RASSEGNA STAMPA

14 LUGLIO 2000
GIULIO GIORELLO
La scienza impegnata del Circolo di Vienna
S i incontravano ogni giovedì sera al pianterreno di un "malandato edificio a forma di L" che ospitava gli istituti di Scienze dell'Università. Dibattevano per ore di logica matematica, di relatività einsteiniana, di fisica dei quanti, nonché di economia e di sociologia - e tuttavia, "anche coloro che nutrivano forti convinzioni politiche, si astenevano dal manifestarle". Così il matematico Karl Menger ha ricordato le riunioni di quel Circolo di Vienna che avevano segnato, a cominciare dagli anni Venti, una svolta nella filosofia, concentrando l'attenzione sulla pratica scientifica e rifiutando qualsiasi "cedimento" alla metafisica. La stagione felice fu, però, breve: con il dilagare del nazismo il Circolo subì una vera e propria diaspora. Il maggior artefice di quel miracolo viennese, Moritz Schlick, venne assassinato nel 1936, sulle scale dell'Università, da uno studente, tal Johann Nelböck. Lo fecero passare per un atto di follia, ma con l'annessione dell'Austria al Reich e l'inizio della guerra Nelböck venne rilasciato, e nel 1941 fece richiesta di completa assoluzione, adducendo di essersi reso utile "al sistema" eliminando "un professore ebreo" (Schlick, in realtà, era un discendente della nobiltà prussiana). "Proprio la parabola di Schlick mostra come la politica fosse una componente ineliminabile della tensione che animava il Circolo", commenta Maria Luisa Dalla Chiara (Università di Firenze), tra gli invitati ufficiali al Congresso Hopos 2000 che si è tenuto a Vienna in questi giorni (6-9 luglio). Hopos è acronimo in inglese per Storia della Filosofia della Scienza. "Ma non si tratta solo di conservazione della memoria", aggiunge Dalla Chiara, "bensì della necessità di ripartire dal confronto con la scienza, senza alcun preconcetto ideologico. Quella del Circolo è una filosofia troppo sbrigativamente etichettata come una forma di positivismo. Ma Schlick & Co. erano ben attenti a come concretamente avevano operato in passato e come continuavano a operare i ricercatori: per loro era quasi un dovere rendere manifesti i problemi epistemologici che si nascondono nel cuore delle discipline scientifiche". Come amava ripetere Ludovico Geymonat, il padre della filosofia della scienza italiana che nei primi anni Trenta era andato a studiare la "nuova filosofia della natura" nella Vienna di Schlick, si tratta di "cercare la filosofia nelle pieghe della scienza" - ma, precisava, "senza dimenticare la vigilanza politica". Il Circolo è ufficialmente rinato nel 1991 in quella stessa Vienna che vide la sua fine. È stato scritto: "Chi non ricorda il passato è destinato a riviverlo". Forse è cambiata la costellazione delle grandi domande scientifiche, ed è ovviamente mutato il contesto istituzionale. Ma gli intellettuali che in questi giorni hanno coniugato la speranza di "gettare un ponte tra le diverse discipline" con la ricostruzione storica di un grande momento della cultura mitteleuropea sono gli stessi che hanno preso risolutamente posizione sul "caso" del professore Anton Pelinka (Università di Innsbruck), riconosciuto colpevole di aver "diffamato Jörg Haider con l'asserire che questi "aveva tentato nella sua precedente carriera politica di rendere accettabili alcuni aspetti del nazismo"". I lavori di questo "congresso di Vienna" si sono conclusi con una dichiarazione di "solidarietà" con chi, in Austria come altrove, manifesti pubblicamente contro la minaccia alle "condizioni di base per la libera ricerca". Dice Dalla Chiara: "Il filo della memoria collega così la difesa democratica di oggi a quella dei pensatori che negli anni Trenta furono banditi o costretti al silenzio per un "cosmopolitismo" dell'intelligenza che inevitabilmente si scontra con qualsiasi politica autoritaria e xenofoba". Abbiamo ancora bisogno, per parafrasare il titolo italiano dell'autobiografia di Rudolf Carnap, altro grande esponente del Circolo, di "tolleranza e logica". Insieme.
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vedi anche
Filosofia (e) politica