I cibi transgenici sono un pericoloDulbecco e Boncinelli Il Nobel perla medicina: "Milioni di persone li usano senza alcun problema Il genetista dell'ospedale San Raffaele: "Grande opportunità per il Terzo Mondo |
| Sui cibi transgenici il premio Nobel per la Medicina Renato Dulbecco è intervenuto recentemente dalle colonne di Repubblica: "Negli Usa centinaia di milioni dì cittadini consumano da anni cibi geneticamente modificati e non c'è mai stato nessun problema. Penso che dovrebbero essere prodotti ancora perché sono il vero vantaggio. Per esempio, si sta lavorando a introdurre un gene che rende le piante più resistenti alla siccità e al calore. Oppure un tipo di riso più ricco di vitamina A: in molti Paesi poveri c'è gente che perde la vista per mancanza di vitamina A. Questo riso geneticamente modificato sarebbe utile. In generale, penso comunque che sugli Ogm bisogna adottare delle misure di sorveglianza più strette di quelle che ci sono ora. Sono d'accordo che non si può prendere nulla per garantito. Occorre un sistema di monitoraggio molto accurato. Questo finora non è stato fatto".
Favorevole senza riserve ai cibi transgenici si dichiara il biologo Edoardo Boncinelli. In un'intervista a Rai Educational il genetista dell'ospedale San Raffaele di Milano ha precisato che i cibi transgenici costituiscono un'opportunità senza rischi per i paesi del Terzo Mondo: "Al momento attuale rischi io non riesco proprio a vederne. Purtroppo questo è un argomento in cui si utilizza molto poco il cervello e la razionalità e molto le spinte irrazionali. I vantaggi sono evidenti: si tratta di produrre più cibo, di qualità migliore e, conseguentemente, a un prezzo più basso".
Rispondendo alle preoccupazioni degli ambientalisti sui possibili rischi, Boncinellí ha chiarito che "non esiste nulla in questo mondo che sia a rischio zero".
"Un po' di rischio c'è in tutto e c'è sempre stato - ha precisato il ricercatore italiano -. Anche in questa iniziativa ci saranno dei rischi, ma non vale la pena solamente di fare allarmismi. Se parliamo di una valutazione scientifica, gli scienziati, quelli veri, una valutazione l'hanno già fatta. Il problema è che molte persone, che non sanno assolutamente nulla di questi argomenti, sono convinte che gli scienziati o sono stupidi o sono disonesti. In questo clima è ben difficile dialogare. Si può discutere, ma se non veniamo creduti, o per meglio dire, se non vengono creduti quelli che si occupano di queste ricerche, il confronto viene troncato immediatamente".
Boncinelli ha concluso sottolineando i grandi benefici ambientali delle piante transgeniche: "Quello che io posso immaginare e che molti colleghi vedono con chiarezza è che se tutto va come deve andare dì fatto diminuirà l'inquinamento ambientale. Perché se certe piante sono resistenti a certi agenti infettivi senza bisogno di tonnellate e tonnellate di sostanze chimiche sparse, quelle sì, nell'ambiente, di fatti ci sarà una maggiore pulizia dell'ecosistema, non un aggravamento dell'inquinamento ambientale. Alcuni pensano che questo sia un sogno, io penso che sia invece la pura verità".
D'accordo con il ricercatore italiano è anche Bernard Dixon, direttore della rivista Medical Science Research: "Già nei primi anni di questo millennio ci renderemo conto che molte delle attuali proteste contro gli alimenti geneticamente modificati sono ingiustificate. Se si permetterà agli scienziati di continuare le loro ricerche senza irragionevoli restrizioni, i prodotti potranno essere valutati da tutti. La biotecnologia può migliorare la produzione alimentare o creare prodotti agricoli più nutrienti. In tutto il mondo si otterranno benefici dalla varietà di piante resistenti al deterioramento, di alimenti che ridurranno la nostra dipendenza dagli animali e saranno più economici e più saporiti".
"La manipolazione genetica - continua Dixon - non si è dimostrata pericolosa. La biotecnologia consente di spostare i singoli geni da una pianta all'altra con precisione: così è molto più facile sapere come funzionerà un gene nel suo nuovo ambiente. La probabilità dì conseguenze inaspettate è molto ridotta".
Sulla stessa linea di Dixon si mostra il direttore del Max Plank Institute di Colonia, Francesco Salamini, che in un'intervista al settimanale Oggi sostiene: "Quello transgenico è il cibo più controllato al mondo, perché sappiamo esattamente quale gene andiamo a togliere e quale a mettere". |