RASSEGNA STAMPA

5 LUGLIO 2000
ALESSANDRO ARMATI
La rivista "Servitium" dedica un numero monografico al dormire
Si delinea una riflessione spirituale sul riposo
Dopo Freud, anche i teologi interpretano il sonno
Un terzo delle nostre giornate e, più in generale, delle nostre vite, lo trascorriamo dormendo. Eppure, nonostante la rilevanza del dato, in tempi recenti poche attività sono sfuggite alla riflessione spirituale e teologica come il sonno. E dire che il dormire, per il suo legame col sogno, è stato un leit motiv della cultura del Novecento, così attenta a tutto ciò che sfugge al controllo razionale dell'uomo (sentimenti, desideri, abitudini, archetipi, etc.). Si pensi solo a Freud, al Surrealismo, a Borges... Ma anche, su un piano diverso, ai numeri del lotto! Per colmare la lacuna di una riflessione spirituale sul sonno la rivista "Servitium. Quaderni di ricerca spirituale" (pubblicata dall'editrice Servitium; tel. 035/791227; e-mail servitium@spm.it) ha dedicato in questi giorni al tema un numero monografico, intitolato appunto "Sul dormire", nel quale il sonno viene esminato da varie prospettive da parte di teologi e filosofi come Franco La Cecla, Leopoldo Pietrangoli, Salvatore Scaglione, Giuseppe Barbaglio, Stefano Allievi, Dino Coltro, Benedetto Calati e altri. Dopo aver delineato un quadro d'insieme sul dormire, nel quale vengono alla luce profondi interrogativi morali, il "quaderno" approfondisce la complessa posizione della tradizione ebraico-cristiana sul tema e prosegue presentando alcuni interessanti interventi che "consentono di percepire quella solida novità e gelosa custodia che sono rappresentate dalla dimensione sapienziale ed esperienziale". Interrogativi stimolanti vengono posti dall'antropologo Franco La Cecla nelle sue "considerazioni eretiche sul sonno". "In effetti il sonno - scrive La Cecla - è la cosa che più ci avvicina ad una condizione "animale" dell'essere. Se animale significa vivere senza il tormento del doversi giustificare di vivere, allora il sonno è il momento in cui la nostra attività "morale" di esistere è finalmente sospesa". Da qui trae "una domanda eretica: durante il sonno, l'uomo come essere capace di male e bene, come essere cioè capace di fare il peccato o il bene, è sospeso?". E arriva a fare la considerazione che "il sonno è certamente panteistico se panteista significa annullamento per qualche tempo dei bordi che ci dividono dalle altre presenze che popolano l'universo. Così animali, piante stelle e noi siamo uniti, nel tempo del sonno, come in nessun altro momento". Ma il dormire "è anche durezza da cui difendersi", scrive Salvatore Scaglione riportando il problema al concreto. "È quello che accade ai senza fissa dimora, ai barboni, per il quali il dormire è uno dei momenti peggiori della giornata, uno dei più pericolosi ed insieme uno dei più difficili da conquistare". Ma c'è anche chi si autoimpone di non dormire, come nel caso dei monaci. Benedetto Calati, 86 anni, parla della sua lunga esperienza a Camaldoli e di come, prima che le cose cambiassero dopo il Concilio vaticano II, "il sonno veniva violentato fin dal suo apparire". "Quando giunsi a Camaldoli, nel 1932, - racconta -vigeva un orario micidiale: levata notturna all'una e trenta; seguiva la salmodia di oltre un'ora. I novizi, non si badava all'età, prolungavano ulteriormente la veglia con un'ulteriore aggiunta di salmi. Il ritorno in cella era previsto oltre le tre". E racconta così le sue notti di oggi: "Le mie veglie, a 86 anni, sono il frutto di quanto ho seminato precedentemente. Dormo pochissimo, due o tre ore, quanto basta per il mio attuale ritmo.
Le mie preghiere non hanno nulla di ascetico, la mia preghiera povera trova sì qualche posto nella mia veglia. La musica classica mi accompagna in questo vegliare, in particolare Bach, Mozart, Beethoven".
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