RASSEGNA STAMPA

11 SETTEMBRE 2000
NICOLO' MATTEUCCI
IL LIMITE DELLA SCIENZA
E' un dogma per i laici l'assoluta libertà nella ricerca scientifica. Da liberale, seguace dell'individualismo metodologico, non amo temi così astratti e vorrei limitare il mio intervento sulla libertà della ricerca scientifica nel campo biologico. Inoltre il vero liberale non ha principi assoluti, cioè dogmi: il dubbio fa parte della sua natura e giunge e veri cónvincímenti solo attraverso le argomentazioni della ragione. Ora vorrei esporre le mie perplessità, o meglio le mie riserve su questo principio, perplessità e riserve nate da antiche e nuove letture. Mi riferirò a quattro autori tra loro assai lontani: non sono cattolici (il secondo e il terzo sono ebrei scappati dalla Germania per le persecuzioni naziste) e sono stati pubblicati in italiano da editori non cattolici.
Il primo autore è Gordon R. Taylor, che ha scritto La bomba biologica (Mondadori, 1968). Nel titolo si nota subito il richiamo alla bomba atomica. Taylor è uno studioso di scienze naturali e nei suoi scritti si è prevalentemente occupato a segiure i progressi delle scienze biomediche, analizzando ricerche, studi e rapporti di una infinità di scienziati, una cinquantina dei quali a un livello internazionale. Senza un chiaro progetto, i risultati di una ricerca individuale ricadono e favoriscono altre scoperte: secondo Taylor ci troviamo di fronte a una vera rivoluzione biologica già in atto. Egli presenta molte preoccupazioni morali di diversi scienziati per le responsabilità dei ricercatori in questo campo, che pienamente condivide. E' un appello ad arrestarsi, prima che sia troppo tardi, perché è in gioco il destino della specie umana.
Il secondo autore è Hannah Arendt, che ha scritto a metà del secolo scorso un libro affascinante, Vita activa (Bompiani, 1968). E' una penetrante analisi alla "condizione umana" che parte dal mistero della nascita, del venire al mondo: essa dà esistenza a ciò che prima non esisteva. Nell'uomo essa coglie tre attività: la prima è quella che lo rende eguale agli animali (mangiare, dormire, riprodursi); la terza è quella che lo differenzia da loro: la parola, la comunicazione, il discorso. E' l'uomo politico che non vive isolato ma convive con gli altri, dibattendo in una comunità linguistica i valori morali e politici ai quali ci si deve ispirare. La seconda attività è quella dell'uomo faber, che costruisce con la tecnica qualcosa altro da sé. Proprio per il valore che Hannah Arendt dà alla "vita" condanna ogni intrusione che si dà in essa da parte della tecnica. Di fronte ai problemi di bioetica, che già allora si davano, essa ha una conclusione recisa: essi non devono essere decisi e risolti né dai politici, portatori di interessi particolari, né dagli scienziati, chiusi nel fanatismo delle loro ricerche.
Sono problemi che riguardano tutti e quindi devono essere dibattuti nella e dalla comunità.
Il terzo autore è Hans Jonas. Uno dei più importanti filosofi tedeschi che si occupò - prima della forzata emigrazione - dello gnosticismo, ma poi il suo itinerario filosofico lo portò verso la modernità per cogliere il passaggio Dalla fede antica all'uomo tecnologico. La sua aspirazione è di fondare un'etica per la civiltà tecnologica: dei due volumi pubblicati da Einaudi raccomando il secondo, Tecnica, medicina ed etica (1997) perché è tutto dedicato ai problemi attuali della bioetica. Jonas ha un chiaro punto di riferimento: il principio di responsabilità. In base al quale giudica i fatti.
Egli è un avversario dell'utopia della speranza, quella del "sogno faustiano" di creare una nuova specie umana, controllando la propria evoluzione per migliorare la specie, sogno proprio di grandi scienziati come il biologo Jacques Monod e lo psicologo Burrus Skinner. E' contrario a quella bioetica che si ispira all'utilitarismo, che identifica e legittima tutti gli esperimenti. E' necessario mantenere l'integrità dell'uomo: anche se Dio è morto bisogna pensarlo e rispettarlo come immagine di Dio. Vi sono pertanto dei limiti alla bioetica, che un agire moralmente responsabile non può superare.
H quarto autore è Aldous Huxley. Scrittore e filosofo inglese scrisse due romanzi storici sul Seicento, che ebbero un grande successo. Avevano entrambi un nodo concettuale: il rapporto tra religione e politica nell'Eminenza grigia, la caccia alle streghe nei Diavoli di Loudun. Ma il successo gli arrise prima con un'altra opera, Il mondo nuovo (Mondadori, 1933 con infinite ristampe). Viene considerata un'"utopia negativa" perché la società che descrive non è veramente felice. Infatti è una società pianificata in nome della scienza. Gli uomini vengono prodotti in provetta con la clonazione e per ragioni di efficienza vengono biologicamente allevate diverse caste. I nati vengono condizionati con la tecnologia e con le droghe, hanno un mero benessere fisico senza emozioni e senza sentimenti. Un certo John, chiamato poi il Selvaggio, sfugge a questo controllo e dopo un lungo dialogo con il Governatore sceglierà di andare a vivere da solo in un faro abbandonato per vivere in libertà e in silenzio. Un fotografo degli umani lo scopre, poi la televisione e, infine, ci sono spedizioni per vedere "il Selvaggio". Ma l'ultima spedizione resta delusa: "il Selvaggio" si era impiccato nel suo faro terrorizzáto dalle masse. Nel 1958 Huxley tornò sull'argomento con Il ritorno al mondo nuovo per mostrare come l'evoluzione delle scoperte scientifiche avesse confermato le sue antiche intuizioni.
In questo viaggio verso l'ignoto non esiste quell'assoluta libertà rivendicata dai laici o dai laicisti. Per un liberale autentico non c'è libertà dove non ci sia anche responsabilità.
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vedi anche
Bioetica