Fermate le erbe impazziteUna moratoria che rallenti la corsa verso i cibi
transgenici: parla Pelt, presidente dell'Istituto europeo di ecologia "Le imprese produttrici di supersementi premono fortemente
sui comitati scientifici e di controllo Si va verso l'eliminazione
della biodiversità e a rimetterci saranno prima di tutto i Paesi
poveri, le cui esportazioni crolleranno" "In Italia migliaia di ettari sono ormai coltivati a mais e bietole
"ingegnerizzati". Ma prima di aprire le porte dei laboratori bisognava
accertare i rischi" |
| Apocalittica invasione di "erbe pazze", e di "super-malerbe"
resistenti agli erbicidi più micidiali. Batteri invincibili con gli
antibiotici, che scatenano infezioni "fulminanti". Sono solo
alcune delle catastrofi che dovrebbero abbattersi sul mondo, una
volta dischiuso il vaso di Pandora delle biotecnologie alimentari,
se non interviene subito una moratoria che fermi la corsa
"precipitosa" verso l'agricoltura transgenica. Jean-Marie Pelt ha
insegnato botanica e fisiologia delle piante all'università di Metz,
in Francia, e ora presiede l'Istituto europeo di ecologia. Dei cibi
transgenici si è occupato anche in diverse opere, fra cui il
notissimo L'orto di Frankenstein, in Italia pubblicato da
Feltrinelli prima dell'estate, ritenuto la Bibbia dei contestatori
ambientalisti di Seattle. Pelt mette in guardia contro i rischi
imprevedibili e - secondo lui - esiziali, nascosti nelle piante
geneticamente manipolate. Le imprese produttrici di sementi
"ingegnerizzate" premono fortemente sui comitati scientifici e di
controllo. Così migliaia di ettari del Bel Paese sono ormai
coltivati a mais e bietole transgenici. Comunque - sostiene Pelt - è
l'intera Europa a trovarsi coinvolta fino al collo in un'irreversibile
alterazione dell'agricoltura, contro la volontà della gente
(perplessa per le troppe zone di ombra che le biotecnologie
lasciano intravvedere). Su questa strada, secondo Pelt, si procede a
fari spenti. Come si vede, la disputa che si è svolta sul nostro
giornale (il biotech, attaccato risolutamente da Gino Girolomoni,
e subito dopo difeso a spada tratta da alcuni ricercatori della
Cattolica) è destinata a riaccendersi.
| Professor Pelt, quello che lei chiama "l'orto di Frankenstein"
potrà sfamare gli 8-10 miliardi di esseri umani che
popoleranno la Terra fra due o tre decenni? |
"È disonesto riempirsi la bocca con questo argomento, come
fanno le multinazionali. Come potrebbero gli agricoltori del Terzo
e Quarto Mondo, le cui risorse sono miserabili, acquistare sementi
transgeniche dai giganti dell'agroalimentare, che già detengono il
monopolio mondiale in questo settore? Semmai avverrà il
contrario: le piante transgeniche, poichè tendono a eliminare la
biodiversità, metteranno in pericolo la produzione agricola dei
paesi del Sud del mondo. Un esempio: appena l'aroma di vaniglia
sarà ottenuto con l'ingegneria genetica, i piccoli produttori
dell'Oceano Indiano andranno in rovina".
| Chiedendo la moratoria, lei raccomanda di proseguire gli
esperimenti in laboratorio, senza portarli nei campi. È
possibile? |
"Finché ci si limitava allo studio e alla coltura in laboratorio, in
serra oppure in capannoni industriali, i rischi - per quanto forti e
imprevedibili - potevano essere fronteggiati e governati. Ma
quando miliardi e miliardi di piante transgeniche saranno state
disseminate nelle campagne, come ci regoleremo in caso di
emergenza? Le piante, una volta immesse nell'ambiente, avranno
già fatto danno. Prima di aprire le porte dei laboratori, bisognava
accertare scrupolosamente l'effetto della transgenesi
sull'ecosistema naturale e sulla salute umana. Disperdere in natura
organismi geneticamente modificati è - per il mondo biologico -
un trauma senza precedenti, dal quale non si può tornare indietro".
| I controlli finora compiuti sono insufficienti? |
"Chi ha fatto ricerca sulle piante transgeniche non ha potuto
escludere il pericolo che il trattamento genico crei, nei batteri
patogeni, formidabili resistenze agli antibiotici. Già oggi, solo in
Francia, le infezioni batteriche uccidono diecimila persone
all'anno (erano poche centinaia, una quindicina di anni fa)".
| Ma le piante transgeniche almeno non avranno bisogno di
pesticidi né di concimi chimici. Un bel vantaggio, no? |
"Transgenesi come alternativa a pesticidi e concimi? Falso
dilemma. Non è affatto detto che le sostanze chimiche non
vengano impiegate, magari per debellare le piante concorrenti.
Anzi è da temere che le piante transgeniche incoraggino l'impiego
di erbicidi "totali". Allora andremmo incontro a un ulteriore
sovraccarico di sostanze chimiche nell'ambiente".
| Eppure il genetista è stato definito "il nuovo Prometeo"... |
"Non ce l'ho con gli scienziati. La scienza non ci dice se è saggio
o no fare una certa cosa; si pronuncia soltanto sul "come" farla.
Per la scienza contano la precisione, il rigore dei metodi usati
nella ricerca; giudizi di altro genere sono fuori posto. Io critico
però il fatto che la scienza - e l'ingegneria genetica, in particolare -
postulino il principio secondo il quale "ciò che non si conosce,
non esiste" o, peggio ancora, "ciò che non siamo in grado di
spiegare, non esiste". Venti anni fa non si conoscevano né l'Aids
né i prioni responsabili del morbo della "mucca pazza". Queste
vicende dovrebbero averci insegnato che occorrono anni prima che
gli effetti disastrosi di scelte malaugurate si manifestino in gravi
flagelli. Ho studiato accuratamente tutta la documentazione
disponibile sulle piante transgeniche, e m'ispira viva inquietudine.
Insieme con l'opinione pubblica, mi chiedo se esista una "linea
gialla" che la scienza non deve superare".
| Quali risultati hanno dato gli ultimi sondaggi? |
"In Europa, il 60-80 per cento dei consumatori esprime forti
resistenze o un'aperta avversione agli alimenti transgenici. Negli
Usa, invece, i due terzi dei cittadini sono favorevoli".
| Sarà pure che la gente non è stata informata sufficientemente,
né in Europa né in Usa... |
"Il fatto più grave è che solo un europeo su quattro ritiene che i
regolamenti comunitari e le leggi nazionali siano in grado di
proteggere la popolazione dai rischi della transgenesi. Certo
l'opinione pubblica accetta più facilmente l'ingegneria genetica
quando produce vaccini e farmaci. Nessuno crede che si debba
sfidare la natura per realizzare costosi e inutili gadget
biotecnologici. Come il tabacco reso fosforescente da un gene di
medusa o il papavero che diventa nero grazie a un gene di corvo".
| Lei non si fida dell'ingegneria genetica. Ecco tutto. |
"È ancora una tecnologia empirica. Quando trapianta un gene da
un organismo a un altro, non sa in quale punto del genoma
ricevente il transgene andrà a fissarsi, né quali saranno tutti i
possibili effetti del trapianto. E nessuno può escludere che tutto
quel materiale genetico, instillato in un genoma nuovo, faccia
spuntare proprietà indesiderabili o addirittura nocive. Ormai i geni
sono diventati "acrobati", saltano in tutte le direzioni. Perciò si
deve pretendere, dalla biotecnologia, estrema circospezione e
saggezza. Perciò chiedo la moratoria. Non è ancora troppo tardi". |