Gli eredi irresponsabili| Uno scritto del 1932
sull'Archivio del pensatore |
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La recensione di Walter Benjamin a
Nietzsche e al suo Archivio, apparve nel
1932 in Die literarische Welt, e
successivamente nel Gesammelte Schriften.
Si tratta di un inedito per l'Italia. |
Il barone Friedrich von Schennis, che Else
Lasker-Schüler ha descritto in modo
indimenticabile nei suoi Volti, era solito
narrare una storia la cui veridicità non è
certo da considerarsi dimostrata, ma che
anche se fosse inventata rende palpabile
l'orrore che assaliva i benpensanti all'idea
dell'attività dell'Archivio Nietzsche nei
primi anni. Egli descriveva la lunga tavola
apparecchiata che, accostata da un lato a un
piccolo podio, era allestita per festeggiare
uno degli ultimi compleanni di Nietzsche
nella casa di Weimar, di cui egli occupava
il piano superiore. Un siparietto viola
separava inizialmente il podio dalla sala in
cui si svolgeva il banchetto, ma -
raccontava Schennis - verso la sua
conclusione esso si era aperto, lasciando
scorgere l'ammalato seduto su uno scanno
e paludato in una veste simile a una toga.
Episodi scandalosi, il più tangibile dei
quali è stato la consegna di Nietzsche al
ciarlatano Langbehn, che hanno
precocemente colmato una cerchia di
conoscitori di diffidenza verso
l'atteggiamento assunto dalla sorella - "la
sorella nota in tutta la città del fratello
famoso in tutto il mondo", come l'ha
definita S. Friedlaender - nei confronti dell'
eredità del pensatore. Il primo segnale
d'allarme è stato lanciato dal libro di
Bernoulli, Franz Overbeck e Friedrich
Nietzsche, e dal processo, seguito alla sua
pubblicazione, che ancora oggi viene
rievocato da una quantità di passi censurati
nell'edizione originale. I chiarimenti circa
le negligenze e gli arbitri nell'edizione e
nella gestione del lascito nietzschiano sono
proceduti di pari passo con l'emergere delle
macchinazioni volte a mettere in discredito
la personalità esemplare di Overbeck.
Successivamente, in occasione del dibattito
sul periodo di proprietà riservata per le
opere artistiche e letterarie, la Literarische
Welt ha avanzato la richiesta di una
legge-Nietzsche che ne ponesse
generalmente al sicuro il lascito letterario e
artistico dall'uso irresponsabile da parte
degli eredi. Nel novero delle azioni dirette
contro l'Archivio vanno inseriti anche i
libri di Podach. Ciò non significa che si
tratti di scritti polemici, ma solo che anche
in questo ristretto settore della storia
contemporanea la situazione è divenuta
talmente critica che ogni dichiarazione
autorevole va a pesare fin dal principio su
uno dei due piatti della bilancia.
Per il resto proprio la lotta contro lo
spirito dell'Archivio dovrebbe ricevere un
nuovo impulso dagli ultimi avvenimenti
tedeschi. Non v'è luogo in cui durante l'era
guglielmina la mobilitazione di quel
filisteismo provinciale che oggi esibisce i
suoi frutti politici sia stata preparata con
maggiore accuratezza che nell'Archivio. Se
dunque la lotta contro questo istituto
all'inizio sembrava avere solo un carattere
privato, in seguito ne ha acquisito uno
giuridico, mentre attualmente se ne può già
riconoscere quello politico, soprattutto
quello al cui riguardo è disponibile la
raccolta di documenti relativi alla
spedizione sudamericana di Bernhard
Förster contenuta nell'ultimo libro di
Podach.
Al fianco di questo Förster - a capo più che
al seguito della spedizione - Elisabeth
Förster-Nietzsche compì nel 1884 un
viaggio in Paraguay per conquistare al
nibelunghismo quella sede sulla terra che
più tardi ella voleva assicurargli in spiritu
nell'opera del fratello. L'Autore descrive
dettagliatamente la sequenza di episodi
vergognosi che fecero fallire quei progetti
coloniali. Sui personaggi che emersero
nell'ambiente più vicino a Nietzsche il
libro getta una nuova luce, ma raramente
essa è solare. Tutti coloro che vengono
chiamati in causa, madre e sorella, Rohde,
Peter Gast, Langbehn - sempre che siano
mai stati all'altezza di Nietzsche - nell'uno
o nell'altro stadio del suo sviluppo hanno
dovuto separarsi da lui, e sia che a ciò poi
si sia aggiunto o meno il raffreddarsi dei
rapporti esteriori, queste tappe sono
rimaste comunque tormentose.
Nietzsche le percepì nel contempo come
tappe sulla via della "estirpazione dello
spirito tedesco a favore del "Reich
tedesco"". Il che peraltro non ha impedito
che lo si sia a sua volta stigmatizzato come
fondatore del Reich. Podach ha anche
riconosciuto che alla cattiva stilizzazione
sacrale dell'immagine di Nietzsche ha
corrisposto puntualmente la messa in
discredito di Overbeck: "Ciò che è stato
scritto su Overbeck da un K. Strecker e da
un R.M. Meyer fino a Kurt Hildebrandt, e
il modo in cui lo si è scritto, rappresenta un
record assolutamente ineguagliabile del più
volgare servilismo nei confronti
dell'Archivio, ed è frutto di un'ignoranza
senza precedenti... La figura più degna con
cui Nietzsche venne a stretto contatto,
l'uomo a cui sembra dedicato il detto che
"gli studiosi sono più nobili degli artisti",
colui che in un panorama di moderazione
più autoimposta che istintiva possedette e
valorizzò inflessibilmente ciò che
Nietzsche esigeva dallo studioso capace,
ovvero "di avere in corpo gli istinti di un
capace militare", il pensatore che, prima di
Nietzsche, formulò autonomamente e con
incorruttibile sobrietà problemi che questi
sollevò appassionatamente... quest'uomo
nella bibliografia tedesca su Nietzsche fu
fatto passare nel migliore dei casi come
una sorta di amministratore lasciato dal
filosofo a Basilea".
Ma la catastrofe fece emergere subito
anche esteriormente la gerarchia interiore
dell'ambiente. Solo Overbeck si recò a
Torino. Le circostanze di tale catastrofe
sono state registrate da Podach in un primo
libro, Il tracollo di Nietzsche. Può restare
in sospeso se i suoi risultati - ovvero il
tentativo di spiegare la follia di Nietzsche
in termini psicogenetici - siano convincenti
in assoluto, ma è certo che essi sono
superiori alle versioni circa l'origine della
malattia derivanti dall'entourage
dell'Archivio, in particolare alla famosa
"psicosi da haschisch". Tuttavia, se ancora
di recente si è nuovamente tentato di
liquidare le tesi di Podach ricorrendo a
costruzioni siffatte, ciò è accaduto
senz'altro non solo per eludere la
conclusione secondo cui "siamo di fronte a
un uomo che è uscito di senno a causa
della sua hybris intellettuale", ma anche per
timore di includere in qualche modo nel
blocco speculativo di Nietzsche gli abissi
che si spalancarono nelle ultime settimane
della sua esistenza. Poiché sono proprio
questi abissi a separarlo per sempre dallo
spirito intrigante e filisteo che regna
nell'Archivio Nietzsche. |