RASSEGNA STAMPA

12 AGOSTO 2000
LUIGI TIVELLI
La felicità? Un diritto in teoria, un attimo fuggente in pratica
Attualmente è il filone editoriale più in voga. Tre libri esprimono pareri contrastanti
"LA FELICITA' è come la verità: non la si ha, ci si è. Per questo nessuno che sia felice può sapere di esserlo. Per vedere la felicità, ne dovrebbe uscire". Così si pronunciava Adorno nei Minima Moralia.
D'altronde l'aspirazione alla felicità è un valore che sta a fondamento della stessa convivenza organizzata. Già Jeremy Bentham affermava che "la più grande felicità per il più gran numero di persone è il fondamento della morale e della legislazione". Il tema della felicità sembra rappresentare uno dei più ricchi e compositi filoni editoriali dell'estate 2000.
Alessandro Carrera e Filippo La Porta ci offrono sei saggi - tre autori italiani e tre scrittrici americane - in cui la felicità viene rappresentata come dovere ed elaborata tra riflessioni e autobiografia. (Il dovere della felicità, Baldini & Castoldi, 186 pagine, 25.000 lire) Carrera nel suo saggio ricorda il secondo paragrafo della dichiarazione di indipendenza letta da Thomas Jefferson davanti al Congresso americano "riteniamo queste verità di per sé evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che il loro creatore li ha forniti di alcuni inalienabili diritti, tra questi vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità" (pursuit of happiness). Un filone che d'altronde si era affermato nell'illuminismo europeo, dominando il settecento francese e che sarebbe stato poi riaffermato dalla dichiarazione francese dei diritti dell'uomo: "lo scopo della società e la felicità comune (bonheur)". La tentazione di trasformare la felicità in un dovere sociale non è da imputare solo all'America di Jefferson ma è stata ricorrente anche per tanti scrittori moralisti europei: Alain nel 1928, nel suo Propos sur le bonheur, scrive che "essere felici è un dovere non solo per sé stessi ma anche verso gli altri". Anche Leopardi nel 1912, nella sua "dissertazione sopra la felicità", sottolinea l'esigenza di raggiungere, "una felicità civile" che consiste "nella somma di tutti i beni che si convengono alla natura dell'uomo". In parte diverso è l'approccio di Salvatore Natoli (La felicità di questa vita, Mondadori, 185 pagine, 29.000 lire), che con l'aiuto di una cassetta degli attrezzi basata sulla filosofia teoretica, ci illustra "perché la felicità appartiene alla nostra vita e noi ad essa". Il lavoro di Natoli ripercorre in termini efficaci e insieme evocativi i sentieri della vita, filtrati attraverso le stagioni dell'esistenza: nascere, abitare, provare il dolore, sentire la felicità, vivere la vecchiaia, saper morire. La felicità secondo il filosofo milanese si può gustare appieno nell'attimo ma va valutata nel corso di tutta una vita interamente compiuta. Per questo, per essere felici gli uomini devono essere dei virtuosi dell'esistenza, in quanto la virtù è l'indispensabile "esercizio di stile" per raggiungere la felicità. Ancora diverso è un terzo contributo in libreria in queste settimane, dal titolo Il successo è esser felici, di Roberto Shinyashiki, psichiatra ed esperto di comunicazioni, guru brasiliano della felicità (Mondadori, 177 pagine, 25.000 lire). L'autore, com'è abituato a sostenere nelle conferenze e nei seminari che svolge in tutto il mondo, ci insegna che la felicità è a portata di mano: "basta saperla riconoscere ed afferrare". Il libro vuole essere una via di mezzo fra un vademecum e una borsa degli attrezzi per trasformare la propria vita, passando dall'infelicità alla felicità, attraverso il racconto di storie vissute, ricordi ed esperienze personali. E' questa la via - secondo l'autore - per "far luce sulle proprie aspirazioni e mettere a nudo senza paura i propri obiettivi, capendo che cosa desideriamo". Un proverbio arabo dice che "sognare è gratis, ma realizzare un sogno costa molto". Essere sognatori è però in ogni caso molto importante. Come dice John Lennon "puoi dire che sono un sognatore, ma non sono l'unico; spero che un giorno ti unirai a noi e che il mondo sarà un luogo solo".
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