| La scienza impegnata del Circolo di Vienna | S i incontravano ogni giovedì sera al pianterreno di un
"malandato edificio a forma di L" che ospitava gli istituti di
Scienze dell'Università. Dibattevano per ore di logica
matematica, di relatività einsteiniana, di fisica dei quanti,
nonché di economia e di sociologia - e tuttavia, "anche coloro
che nutrivano forti convinzioni politiche, si astenevano dal
manifestarle". Così il matematico Karl Menger ha ricordato le
riunioni di quel Circolo di Vienna che avevano segnato, a
cominciare dagli anni Venti, una svolta nella filosofia,
concentrando l'attenzione sulla pratica scientifica e rifiutando
qualsiasi "cedimento" alla metafisica. La stagione felice fu,
però, breve: con il dilagare del nazismo il Circolo subì una vera
e propria diaspora. Il maggior artefice di quel miracolo
viennese, Moritz Schlick, venne assassinato nel 1936, sulle
scale dell'Università, da uno studente, tal Johann Nelböck. Lo
fecero passare per un atto di follia, ma con l'annessione
dell'Austria al Reich e l'inizio della guerra Nelböck venne
rilasciato, e nel 1941 fece richiesta di completa assoluzione,
adducendo di essersi reso utile "al sistema" eliminando "un
professore ebreo" (Schlick, in realtà, era un discendente della
nobiltà prussiana). "Proprio la parabola di Schlick mostra come
la politica fosse una componente ineliminabile della tensione
che animava il Circolo", commenta Maria Luisa Dalla Chiara
(Università di Firenze), tra gli invitati ufficiali al Congresso
Hopos 2000 che si è tenuto a Vienna in questi giorni (6-9
luglio). Hopos è acronimo in inglese per Storia della Filosofia
della Scienza. "Ma non si tratta solo di conservazione della
memoria", aggiunge Dalla Chiara, "bensì della necessità di
ripartire dal confronto con la scienza, senza alcun preconcetto
ideologico. Quella del Circolo è una filosofia troppo
sbrigativamente etichettata come una forma di positivismo. Ma
Schlick & Co. erano ben attenti a come concretamente avevano
operato in passato e come continuavano a operare i ricercatori:
per loro era quasi un dovere rendere manifesti i problemi
epistemologici che si nascondono nel cuore delle discipline
scientifiche". Come amava ripetere Ludovico Geymonat, il
padre della filosofia della scienza italiana che nei primi anni
Trenta era andato a studiare la "nuova filosofia della natura"
nella Vienna di Schlick, si tratta di "cercare la filosofia nelle
pieghe della scienza" - ma, precisava, "senza dimenticare la
vigilanza politica".
Il Circolo è ufficialmente rinato nel 1991 in quella stessa
Vienna che vide la sua fine. È stato scritto: "Chi non ricorda il
passato è destinato a riviverlo". Forse è cambiata la
costellazione delle grandi domande scientifiche, ed è
ovviamente mutato il contesto istituzionale. Ma gli intellettuali
che in questi giorni hanno coniugato la speranza di "gettare un
ponte tra le diverse discipline" con la ricostruzione storica di
un grande momento della cultura mitteleuropea sono gli stessi
che hanno preso risolutamente posizione sul "caso" del
professore Anton Pelinka (Università di Innsbruck),
riconosciuto colpevole di aver "diffamato Jörg Haider con
l'asserire che questi "aveva tentato nella sua precedente
carriera politica di rendere accettabili alcuni aspetti del
nazismo"". I lavori di questo "congresso di Vienna" si sono
conclusi con una dichiarazione di "solidarietà" con chi, in
Austria come altrove, manifesti pubblicamente contro la
minaccia alle "condizioni di base per la libera ricerca". Dice
Dalla Chiara: "Il filo della memoria collega così la difesa
democratica di oggi a quella dei pensatori che negli anni
Trenta furono banditi o costretti al silenzio per un
"cosmopolitismo" dell'intelligenza che inevitabilmente si
scontra con qualsiasi politica autoritaria e xenofoba". Abbiamo
ancora bisogno, per parafrasare il titolo italiano
dell'autobiografia di Rudolf Carnap, altro grande esponente del
Circolo, di "tolleranza e logica". Insieme. |