| 250 ANNI FA MORIVA
IL GRANDE COMPOSITORE | La mattina del 28 luglio 1750 Johann
Sebastian Bach si svegliò, e vide la luce.
Non la vedeva da tempo, perché due
operazioni agli occhi effettuate qualche
mese prima l'avevano lasciato praticamente
cieco. La sera morì, lasciando incompiuta
una grande fuga su un tema di quattro note:
"si bemolle, la, do, si" in notazione italiana,
o "B-A-C-H" in notazione tedesca. Già in
altre opere, ad esempio nella Passione
secondo Matteo e nella Messa in si bemolle
minore, Bach aveva citato il proprio nome
in musica in momenti cruciali: lo
considerava infatti una rappresentazione
della croce, a causa del suo andamento a
zig-zag sul pentagramma.
Sostituendo le lettere dell'alfabeto con i
numeri corrispondenti (1 per la A, 2 per la
B, eccetera) "Bach" diventa "2138", e
sommando le cifre si ottiene 14. La grande
fuga lasciata incompiuta è appunto la
quattordicesima dell'Arte della fuga, e il
numero ricorre spesso nell'opera di Bach.
Ad esempio, nella Fantasia corale sul tema
"Sto di fronte al tuo trono", l'ultima opera
che Bach terminò: il tema è di 14 note,
l'intera melodia di 41. L'ultimo numero è
ovviamente l'inverso di 14, ma corrisponde
anche a "J. S. Bach".
Si può sostenere che non c'è nessun
significato recondito nella numerologia
bachiana: così argomenta scherzosamente
Malcom Boyd, in una biografia che (guarda
caso) consta di 14 capitoli, 41 esempi
musicali e 14 figure, di cui la
quattordicesima è quella di Bach. Più
seriamente, si può supporre che Bach fosse
sensibile a certi aspetti logico-matematici
della musica, com'era d'altronde nell'aria
in quel periodo.
Già Leibniz aveva sostenuto che "la musica
è l'esercizio matematico nascosto di una
mente che calcola inconsciamente".
L'affermazione fu ripresa da Lorenz
Christoph Mizler, un allievo di Bach che
fondò nel 1738 a Lipsia una Società per le
Scienze Musicali, con l'intento di mostrare
i legami della matematica con la musica.
Mizler diceva che "la musica è il suono
della matematica", e nel 1739 produsse un
esempio di composizione automatica dal
titolo Un basso figurato proposto
matematicamente e presentato molto
chiaramente da una macchina di nuova
invenzione. Non a caso egli viene oggi
considerato un precursore dell'Oumupo, l'Opificio di Musica Potenziale creato nel
1985 da una costola dell'Oulipo.
La Società per le Scienze Musicali arrivò
negli anni ad avere 19 membri, fra i quali
Telemann e Haendel. Bach vi entrò nel
giugno 1747: manco a dirlo, come
quattordicesimo membro (anche nel 1747
il 14 compare due volte). Per l'ammissione
bisognava produrre una composizione
musicale di natura matematica, e presentare
un ritratto: Bach prese due piccioni con
una fava, presentando un ritratto che lo
raffigura con lo spartito di un Canone
triplo a sei voci in mano. Alla fine di ogni
anno i membri della Società dovevano
esibire una nuova composizione: nel 1747
Bach consegnò le Variazioni canoniche sul
tema "Io scendo dalle stelle", nel 1748
l'Offerta musicale. Nel 1749 avrebbe
voluto presentare l'Arte della fuga, che non
riuscì a terminare per le sue condizioni di
salute.
Insieme alle Variazioni Goldberg, queste
opere costituiscono il suo testamento
spirituale: una musica smaterializzata,
costruita in base ad astratti princìpi di
simmetria aritmetica e geometrica. Come
già dice la parola, che significa "regola" o
"legge", la forma musicale che più si presta
a questo tipo di simmetria è il canone. Una
serie di voci che si rincorrono, ripetendo la
prima in forma traslata, riflessa o
proporzionale. Le varie voci, benché tutte
simili, possono cioè essere sincronizzate o
sfalsate, più alte o più basse, parallele o
speculari, più veloci o più lente.
Naturalmente, l'insieme deve risultare
musicalmente sensato e gradevole: il che è
tanto più difficile, quanto più le
caratteristiche delle varie voci differiscono
fra loro.
La prima grande serie di canoni bachiani si
trova nelle Variazioni Goldberg, composte
nel 1741 per alleviare l'insonnia del conte
von Keyserling, e ripagate con un cofanetto
d'oro contenente 100 luigi. La storia è
probabilmente una leggenda, dovuta al
nome del clavicembalista del conte:
Goldberg significa infatti "montagna
d'oro". Il titolo era semplicemente: Aria
con 30 variazioni, composte per rinfrescare
lo spirito dei melomani. Poiché l'aria viene
ripetuta alla fine, ci sono in tutto 32 pezzi,
ciascuno di 32 battute. Le 9 variazioni
multiple di 3 (dalla terza alla
ventisettesima) sono canoni a intervalli
crescenti: si parte all'unisono, con le voci
ripetute alla stessa altezza e si finisce alla
nona. La struttura metrica dei canoni
presenta tutte le 9 possibili combinazioni
di 2, 3 o 4 gruppi di note, ciascuno con 2,
3 o 4 note.
Una vera e propria summa dell'arte
canonica si trova nei Quattordici canoni
scoperti in Francia nel 1974, in appendice a
un manoscritto delle Variazioni Goldberg.
Solo due di essi erano noti, e uno era
proprio quello presentato da Bach per
l'ammissione alla Società di Mizler. Fra gli
altri, due sono particolarmente
virtuosistici: l'undicesimo a 6 voci, riflesse
specularmente a due a due, e il
quattordicesimo, in cui una voce non solo
è più lenta della prima, ma è anche suonata
al contrario.
Nel 1747, un mese prima della sua entrata
in Società, Bach fu invitato alla corte di
Berlino da Federico il Grande. Il re gli
propose un tema su cui improvvisare una
fuga, e il "vecchio Bach" ne improvvisò
due: una a tre, e l'altra a sei voci. Tornato a
casa vi aggiunse 10 canoni e una sonata a
tre, sempre sullo stesso tema (che nel trio è
suonato al flauto, lo strumento del re), e
intitolò il tutto Regis Iussu Cantio Et
Reliqua Canonica Arte Resoluta, un
acrostico per RICERCAR, che era un nome
arcaico per le fughe. Per le sue origini,
oggi l'opera viene invece chiamata Offerta
musicale.
Quando morì, Bach stava preparando la
pubblicazione dell'Arte della fuga,
composta nell'ultimo decennio della sua
vita. Le bozze erano pronte, ma non
specificavano l' ordine delle 14 fughe e dei
4 canoni di cui si compone l'opera. Le
fughe, che sono tutte su uno stesso tema e
nella stessa tonalità (re minore), si
dividono in maniera naturale in quattro
gruppi: 8 semplici, doppie e triple, 3 a
imitazione, 2 a specchio e 1 grande fuga
(quella incompiuta). Ricompaiono dunque
ancora una volta i numeri che compongono
il nome di Bach, e probabilmente i canoni
dovevano separare i quattro gruppi. In
questo caso si tratta di canoni fugali o di
fughe canoniche: uniscono cioè le
caratteristiche del canone a quelle della
fuga, che è un procedimento basato su
regole analoghe (come il cambio di tonalità
o di modo), ma più libere.
La composizione di canoni e fughe è un
problema misterioso e difficile, la cui
soluzione può essere divertente e
stimolante. Ad esempio, un gruppo di
musicisti europei coordinato da Luciano
Berio sta cimentandosi a rielaborare e
completare l'Arte della fuga per il Teatro
Lirico Sperimentale di Spoleto, e la nuova
versione verrà eseguita a fine anno in varie
città d'Europa. Sulle sue partiture, però,
Bach dichiarava di comporre per un altro
motivo: Soli Deo Gloria, "unicamente per
la gloria di Dio". Aveva insomma capito
che, poiché in Paradiso si parla
matematica, canoni e fughe devono essere
la musica che va di moda lassù. |