Uno studio riscopre la valenza mistica delle
percezioniNon solo il corpo, anche
l'anima ha i suoi sensi Il divino si può udire, ascoltare, sentire, toccare e odorare |
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| Antonio Gentili, "I nostri sensi illumina", Ancora, Pagine 160. Lire 24.000 | Fin dai primi secoli della cristianità si è sostenuto che, come nel
corpo vi sono i cinque sensi, così esiste il loro corrispondente
nell'anima: i sensi spirituali. Ne testimoniavano i Padri della
Chiesa, specie Origene al quale si sarebbe ispirato Bonaventura da
Bagnoregio, spiegando che nella conoscenza sensitiva "è
contenuta segretamente la sapienza divina; ed è meravigliosa la
contemplazione dei cinque sensi spirituali considerati nella loro
conformità ai sensi corporali". Così si sono sempre espressi i
mistici che attribuiscono a ogni senso interiore una esperienza
particolare: gli occhi vedono la luce dello Spirito Santo, le
orecchie sentono le voci interiori, l'odorato valuta la santità, il
gusto sperimenta la dolcezza divina, il tatto sente la vicinanza di
Dio.
Ma per ritrovare i sensi spirituali occorre superare un duplice
ostacolo, quello dovuto alla nostra natura ferita e
conseguentemente quello che dipende dalla nostra negligenza.
Nella condizione postedenica la percezione di Dio e della sua
presenza nella vita e nel cosmo si è infatti attenuata: "La genuinità
della fede cede il posto all'idolatria e i sensi non sono più in grado
di adempiere alla loro funzione più profonda", scrive Antonio
Gentili in I nostri sensi illumina (Ancora 2000) che porta come
sottotitolo "Saggio sui cinque sensi spirituali". Nel suo libro
Gentili, religioso barnabita che vive nella casa per esercizi
spirituali di Eupilio, in provincia di Como, ed è autore di
eccellenti opere di spiritualità, ci conduce alla scoperta di questa
dimensione e nello stesso tempo ci offre una serie di consigli, di
itinerari per accedervi. Occorre prima di tutto una conversione che
consiste, come scriveva Sant'Agostino, nel rientrare nel proprio
cuore, guidati dal Cristo: "Entrai nell'intimo del mio cuore sotto
la tua guida; e lo potei perché divenisti il mio soccorritore". Ma si
deve in primo luogo allontanare l'attaccamento alle pulsioni e ai
desideri, alle passioni e alle sollecitazioni esteriori che chiudono
"l'orecchio del cuore", come osservava Gregorio Magno. Soltanto
così è possibile aprire il cuore alla contemplazione: "L'orecchio
del cuore percepisce furtivamente" scriveva il Padre della Chiesa
"il soffio del celeste sussurro perché l'anima ispirata conosce in
modo rapido e occulto il misterioso linguaggio interiore. Se non
si sottrae ai desideri esteriori, l'anima non può percepire quelli
interiori".
Gentili ci guida in questo itinerario spiegando come sia poi
necessario l'assorbimento dei sensi materiali nella sfera
dell'interiorità per abilitarli alla percezione del mistero
umano-divino del Dio fatto uomo.
Noi possiamo dunque udire, ascoltare, sentire, toccare, odorare il
divino attraverso i nostri sensi trasfigurati grazie al Verbo
incarnato, fatto carne e dimorante nel cuore dell'uomo, Cuore che
informa il cuore. È un'esperienza testimoniata, come s'è detto, da
tanti mistici ed è la dimostrazione che la dimensione corporea non
è destinata a scomparire ma ad essere trasfigurata e glorificata
attraverso la resurrezione. "La soprannaturalizzazione dei cinque
sensi" scriveva Cristina Campo che Gentili cita più volte nel suo
libro "é la grande avventura del corpo a contatto con il divino. Un
corpo vivente può diventare qualcosa di molto simile a un corpo
glorioso".
D'altronde sarebbero impensabili i sacramenti se si prescindesse
dai nostri sensi e dall'umanità di Cristo. Essi infatti si
materializzano nei segni sacramentali, dal battesimo all'unzione
degli infermi e alla eucarestia dove noi gustiamo il cibo divino
nutrendocene.
I sensi costituiscono perciò un ponte fra corpo e spirito, tra la
sfera esteriore - materiale - e quella interiore - animica -. Sulla
scia di Origene e dei Padri della Chiesa Bonaventura scriveva a
questo proposito: "L'anima credendo in Cristo recupera l'udito
spirituale per ascoltare le parole divine, la vista per contemplare
gli splendori della sua luce; sperando in Cristo riacquista con il
desiderio e l'amore l'olfatto spirituale; amando il Verbo incarnato,
che la riempie di delizie e in cui si trasforma con l'estasi, ricupera
il gusto e il tatto". |