La rivista "Servitium" dedica un numero monografico
al dormire Si delinea una riflessione spirituale sul riposo Dopo Freud, anche i teologi
interpretano il sonno |
| Un terzo delle nostre giornate e, più in generale, delle nostre vite,
lo trascorriamo dormendo. Eppure, nonostante la rilevanza del
dato, in tempi recenti poche attività sono sfuggite alla riflessione
spirituale e teologica come il sonno. E dire che il dormire, per il
suo legame col sogno, è stato un leit motiv della cultura del
Novecento, così attenta a tutto ciò che sfugge al controllo
razionale dell'uomo (sentimenti, desideri, abitudini, archetipi,
etc.). Si pensi solo a Freud, al Surrealismo, a Borges... Ma anche,
su un piano diverso, ai numeri del lotto!
Per colmare la lacuna di una riflessione spirituale sul sonno la
rivista "Servitium. Quaderni di ricerca spirituale" (pubblicata
dall'editrice Servitium; tel. 035/791227; e-mail
servitium@spm.it) ha dedicato in questi giorni al tema un numero
monografico, intitolato appunto "Sul dormire", nel quale il sonno
viene esminato da varie prospettive da parte di teologi e filosofi
come Franco La Cecla, Leopoldo Pietrangoli, Salvatore
Scaglione, Giuseppe Barbaglio, Stefano Allievi, Dino Coltro,
Benedetto Calati e altri.
Dopo aver delineato un quadro d'insieme sul dormire, nel quale
vengono alla luce profondi interrogativi morali, il "quaderno"
approfondisce la complessa posizione della tradizione
ebraico-cristiana sul tema e prosegue presentando alcuni
interessanti interventi che "consentono di percepire quella solida
novità e gelosa custodia che sono rappresentate dalla dimensione
sapienziale ed esperienziale".
Interrogativi stimolanti vengono posti dall'antropologo Franco La
Cecla nelle sue "considerazioni eretiche sul sonno". "In effetti il
sonno - scrive La Cecla - è la cosa che più ci avvicina ad una
condizione "animale" dell'essere. Se animale significa vivere senza
il tormento del doversi giustificare di vivere, allora il sonno è il
momento in cui la nostra attività "morale" di esistere è finalmente
sospesa". Da qui trae "una domanda eretica: durante il sonno,
l'uomo come essere capace di male e bene, come essere cioè
capace di fare il peccato o il bene, è sospeso?". E arriva a fare la
considerazione che "il sonno è certamente panteistico se panteista
significa annullamento per qualche tempo dei bordi che ci
dividono dalle altre presenze che popolano l'universo. Così
animali, piante stelle e noi siamo uniti, nel tempo del sonno, come
in nessun altro momento".
Ma il dormire "è anche durezza da cui difendersi", scrive
Salvatore Scaglione riportando il problema al concreto. "È quello
che accade ai senza fissa dimora, ai barboni, per il quali il dormire
è uno dei momenti peggiori della giornata, uno dei più pericolosi
ed insieme uno dei più difficili da conquistare".
Ma c'è anche chi si autoimpone di non dormire, come nel caso dei
monaci. Benedetto Calati, 86 anni, parla della sua lunga
esperienza a Camaldoli e di come, prima che le cose cambiassero
dopo il Concilio vaticano II, "il sonno veniva violentato fin dal
suo apparire". "Quando giunsi a Camaldoli, nel 1932, - racconta
-vigeva un orario micidiale: levata notturna all'una e trenta;
seguiva la salmodia di oltre un'ora. I novizi, non si badava all'età,
prolungavano ulteriormente la veglia con un'ulteriore aggiunta di
salmi. Il ritorno in cella era previsto oltre le tre".
E racconta così le sue notti di oggi: "Le mie veglie, a 86 anni,
sono il frutto di quanto ho seminato precedentemente. Dormo
pochissimo, due o tre ore, quanto basta per il mio attuale ritmo.
Le mie preghiere non hanno nulla di ascetico, la mia preghiera
povera trova sì qualche posto nella mia veglia. La musica classica
mi accompagna in questo vegliare, in particolare Bach, Mozart,
Beethoven". |