| Leonardo Messinese, "Heidegger e la filosofia dell'epoca moderna", Mursia, Pagine 240. Lire 30.000 | Martin Heidegger croce e delizia della filosofia contemporanea.
Lo riconosce Aniceto
Molinaro nella Prefazione dell'articolato e denso volume di
Leonardo Messinese sostenendo quanto segue: "In realtà
Heidegger non finisce di attrarre l'attenzione dei filosofi
contemporanei. E questa attrazione non smentisce mai il suo
fascino ambiguo. Da una parte, l'incantesimo che imprigiona
nel suo cerchio fatato il lettore e lo studioso: una volta entrati
in quel raggio, è quasi impossibile uscirne ed esserne
disincantati. Dall'altra, la resistenza, la distanziazione, e
perfino il rifiuto: l'andamento stesso del filosofare e della
scrittura filosofica con il suo infinito domandare e la costante
sospensione della risposta suscita un atteggiamento negativo,
che non è molto lontano dal disinteresse e dall'abbandono della
filosofia di Heidegger al suo destino". E non v'è dubbio che
Messinese, docente di storia della filosofia moderna presso
l'Università Lateranense, si trovi perfettamente a suo agio in
questa posizione che è, a un tempo, attenta e critica nei
confronti del pensiero heideggeriano. La prospettiva scelta
dall'autore per inquadrare la filosofia heideggeriana è quella
del rapporto tra essa e la modernità, della quale Cartesio,
padre indiscusso della moderna concezione della soggettività,
appare la figura maggiormente rappresentativa. Ed è proprio
intorno alla questione del soggetto che sembra giocarsi la
partita decisiva: "La figura della soggettività - scrive Messinese
-, dell'uomo inteso come soggetto, è, quindi, al centro della
riflessione heideggeriana sull'epoca moderna, perché è proprio
essa a consentire di cogliere quel mutamento del rapporto
dell'uomo con l'essere che apre lo spazio alle determinazioni
che caratterizzano tale epoca: la scienza, quale teoria del reale,
e la tecnica, quale dispiegamento della totalità dell'ente, ivi
comprese l'uomo come "fondo", cioé materiale sempre
disponibile ad essere impiegato, sfruttato, usurato". L'autore
sviluppa il suo discorso con stile rigoroso e in modo sistematico,
manifestando notevole padronanza di una materia tanto
coinvolgente quanto complessa, come testimoniano le seguenti
parole di Heidegger che Messinese ha voluto porre all'inizio del
suo lavoro: "L'epoca della velatezza dell'essere nella svelatezza
dell'ente che ha il carattere della volontà di potenza è l'età di
compiuta indigenza dell'ente in quanto tale. Il corso storico di
questa età soggiace alla parvenza che l'uomo, liberato nella sua
umanità, abbia liberamente assunto in suo potere, e nel suo
disporre, l'ordinamento dell'universo". |