| Così Zarathustra parlò alla
teologia | "Avete sentito di quell'uomo folle che accese una lanterna alla
chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare
incessantemente: "Cerco Dio! Cerco Dio!"? (...) "Dove se n'è
andato Dio?" gridò "ve lo voglio dire! L'abbiamo ucciso - voi e
io! (...) Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!".
Queste famose righe, tolte da La gaia scienza (1882) di
Nietzsche, indicano, forse più profondamente di quanto si possa
intendere con una lettura di esse quale dichiarazione di ateismo, la
complessità del pensiero e della vita del loro autore. Nato il 15
ottobre 1844 a Röcken, nei pressi di Lipsia, da una famiglia per
tradizione dedita all'ufficio pastorale protestante, Friedrich
Nietzsche incarnerà sino alla follia, che lo accompagnò lungo gli
ultimi dieci anni della sua vita, conclusasi a Naumberg il 25
agosto 1900, la ricerca appassionata, intransigente, ascetica del
senso della vita, intrecciando inestricabilmente anelito alla
trascendenza e comprensione dell'impossibilità tragica di un suo
attingimento.
Per l'originalità e profeticità nel trattare problematiche che solo
nel Novecento assumeranno caratteristiche e portata rilevanti,
quali il crollo di valori morali bimillenari, l'incredulità e
l'ateismo, l'inqualificabilità dell'esistenza umana e persino la
labilità dello stesso soggetto uomo, fino al nihilismo, le opere di
Nietzsche sono state largamente lette superficialmente, spesso
interpretate strumentalmente. Chi (come il nazionalsocialismo) ne
ha fatto un teorico della superiorità razziale germanica, non solo
travisando le sue pagine sull'aristocraticità spirituale e la
disciplina interiore, ma espungendo il suo sistematico spregio di
ciò che è tedesco, sino alla rottura con la musica e la persona di
Richard Wagner; chi (ed è il caso degli intellettuali postmoderni
degli anni Sessanta e Settanta) un ateo non solo senza Dio, ma
apologeta del nihilismo più spensierato, dedito all'indifferentismo
astorico e irresponsabile delle società multimediali; chi
(soprattutto la cultura anglosassone) un decadente, segnato dalla
pazzia incipiente, privo di profondità di pensiero essendo al di
fuori del tradizionale ragionare filosofico.
Al di fuori del coro interpretativo, a unire polifonicamente i
fascismi e i marxismi, gli americanismi e i più avanzati laicismi
europei - che, come le "scimmie" di Così parlò Zarathustra
(1883-1885), nel ripetere rendono tutto piatto e spettacolarizzato,
senza comprendere lo spirito delle grandi opere attraverso
l'incarnazione personale - spiccano due rilevanti filosofi
contemporanei, Karl Jaspers e Martin Heidegger, nonché i filosofi
e i teologi cristiani, soprattutto cattolici, del Novecento, spesso
affascinati dalla figura integra, esicastica, ascetica del filosofo,
partecipe quasi cristicamente della sofferenza lungo la sua vita,
sublimandola negli scritti, eppure non sempre decisi nel prendere
posizione sul suo pensiero: fra tutti Hans Urs von Balthasar,
Henri de Lubac, Gabriel Marcel.
È negli anni Trenta che si avvia una vera e propria scoperta di
Nietzsche come pensatore metafisico, come filosofo che ha
ripensato radicalmente l'ontologia occidentale attraverso il ricorso
a un nuovo modo di scrivere di filosofia: l'aforisma e il
paradosso, il racconto e l'invettiva, l'illusione artistica e la
dissonanza esistenziale. La tesi di Jaspers è che lo spirito di
Nietzsche è profondamente cristiano, anche nella sua stessa critica
e lotta contro il cristianesimo. In Nietzsche viene pensata
radicalmente proprio quell'apertura alla trascendenza, incarnata
nella concreta vita umana, che è innanzitutto di Gesù Cristo e poi
del cristianesimo stesso, Heidegger è molto meno attento di
Jaspers a cristianizzare Nietzsche, se non altro per il senso
negativo, da un punto di vista filosofico, che ciò possa secondo
lui comportare, in quanto Nietzsche, attraverso la "volontà di
potenza", volere di volere, non farebbe che portare a compimento
l'essenza volontaristica e nihilistica dell'Occidente che lo unisce a
platonismo e cristianesimo nel ricondurre l'essere al volere.
In ambito cattolico le posizioni più nette sono quelle di padre de
Lubac, nel libro Il dramma dell'umanesimo ateo (1945) e di
Marcel, in L'uomo problematico (1955; editi in italiano presso
Jaca Book e Borla rispettivamente). Marcel si unisce a Jaspers,
affermando che il Dio di cui Nietzsche annuncia la scomparsa e la
morte è soltanto il Dio dei filosofi, il Dio metafisico inteso come
causa finale o primo motore, freddo e immobile, non il Dio della
fede, che Nietzsche invece aiuterebbe a riscoprire, riaprendo il suo
pensiero a un rapporto di libertà con Dio, fatto di ricerca,
preghiera, fede e invocazione. De Lubac invece legge esattamente
come anticristiano il pensiero di Nietzsche, ritenendolo tuttavia
illuminante nel prospettare come alla morte di Dio subentri anche
la morte dell'uomo, e non la sua liberazione come sostituto di
Dio.
La lettura tuttavia più interessante e originale di Nietzsche che sia
stata data da un teologo è poco nota, soprattutto in Italia, ed è
quella di von Balthasar in Apocalisse dell'anima tedesca
(1936-1939), una delle sue pochissime opere non ancora tradotte
in italiano. In Nietzsche, secondo von Balthasar, giunge a
compimento quello spirito e quella tradizione tedesca prometeica,
precisamente rivelandosi come "dionisiaco". Dioniso è la figura
del Dio sofferente, intesa da Nietzsche come simbolo per la sua
comprensione tragica dell'esistenza, sino all'accettazione degli
aspetti più dolorosi della vita. Nietzsche non è quindi soltanto il
"Dioniso contro il Crocefisso", quale si firmò in Ecce homo
(1888), ma innanzitutto colui che ha compreso come al cuore del
cristianesimo, prima di norme etiche o dogmatismi
filosofico-teologici, stia il Crocifisso, cioè il Dio che è morto per
noi sulla croce. |