RASSEGNA STAMPA

15 AGOSTO 2000
FRANCESCO TOMATIS
Così Zarathustra parlò alla teologia
Dopo Heidegger e Jaspers fioriscono dagli anni Trenta le letture cattoliche del "vero" Nietzsche
"Avete sentito di quell'uomo folle che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: "Cerco Dio! Cerco Dio!"? (...) "Dove se n'è andato Dio?" gridò "ve lo voglio dire! L'abbiamo ucciso - voi e io! (...) Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!". Queste famose righe, tolte da La gaia scienza (1882) di Nietzsche, indicano, forse più profondamente di quanto si possa intendere con una lettura di esse quale dichiarazione di ateismo, la complessità del pensiero e della vita del loro autore. Nato il 15 ottobre 1844 a Röcken, nei pressi di Lipsia, da una famiglia per tradizione dedita all'ufficio pastorale protestante, Friedrich Nietzsche incarnerà sino alla follia, che lo accompagnò lungo gli ultimi dieci anni della sua vita, conclusasi a Naumberg il 25 agosto 1900, la ricerca appassionata, intransigente, ascetica del senso della vita, intrecciando inestricabilmente anelito alla trascendenza e comprensione dell'impossibilità tragica di un suo attingimento. Per l'originalità e profeticità nel trattare problematiche che solo nel Novecento assumeranno caratteristiche e portata rilevanti, quali il crollo di valori morali bimillenari, l'incredulità e l'ateismo, l'inqualificabilità dell'esistenza umana e persino la labilità dello stesso soggetto uomo, fino al nihilismo, le opere di Nietzsche sono state largamente lette superficialmente, spesso interpretate strumentalmente. Chi (come il nazionalsocialismo) ne ha fatto un teorico della superiorità razziale germanica, non solo travisando le sue pagine sull'aristocraticità spirituale e la disciplina interiore, ma espungendo il suo sistematico spregio di ciò che è tedesco, sino alla rottura con la musica e la persona di Richard Wagner; chi (ed è il caso degli intellettuali postmoderni degli anni Sessanta e Settanta) un ateo non solo senza Dio, ma apologeta del nihilismo più spensierato, dedito all'indifferentismo astorico e irresponsabile delle società multimediali; chi (soprattutto la cultura anglosassone) un decadente, segnato dalla pazzia incipiente, privo di profondità di pensiero essendo al di fuori del tradizionale ragionare filosofico. Al di fuori del coro interpretativo, a unire polifonicamente i fascismi e i marxismi, gli americanismi e i più avanzati laicismi europei - che, come le "scimmie" di Così parlò Zarathustra (1883-1885), nel ripetere rendono tutto piatto e spettacolarizzato, senza comprendere lo spirito delle grandi opere attraverso l'incarnazione personale - spiccano due rilevanti filosofi contemporanei, Karl Jaspers e Martin Heidegger, nonché i filosofi e i teologi cristiani, soprattutto cattolici, del Novecento, spesso affascinati dalla figura integra, esicastica, ascetica del filosofo, partecipe quasi cristicamente della sofferenza lungo la sua vita, sublimandola negli scritti, eppure non sempre decisi nel prendere posizione sul suo pensiero: fra tutti Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac, Gabriel Marcel. È negli anni Trenta che si avvia una vera e propria scoperta di Nietzsche come pensatore metafisico, come filosofo che ha ripensato radicalmente l'ontologia occidentale attraverso il ricorso a un nuovo modo di scrivere di filosofia: l'aforisma e il paradosso, il racconto e l'invettiva, l'illusione artistica e la dissonanza esistenziale. La tesi di Jaspers è che lo spirito di Nietzsche è profondamente cristiano, anche nella sua stessa critica e lotta contro il cristianesimo. In Nietzsche viene pensata radicalmente proprio quell'apertura alla trascendenza, incarnata nella concreta vita umana, che è innanzitutto di Gesù Cristo e poi del cristianesimo stesso, Heidegger è molto meno attento di Jaspers a cristianizzare Nietzsche, se non altro per il senso negativo, da un punto di vista filosofico, che ciò possa secondo lui comportare, in quanto Nietzsche, attraverso la "volontà di potenza", volere di volere, non farebbe che portare a compimento l'essenza volontaristica e nihilistica dell'Occidente che lo unisce a platonismo e cristianesimo nel ricondurre l'essere al volere. In ambito cattolico le posizioni più nette sono quelle di padre de Lubac, nel libro Il dramma dell'umanesimo ateo (1945) e di Marcel, in L'uomo problematico (1955; editi in italiano presso Jaca Book e Borla rispettivamente). Marcel si unisce a Jaspers, affermando che il Dio di cui Nietzsche annuncia la scomparsa e la morte è soltanto il Dio dei filosofi, il Dio metafisico inteso come causa finale o primo motore, freddo e immobile, non il Dio della fede, che Nietzsche invece aiuterebbe a riscoprire, riaprendo il suo pensiero a un rapporto di libertà con Dio, fatto di ricerca, preghiera, fede e invocazione. De Lubac invece legge esattamente come anticristiano il pensiero di Nietzsche, ritenendolo tuttavia illuminante nel prospettare come alla morte di Dio subentri anche la morte dell'uomo, e non la sua liberazione come sostituto di Dio. La lettura tuttavia più interessante e originale di Nietzsche che sia stata data da un teologo è poco nota, soprattutto in Italia, ed è quella di von Balthasar in Apocalisse dell'anima tedesca (1936-1939), una delle sue pochissime opere non ancora tradotte in italiano. In Nietzsche, secondo von Balthasar, giunge a compimento quello spirito e quella tradizione tedesca prometeica, precisamente rivelandosi come "dionisiaco". Dioniso è la figura del Dio sofferente, intesa da Nietzsche come simbolo per la sua comprensione tragica dell'esistenza, sino all'accettazione degli aspetti più dolorosi della vita. Nietzsche non è quindi soltanto il "Dioniso contro il Crocefisso", quale si firmò in Ecce homo (1888), ma innanzitutto colui che ha compreso come al cuore del cristianesimo, prima di norme etiche o dogmatismi filosofico-teologici, stia il Crocifisso, cioè il Dio che è morto per noi sulla croce.
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