RASSEGNA STAMPA

15 LUGLIO 2000
MAURIZIO SCHOEPFLIN
Heidegger? Per capirlo vai a leggere Cartesio
Leonardo Messinese, "Heidegger e la filosofia dell'epoca moderna", Mursia, Pagine 240. Lire 30.000
Martin Heidegger croce e delizia della filosofia contemporanea.
Lo riconosce Aniceto Molinaro nella Prefazione dell'articolato e denso volume di Leonardo Messinese sostenendo quanto segue: "In realtà Heidegger non finisce di attrarre l'attenzione dei filosofi contemporanei. E questa attrazione non smentisce mai il suo fascino ambiguo. Da una parte, l'incantesimo che imprigiona nel suo cerchio fatato il lettore e lo studioso: una volta entrati in quel raggio, è quasi impossibile uscirne ed esserne disincantati. Dall'altra, la resistenza, la distanziazione, e perfino il rifiuto: l'andamento stesso del filosofare e della scrittura filosofica con il suo infinito domandare e la costante sospensione della risposta suscita un atteggiamento negativo, che non è molto lontano dal disinteresse e dall'abbandono della filosofia di Heidegger al suo destino". E non v'è dubbio che Messinese, docente di storia della filosofia moderna presso l'Università Lateranense, si trovi perfettamente a suo agio in questa posizione che è, a un tempo, attenta e critica nei confronti del pensiero heideggeriano. La prospettiva scelta dall'autore per inquadrare la filosofia heideggeriana è quella del rapporto tra essa e la modernità, della quale Cartesio, padre indiscusso della moderna concezione della soggettività, appare la figura maggiormente rappresentativa. Ed è proprio intorno alla questione del soggetto che sembra giocarsi la partita decisiva: "La figura della soggettività - scrive Messinese -, dell'uomo inteso come soggetto, è, quindi, al centro della riflessione heideggeriana sull'epoca moderna, perché è proprio essa a consentire di cogliere quel mutamento del rapporto dell'uomo con l'essere che apre lo spazio alle determinazioni che caratterizzano tale epoca: la scienza, quale teoria del reale, e la tecnica, quale dispiegamento della totalità dell'ente, ivi comprese l'uomo come "fondo", cioé materiale sempre disponibile ad essere impiegato, sfruttato, usurato". L'autore sviluppa il suo discorso con stile rigoroso e in modo sistematico, manifestando notevole padronanza di una materia tanto coinvolgente quanto complessa, come testimoniano le seguenti parole di Heidegger che Messinese ha voluto porre all'inizio del suo lavoro: "L'epoca della velatezza dell'essere nella svelatezza dell'ente che ha il carattere della volontà di potenza è l'età di compiuta indigenza dell'ente in quanto tale. Il corso storico di questa età soggiace alla parvenza che l'uomo, liberato nella sua umanità, abbia liberamente assunto in suo potere, e nel suo disporre, l'ordinamento dell'universo".
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