Jacques Monod, l'uomo che divinizzò il CasoTrent'anni fa usciva il famoso libro del
premio Nobel per la medicina. Un testo che suscitò
entusiasmi e critiche Studiando le funzioni biologiche arrivò a concludere che la vita è una
pura contingenza |
| Trent'anni fa usciva Il caso e la necessità di Jacques
Monod, un libro sulla natura della vita destinato a fare epoca. La
biologia molecolare cominciava allora a muovere i primi passi,
era stato appena decifrato il codice genetico e tutto quello che si
conosceva riguardava quasi esclusivamente il mondo dei batteri.
Ciononostante, si viveva una grande eccitazione per quello che
appariva manifestamente come l'inizio di una nuova era: per la
prima volta l'uomo si accingeva a comprendere i meccanismi
fondamentali della vita. Monod stesso aveva contribuito a
inaugurare quest'era, chiarendo alcuni aspetti della regolazione
delle funzioni biologiche. Il libro di Monod è in primo luogo un
libro di idee. Dietro la facciata di un'opera di divulgazione,
Monod propone una particolare concezione della vita, e quindi
anche della nostra vita, nei suoi rapporti con il cosmo e con le
forze che lo governano, che è largamente condivisa dai biologi
molecolari, ma che si presentò allora come una novità per la
maggior parte delle persone della strada e come una frustata per
molti, moltissimi intellettuali di varie convinzioni. In effetti,
Monod stava soltanto portando avanti un discorso già iniziato da
Darwin, arricchendolo con informazioni e considerazioni tipiche
della propria epoca. Che cosa c'è allora di tanto nuovo e audace
nel libro di Monod? Innanzi tutto la lucidità e la consequenzialità
delle argomentazioni, e in secondo luogo il coraggio di trarre le
logiche conseguenze dalle osservazioni sperimentali che si
andavano accumulando. Il tutto illuminato da una grandissima
intelligenza e da una notevole inclinazione per le domande di
carattere fondamentale: C'è qualcosa di peculiare e di esclusivo
nei fenomeni biologici? Per spiegarli, sono necessari principi
nuovi e diversi oppure bastano quelli della fisica e della chimica
delle molecole? C'è un disegno o un progetto dietro l'origine e
l'evoluzione delle forme viventi? Se non un'intenzionalità, si può
riscontrare almeno una direzionalità nel processo evolutivo?
Esiste un rapporto di necessità fra i fenomeni biologici e ciò che
si sa del comportamento delle molecole? Era inevitabile che
nascesse la vita? A tutte queste domande Monod rispondeva
chiaramente di no. La vita infatti può essere completamente
spiegata in termini di chimica-fisica di certi particolari stati della
materia, organizzati in certe strutture particolari. Tutti gli
organismi, una volta originatisi, si modificano ed evolvono grazie
a una continua produzione d'individui varianti all'interno di ogni
popolazione e all'azione dell'ambiente circostante - rappresentato
dalla natura del terreno, dalle condizioni meteorologiche e dalle
specie che vi risiedono - che premia selettivamente alcune classi
di individui e ne penalizza altre. Nessun organismo è stato
progettato e realizzato in un'unica seduta. E' nato invece dalla
sovrapposizione di piani di costruzione messi in atto a più riprese
e combinati fra di loro secondo criteri puramente opportunistici.
Il primo e unico scopo è quello di assicurare la continuità di
quella data specie o del vivente in generale. Tutto qui, senza tanti
fronzoli, recriminazioni o compiacimenti.
Si sa però che i fronzoli piacciono molto agli esseri umani,
specialmente quando servono a concludere che noi uomini ci
troviamo al centro dell'universo e che siamo oggetto di
particolari attenzioni. Ma era proprio questo che Monod negava,
direi che si negava e che ci negava, ed è questo che non gli fu
lasciato passare da più di uno. Fu in effetti un libro molto letto,
grazie alla notorietà dell'autore, premio Nobel per la medicina nel
1965, e alla chiarezza con la quale è scritto. Per questa sua vasta
diffusione è stato oggetto dei commenti più svariati provenienti
dagli ambienti più diversi. In genere si è reagito con sorpresa o
quasi con stizza alla sicurezza e alla perentorietà di alcune sue
affermazioni, viste essenzialmente come animate da un certo
pessimismo e vissute talvolta come oltraggiose e quasi ree di lesa
maestà. I più concilianti fra i suoi critici avanzarono l'ipotesi che
forse stava esagerando, come capita di solito ai neofiti. Monod
non esagerava affatto. Aveva visto giusto.
Per chi abbia assimilato la lezione di Darwin e del
neodarwinismo, in quest'opera non si riscontrano ulteriori
elementi per una visione pessimistica delle cose del mondo, né la
caduta di altri dei. Il libro è animato anzi da un grande
entusiasmo, da un'immensa fiducia nella potenza della ragione
umana, da un calcolato orgoglio e vi si respira perfino un
profumo di eroismo. Sì, siamo soli e figli del caso, ma ne
abbiamo fatta e ne faremo di strada. Soprattutto saremo in grado
di capire sempre di più questo universo che ci circonda, che
sostanzialmente ci ignora e che non si lascia comprendere tanto
facilmente. Tutto ciò l'abbiamo potuto fare grazie alla nostra
complessità, che è poi alla base della nostra libertà, e alla gratuità
dei fenomeni biologici. E' soprattutto l'illustrazione del concetto
di gratuità che dobbiamo a Monod. Come tra le parole e gli
oggetti che queste designano non c'è alcun rapporto di necessità -
il cane si poteva chiamare in moltissime maniere diverse ed è
infatti chiamato in maniera diversa in ciascuna delle migliaia di
lingue oggi esistenti - così le istruzioni biologiche, che sono
essenzialmente un messaggio, non sono legate da un rapporto di
necessità chimica con le molecole che le custodiscono. Con gli
stessi componenti elementari del DNA si possono comporre i
messaggi più diversi e proteine simili possono compiere azioni
molto diverse negli opportuni contesti. La vita è il regno della
contingenza e noi stessi siamo il prodotto di una serie di eventi
accidentali che nessuno si rassegna ad accettare come tali. Ma la
contingenza è anche la compagna silenziosa della libertà. La
visione austera, quasi ascetica, del nostro rapporto con il mondo
che Monod ci propone può condurre a una lucida disperazione
oppure a un'orgogliosa assunzione di responsabilità. La natura ci
mette in grado di raggiungere molti obbiettivi, ma non ci obbliga
a farlo, né in un senso né in un altro. Siamo noi che dobbiamo
decidere. Tale è in fondo il messaggio centrale di questa grande,
grandissima opera di cultura. Messaggio, come si vede, quanto
mai attuale. |