RASSEGNA STAMPA

1 AGOSTO 2000
BENJAMIN
Gli eredi irresponsabili
Uno scritto del 1932 sull'Archivio del pensatore
La recensione di Walter Benjamin a Nietzsche e al suo Archivio, apparve nel 1932 in Die literarische Welt, e successivamente nel Gesammelte Schriften.
Si tratta di un inedito per l'Italia.
Il barone Friedrich von Schennis, che Else Lasker-Schüler ha descritto in modo indimenticabile nei suoi Volti, era solito narrare una storia la cui veridicità non è certo da considerarsi dimostrata, ma che anche se fosse inventata rende palpabile l'orrore che assaliva i benpensanti all'idea dell'attività dell'Archivio Nietzsche nei primi anni. Egli descriveva la lunga tavola apparecchiata che, accostata da un lato a un piccolo podio, era allestita per festeggiare uno degli ultimi compleanni di Nietzsche nella casa di Weimar, di cui egli occupava il piano superiore. Un siparietto viola separava inizialmente il podio dalla sala in cui si svolgeva il banchetto, ma - raccontava Schennis - verso la sua conclusione esso si era aperto, lasciando scorgere l'ammalato seduto su uno scanno e paludato in una veste simile a una toga.
Episodi scandalosi, il più tangibile dei quali è stato la consegna di Nietzsche al ciarlatano Langbehn, che hanno precocemente colmato una cerchia di conoscitori di diffidenza verso l'atteggiamento assunto dalla sorella - "la sorella nota in tutta la città del fratello famoso in tutto il mondo", come l'ha definita S. Friedlaender - nei confronti dell' eredità del pensatore. Il primo segnale d'allarme è stato lanciato dal libro di Bernoulli, Franz Overbeck e Friedrich Nietzsche, e dal processo, seguito alla sua pubblicazione, che ancora oggi viene rievocato da una quantità di passi censurati nell'edizione originale. I chiarimenti circa le negligenze e gli arbitri nell'edizione e nella gestione del lascito nietzschiano sono proceduti di pari passo con l'emergere delle macchinazioni volte a mettere in discredito la personalità esemplare di Overbeck.
Successivamente, in occasione del dibattito sul periodo di proprietà riservata per le opere artistiche e letterarie, la Literarische Welt ha avanzato la richiesta di una legge-Nietzsche che ne ponesse generalmente al sicuro il lascito letterario e artistico dall'uso irresponsabile da parte degli eredi. Nel novero delle azioni dirette contro l'Archivio vanno inseriti anche i libri di Podach. Ciò non significa che si tratti di scritti polemici, ma solo che anche in questo ristretto settore della storia contemporanea la situazione è divenuta talmente critica che ogni dichiarazione autorevole va a pesare fin dal principio su uno dei due piatti della bilancia.
Per il resto proprio la lotta contro lo spirito dell'Archivio dovrebbe ricevere un nuovo impulso dagli ultimi avvenimenti tedeschi. Non v'è luogo in cui durante l'era guglielmina la mobilitazione di quel filisteismo provinciale che oggi esibisce i suoi frutti politici sia stata preparata con maggiore accuratezza che nell'Archivio. Se dunque la lotta contro questo istituto all'inizio sembrava avere solo un carattere privato, in seguito ne ha acquisito uno giuridico, mentre attualmente se ne può già riconoscere quello politico, soprattutto quello al cui riguardo è disponibile la raccolta di documenti relativi alla spedizione sudamericana di Bernhard Förster contenuta nell'ultimo libro di Podach.
Al fianco di questo Förster - a capo più che al seguito della spedizione - Elisabeth Förster-Nietzsche compì nel 1884 un viaggio in Paraguay per conquistare al nibelunghismo quella sede sulla terra che più tardi ella voleva assicurargli in spiritu nell'opera del fratello. L'Autore descrive dettagliatamente la sequenza di episodi vergognosi che fecero fallire quei progetti coloniali. Sui personaggi che emersero nell'ambiente più vicino a Nietzsche il libro getta una nuova luce, ma raramente essa è solare. Tutti coloro che vengono chiamati in causa, madre e sorella, Rohde, Peter Gast, Langbehn - sempre che siano mai stati all'altezza di Nietzsche - nell'uno o nell'altro stadio del suo sviluppo hanno dovuto separarsi da lui, e sia che a ciò poi si sia aggiunto o meno il raffreddarsi dei rapporti esteriori, queste tappe sono rimaste comunque tormentose.
Nietzsche le percepì nel contempo come tappe sulla via della "estirpazione dello spirito tedesco a favore del "Reich tedesco"". Il che peraltro non ha impedito che lo si sia a sua volta stigmatizzato come fondatore del Reich. Podach ha anche riconosciuto che alla cattiva stilizzazione sacrale dell'immagine di Nietzsche ha corrisposto puntualmente la messa in discredito di Overbeck: "Ciò che è stato scritto su Overbeck da un K. Strecker e da un R.M. Meyer fino a Kurt Hildebrandt, e il modo in cui lo si è scritto, rappresenta un record assolutamente ineguagliabile del più volgare servilismo nei confronti dell'Archivio, ed è frutto di un'ignoranza senza precedenti... La figura più degna con cui Nietzsche venne a stretto contatto, l'uomo a cui sembra dedicato il detto che "gli studiosi sono più nobili degli artisti", colui che in un panorama di moderazione più autoimposta che istintiva possedette e valorizzò inflessibilmente ciò che Nietzsche esigeva dallo studioso capace, ovvero "di avere in corpo gli istinti di un capace militare", il pensatore che, prima di Nietzsche, formulò autonomamente e con incorruttibile sobrietà problemi che questi sollevò appassionatamente... quest'uomo nella bibliografia tedesca su Nietzsche fu fatto passare nel migliore dei casi come una sorta di amministratore lasciato dal filosofo a Basilea".
Ma la catastrofe fece emergere subito anche esteriormente la gerarchia interiore dell'ambiente. Solo Overbeck si recò a Torino. Le circostanze di tale catastrofe sono state registrate da Podach in un primo libro, Il tracollo di Nietzsche. Può restare in sospeso se i suoi risultati - ovvero il tentativo di spiegare la follia di Nietzsche in termini psicogenetici - siano convincenti in assoluto, ma è certo che essi sono superiori alle versioni circa l'origine della malattia derivanti dall'entourage dell'Archivio, in particolare alla famosa "psicosi da haschisch". Tuttavia, se ancora di recente si è nuovamente tentato di liquidare le tesi di Podach ricorrendo a costruzioni siffatte, ciò è accaduto senz'altro non solo per eludere la conclusione secondo cui "siamo di fronte a un uomo che è uscito di senno a causa della sua hybris intellettuale", ma anche per timore di includere in qualche modo nel blocco speculativo di Nietzsche gli abissi che si spalancarono nelle ultime settimane della sua esistenza. Poiché sono proprio questi abissi a separarlo per sempre dallo spirito intrigante e filisteo che regna nell'Archivio Nietzsche.
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