"Non si tocchi l'embrione"Altolà del Vaticano: a rischio la dignità umana Documento della Pontificia Accademia per la Vita. Monsignor
Sgreccia: interessi commerciali fanno trascurare ricerche
alternative |
| "Immorale utilizzare embrioni umani". È un "no"
deciso, ma ampiamente motivato e argomentato, quello che la
Pontificia Accademia per la Vita ha espresso ieri in un documento
contro gli esperimenti che per cercare le cellule staminali
comportano la distruzione di embrioni umani. Proprio quelli a cui
l'altro ieri il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ha assicurato
l'erogazione di finanziamenti pubblici e che la scorsa settimana
sono stati autorizzati dal governo britannico di Tony Blair. Eppure
ricerche alternative sono possibili: quelle sulle cellule staminali
presenti nell'adulto o quelle ricavate dal cordone ombelicale
subito dopo la nascita. Ma "gli interessi commerciali spingono
verso ricerche che sembrano più veloci e più facilemente
utilizzabili" spiega monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della
Pontificia Accademia per la Vita, che firma il documento insieme
al presidente, professor Juan de Dios Vial Correa.
La "Dichiarazione sulla produzione e uso scientifico e terapeutico
delle cellule staminali embrionali umane" sottolinea la grave
immoralità e quindi illiceità degli esperimenti sugli embrioni
umani, partendo dalle spiegazioni scientifiche. La cellula
staminale ha infatti "capacità di auto-rinnovamento illimitato e
prolungato" e "capacità di dare origine a cellule progenitrici dalle
quali discendono cellule altamente differenziate".
La preparazione di cellule staminali umane - spiega il documento -
comporta la produzione di embrioni umani e/o la utilizzazione di
quelli crioconservati dopo la fecondazione artificiale. L'embrione
viene fatto sviluppare fino allo stadio di blastociste, che è poi
distrutto con il prelevamento della massa cellulare interna, che
messa in coltura porta alla formazione di linee cellulari capaci di
moltiplicarsi conservando le caratteristiche delle cellule staminali.
Da qui inizia il lavoro dei ricercatori per fare sviluppare le cellule
nei diversi tipi di tessuto. Ma la domanda del bioetico riguarda
l'eticità della produzione o dell'utilizzazione di embrioni umani
per la preparazione di cellule staminali. "La risposta - commenta
monsignor Sgreccia - è negativa per diverse ragioni". Spiega
infatti il Documento che "sulla base di una completa analisi
biologica, l'embrione umano vivente è un soggetto umano con una
ben precisa identità". Ne consegue che ha diritto alla sua vita e che
ogni intervento che non sia a favore dello stesso embrione si
costituisce come atto lesivo di tale diritto. "Pertanto - continua la
Dichiarazione della Pontificia Accademia per la Vita - l'ablazione
della massa cellulare interna della blastociste, che lede gravemente
e irreparabilmente l'embrione umano, troncandone lo sviluppo, è
un atto gravemente immorale e, quindi, gravemente illecito".
Nessun fine ritenuto buono, quale il possibile utilizzo per la cura
di gravi malattie, "può giustificare tale intervento". E per un
cattolico il Magistero della Chiesa ha sempre insegnato, a partire
dall'enciclica "Evangelium Vitae", che "al frutto della
generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va
garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto
all'essere umano nella sua totalità"
Altri problemi etici vengono affrontati dal Documento. Viene
parimenti respinta la "clonazione terapeutica" che punti a
produrre e poi distruggere embrioni per ricavare le cellule
staminali. Altrettanto negativo il giudizio sul possibile utilizzo di
cellule fornite da altri ricercatori o reperibili in commercio.
Ma perché non vengono incoraggiate le ricerche che mirano a
trovare le cellule staminali nell'individuo adulto? "La ragione
addotta - spiega monsignor Sgreccia - è che tramite gli embrioni si
ottenga un successo più sicuro, efficace e rapido. Mentre dall'altra
parte la ricerca sulle cellule nell'adulto si prospetta ancora lunga.
In realtà sappiamo che esistono aziende che puntano a stoccare e
commercializzare queste cellule e che quindi mirano ad avere una
facilità di utilizzo in tempi rapidi. Ma tutto ciò non può "costare"
il prezzo etico enorme del sacrificio di embrioni umani. Oltretutto
- conclude Sgreccia - le ricerche sulle cellule adulte esistono e
sono promettenti". Come conferma Salvatore Mancuso, direttore
dell'Istituto di Ginecologia e Ostetricia all'Università Cattolica di
Roma: "Siamo impegnati nelle alternative alla clonazione e siamo
in procinto di formare dei grossi gruppi di ricerca nazionale
indirizzati a questa area specifica della ricerca sulle cellule
staminali. Abbiamo in mente un grande programma di raccolta del
sangue del cordone ombelicale in prospettiva per tutti i bambini
che nascono e di criopreservazione di questo materiale". |