RASSEGNA STAMPA

17 AGOSTO 2000
editoriale
Biogenesi, il futuro della medicina
Ma in Italia si punta più sulle "cellule bambine"
L'uso di cellule di embrioni umani è solo una delle possibili strade che i ricercatori si preparano a percorrere. Un'altra via consiste nell'utilizzare progenitrici (staminali) prelevate da tessuti adulti e nel trasformarle in cellule mature. In entrambi i casi l'obiettivo ultimo è riprogrammare le cellule. Per ottenere in laboratorio tessuti e organi umani da utilizzare per i trapianti, o cellule sane per sostituire quelle danneggiate da malattie degenerative, come il morbo di Parkinson, o da tumori.
Almeno in quattro celebri università americane (quella delle Hawaii in testa, seguita da Harvard, Yale e Berkeley) il futuro è cominciato e si chiama biogenesi. Stanno cioè nascendo laboratori in cui per la prima volta biologi molecolari, medici, bioingegneri, filosofi e chimici lavorano insieme per scoprire e imparare a controllare i segreti dello sviluppo cellulare.
Proprio uno dei pionieri degli studi sulla clonazione, Ryuzo Yanagimachi, che nei 1998 ha ottenuto il primo clone di un topo, si prepara a inaugurare il primo istituto per le ricerche sulla biogenesi nell'università delle Hawaii.
La nascita di un laboratorio di questo tipo è l'ulteriore passo in avanti di una rivoluzione che, secondo Carlo Alberto Redi, del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'università di Pavia, nei prossimi anni porterà "oltre il 50% degli addetti nella ricerca biomedica a servirsi delle nuove tecniche derivate dagli studi su sviluppo e differenziazione cellulare". In Europa non sono previsti istituti del genere. Secondo Redi la ricerca sugli embrioni umani permetterebbe "un enorme salto in avanti" nel trovare la risposta a quello che per ora è un mistero per i ricercatori come l'ovulo riesce a riprogrammare l'attività genetica del nucleo cellulare che viene inserito al suo interno?.
Intanto questo filone di ricerca procede a Pavia sugli embrioni di topo e utilizza una delle 6 macchine esistenti al mondo (unica in Europa) per la microchirurgia molecolare non invasiva.
Altre voci dal mondo della ricerca raccomandano cautela nell'uso di embrioni. Per Edoardo Boncinelli, del San Raffaele di Milano, è preferibile puntare sulle cellule staminali, le cellule bambine nascoste nei tessuti adulti. Un settore, ha detto, in cui l'Italia ha un ruolo di primo piano. Dello stesso parere il direttore dell'istítuto di biologia cellulare del Cnr, Glauco Tocchini Valentini. "E' chiaro - ha detto - che la medicina dei futuro è quella rigenerativa, ma si dovrebbe puntare alle cellule staminali, con farmaci che ne stimolino l'attività". Ed è molto e importante, ha concluso, "che in questa fase della ricerca la componente pubblica svolga un ruolo importante. La scienza può stabilire ciò che è possibile, ma solo mi cittadini possono pronunciarsi sulle scelte".
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