| Bertrand Russell, "La visione scientifica del mondo", Roma-Bari 2000, pagg. 194, L. 13.000. | Fra ì molti esempi della produzione "popolare" o divulgativa proposti da Bertrand Russell nella sua più che cinquantennale carriera di intellettuale impegnato, La visione scientifica del mondo (The Scientific Outlook) spicca per acume, interesse e preveggenza, oltre che per la straordinaria efficacia di una prosa, nello stesso tempo chiara e sottile. Bene dunque ha fatto la Laterza a proporne nella sua collana Economica una nuova edizione (basata su una versione del 1982, con prefazione di Marcello Pera) che mette a disposizione del lettore attuale quello che può ancora considerarsi un utile strumento di riflessione sull'avvenire della "società scientifica".
Scritto nel 1931 e rivisto nel '49, il testo si pone come obiettivo dichiarato l'esame di tre questioni: (a) la natura e l'ambito della conoscenza scientifica,- (b) la crescita del potere di manipolazione reso possibile dallo sviluppo della "tecnica scientifica", (e) i cambiamenti nella vita sociale e nelle istituzioni che lo scienza moderna mette a disposizione dell'umanità.
Se tutto il libro è pieno di spunti interessanti, è soprattutto rispetto a quest'ultimo aspetto che le considerazioni di Russell appaiono tanto acute quanto preveggenti. Nel delineare il tipo di società che la scienza può instaurare egli disegna infatti scenari ed esprime preoccupazioni che abbiamo imparato a conoscere attraverso l'opera di pensatori come Orwell, o Huxley (come ricorda opportunamente Pera, Russell giunse a lamentarsi con qualche ragione - di come Brave New World di Huxley apparisse "soltanto un'estensione dei due penultimi capitoli" del suo libro). In questo quadro le analisi russelliane circa l'enorme potere di manipolazione e controllo dell'individuo che la scienza mette a disposizione di governi e istituzioni appaiono oggi persino più giustificate di quando vennero formulate, così come valida appare la sua esortazione alla creazione di un mondo in cui alla (in sé positiva) crescita nella "conoscenza" corrisponda un eguale aumento nella "saggezza".
Sarebbe però un errore accostarsi a questo testo soltanto nell'ottica delle anticipazioni. Al contrario esso mantiene tutto intatto il suo duplice valore di proposta di contenuti di riflessione ancora attuali, e di illustrazione di un metodo di pensiero, che per coraggio e onestà intellettuale ha molto da insegnare ai lettori e (soprattutto) ai pensatori contemporaneo. |