciascuno. La teoria dei giochi è una
matematica condita con una punta di psicologia.
Nel Novecento i teorici dei giochi hanno
cominciato a occuparsi di economia, la quale è un
gioco a "informazione incompleta" perché gli attori
non conoscono le posizioni degli avversari più di
quanto i giocatori di poker conoscano le carte in
mano agli altri. Al contrario, su una scacchiera le
posizioni di ognuno sono ben visibili.
L'uomo che più ha fatto per applicare la teoria
all'economia è stato il genio americano John Nash.
Tra il 1950 e il 1953, poco più che ventenne, ha
pubblicato quattro articoli rivoluzionari. Ha
condotto un'analisi approfondita dei giochi detti a
somma non zero (in un gioco a somma zero, c'è
chi vince e chi perde come a scacchi, o a volte un
pareggio, mentre in un gioco a somma non zero,
entrambi i giocatori possono vincere... o perdere.
Un negoziato tra datore di lavoro e sindacato è
tipicamente a somma non zero: può sfociare su
uno sciopero che danneggia le due parti o su un
accordo equo e vantaggioso per entrambe). Nash
ha anche dimostrato l'esistenza dell'"equilibrio di
Nash", una situazione in cui entrambi i giocatori
hanno adottato una strategia ottima che produce
un esito stabile e non la cambiano perché ogni
alternativa peggiorerebbe la loro posizione.
Tuttavia questo comportamento egoista e a breve
termine può danneggiare entrambi, come dimostra
il "Dilemma del prigioniero".
Nash è un personaggio tragico: all'inizio, la
maggior parte degli economisti ne ha ignorato i
lavori. Poco dopo le sue pubblicazioni, ha sofferto
di schizofrenia acuta ed è stato ricoverato per
quasi vent'anni, perdendo genio, famiglia, lavoro e
libertà. Ma si è ripreso inaspettatamente negli anni
Ottanta proprio mentre i suoi lavori venivano
finalmente apprezzati, e nel 1994 ha ricevuto il
premio Nobel per l'economia insieme a John Harsanyi (morto da poco e ricordato negli altri
articoli di questa pagina) e a Reinhard Selten.
Le idee di Nash stanno alla base dell'asta inglese
da 35 miliardi di dollari che il professor Binmore
ha passato due anni a mettere a punto. È
un'operazione difficile, infatti. Un'asta si gioca tra
diversi offerenti e un banditore che agisce per
conto di chi vende, e si trova nella piacevole
situazione di decidere le regole del gioco. Queste
possono riguardare svariate questioni: il prezzo
minimo, per esempio; o nel caso ci siano lotti
multipli, se metterli in vendita simultaneamente o
consecutivamente; l'ammontare della penale per
chi si aggiudica l'asta ma non effettua il dovuto
pagamento; se gli offerenti devono fare offerte in
busta chiusa oppure pubbliche ecc.
Un teorico dei giochi dà consigli sulla
combinazione di regole più confacente alle
esigenze del banditore. Se il banditore non ne
ascolta il parere, rischia di scegliere regole
sbagliate, cioè vantaggiose per l'offerente e
svantaggiose per sé stesso e per chi vende.
In un caso recente avvenuto in Turchia, l'asta è
fallita perché le regole per le offerte erano state
concepite male: due licenze dovevano essere
aggiudicate in successione, con la regola che il
prezzo minimo della seconda sarebbe stato pari al
prezzo di vendita della prima. L'azienda che
sembrò offrire una cifra folle per la prima in realtà
sapeva il fatto suo: il prezzo minimo per la
seconda risultò talmente alto che non la comprò
nessuno. L'acquirente della prima licenza si ritrovò
con un monopolio per il quale, a conti fatti, aveva
pagato una somma ragionevole. Un bravo teorico
dei giochi avrebbe individuato il difetto dell'asta
turca.
Per avere successo, la progettazione dell'asta
deve rispecchiare gli obiettivi del venditore tenendo
presente chi potrebbero essere i potenziali
acquirenti e ogni minimo particolare del bene
messo in vendita.
Al contrario dell'asta inglese che parte dal prezzo
minimo, l'asta olandese parte da un prezzo
massimo che cala finché qualcuno fa un'offerta: è
un metodo veloce, ideale per vendere molti beni
soprattutto se poco durevoli, come i tulipani per
esempio.
All'asta di quest'anno Binmore ha aggiunto una
regola per cui la licenza più appetitosa era
riservata a un'azienda di nuova formazione. Il
governo britannico desiderava favorire un
massimo di concorrenza e questa regola ha
raggiunto lo scopo compensando parzialmente il
vantaggio che deriva da una lunga presenza sul
mercato.
Un altro ingrediente di Binmore ha attutito l'effetto
della "maledizione del vincitore". Di solito
chiunque si aggiudichi un'asta in un'unica gara e
con offerte in busta chiusa finisce per pagare
troppo: l'opinione della maggioranza dei suoi
concorrenti è che il bene non vale il prezzo finale.
Se invece ci sono più gare, ogni offerente può
sondare via via l'opinione degli altri e tenerne
conto, il che impedisce che qualcuno spenda una
cifra spropositata. L'asta britannica si è svolta in
150 tappe, in cui le società inoltravano le proprie
offerte alla Radio Communications Agency con fax
redatti in un codice apposito.
Binmore ritiene che un'asta progettata come si
deve sia il modo migliore per vendere licenze
perché garantisce che queste vadano alle aziende
che hanno i piani di sviluppo migliori, a quelle cioè
che prevedono profitti più ingenti e sono quindi
disposte a offrire di più. "Un'asta ben congegnata
- dice Binmore - raggiunge lo scopo creando un
ambiente competitivo in cui gli offerenti sono
costretti a puntare su ciò in cui affermano
pubblicamente di credere".
Curiosamente, l'asta del governo inglese è stata
criticata soprattutto per aver rastrellato troppi soldi,
cinque volte la cifra prevista dai più ottimisti. Alcuni
sostengono che le società di telecomunicazioni lo
faranno pagare ai consumatori, aumentando le
tariffe. Per Binmore, si tratta di una visione
ingenua: è convinto che le società cerchino
comunque di far pagare il massimo possibile e non
quanto occorre per procurarsi un profitto
moderato, e che il costo della licenza intaccherà i
dividendi degli azionisti e non influirà sul prezzo
pagato dagli utenti.
Il governo italiano ha deciso di vendere le proprie
licenze in due tappe: la prima era il solito concorso
di bellezza che si è tenuto un mese fa e ha
ridotto a sette il numero degli offerenti. Questi
avevano fino all'11 settembre per sottoporre i
propri piani di sviluppo prima di concorrere all'asta
che si terrà nei prossimi giorni.
Dato lo strepitoso successo ottenuto in Inghilterra
e in Germania, si prevede che l'asta italiana generi
più di 10 miliardi di dollari. Qualunque sia la cifra,
è improbabile che si traduca in una diminuzione
delle tasse. Il primo ministro Giuliano Amato ha già
annunciato che servirà in parte a ridurre il debito
pubblico e a finanziare investimenti per nuovi posti
di lavoro. |