RASSEGNA STAMPA

24 AGOSTO 2000
ENRICO NEGROTTI
"Non si tocchi l'embrione"
Altolà del Vaticano: a rischio la dignità umana
Documento della Pontificia Accademia per la Vita. Monsignor Sgreccia: interessi commerciali fanno trascurare ricerche alternative
"Immorale utilizzare embrioni umani". È un "no" deciso, ma ampiamente motivato e argomentato, quello che la Pontificia Accademia per la Vita ha espresso ieri in un documento contro gli esperimenti che per cercare le cellule staminali comportano la distruzione di embrioni umani. Proprio quelli a cui l'altro ieri il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ha assicurato l'erogazione di finanziamenti pubblici e che la scorsa settimana sono stati autorizzati dal governo britannico di Tony Blair. Eppure ricerche alternative sono possibili: quelle sulle cellule staminali presenti nell'adulto o quelle ricavate dal cordone ombelicale subito dopo la nascita. Ma "gli interessi commerciali spingono verso ricerche che sembrano più veloci e più facilemente utilizzabili" spiega monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita, che firma il documento insieme al presidente, professor Juan de Dios Vial Correa. La "Dichiarazione sulla produzione e uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane" sottolinea la grave immoralità e quindi illiceità degli esperimenti sugli embrioni umani, partendo dalle spiegazioni scientifiche. La cellula staminale ha infatti "capacità di auto-rinnovamento illimitato e prolungato" e "capacità di dare origine a cellule progenitrici dalle quali discendono cellule altamente differenziate". La preparazione di cellule staminali umane - spiega il documento - comporta la produzione di embrioni umani e/o la utilizzazione di quelli crioconservati dopo la fecondazione artificiale. L'embrione viene fatto sviluppare fino allo stadio di blastociste, che è poi distrutto con il prelevamento della massa cellulare interna, che messa in coltura porta alla formazione di linee cellulari capaci di moltiplicarsi conservando le caratteristiche delle cellule staminali.
Da qui inizia il lavoro dei ricercatori per fare sviluppare le cellule nei diversi tipi di tessuto. Ma la domanda del bioetico riguarda l'eticità della produzione o dell'utilizzazione di embrioni umani per la preparazione di cellule staminali. "La risposta - commenta monsignor Sgreccia - è negativa per diverse ragioni". Spiega infatti il Documento che "sulla base di una completa analisi biologica, l'embrione umano vivente è un soggetto umano con una ben precisa identità". Ne consegue che ha diritto alla sua vita e che ogni intervento che non sia a favore dello stesso embrione si costituisce come atto lesivo di tale diritto. "Pertanto - continua la Dichiarazione della Pontificia Accademia per la Vita - l'ablazione della massa cellulare interna della blastociste, che lede gravemente e irreparabilmente l'embrione umano, troncandone lo sviluppo, è un atto gravemente immorale e, quindi, gravemente illecito".
Nessun fine ritenuto buono, quale il possibile utilizzo per la cura di gravi malattie, "può giustificare tale intervento". E per un cattolico il Magistero della Chiesa ha sempre insegnato, a partire dall'enciclica "Evangelium Vitae", che "al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità" Altri problemi etici vengono affrontati dal Documento. Viene parimenti respinta la "clonazione terapeutica" che punti a produrre e poi distruggere embrioni per ricavare le cellule staminali. Altrettanto negativo il giudizio sul possibile utilizzo di cellule fornite da altri ricercatori o reperibili in commercio. Ma perché non vengono incoraggiate le ricerche che mirano a trovare le cellule staminali nell'individuo adulto? "La ragione addotta - spiega monsignor Sgreccia - è che tramite gli embrioni si ottenga un successo più sicuro, efficace e rapido. Mentre dall'altra parte la ricerca sulle cellule nell'adulto si prospetta ancora lunga.
In realtà sappiamo che esistono aziende che puntano a stoccare e commercializzare queste cellule e che quindi mirano ad avere una facilità di utilizzo in tempi rapidi. Ma tutto ciò non può "costare" il prezzo etico enorme del sacrificio di embrioni umani. Oltretutto - conclude Sgreccia - le ricerche sulle cellule adulte esistono e sono promettenti". Come conferma Salvatore Mancuso, direttore dell'Istituto di Ginecologia e Ostetricia all'Università Cattolica di Roma: "Siamo impegnati nelle alternative alla clonazione e siamo in procinto di formare dei grossi gruppi di ricerca nazionale indirizzati a questa area specifica della ricerca sulle cellule staminali. Abbiamo in mente un grande programma di raccolta del sangue del cordone ombelicale in prospettiva per tutti i bambini che nascono e di criopreservazione di questo materiale".
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Bioetica