LE REGOLE
DELL'ILLOGICODallo studio di sorprendenti automatismi
cerebrali è nata una nuova scienza. Parlano due esperti Le reazioni emotive governate dall'emisfero destro influenzano
al 70 per cento ogni scelta della nostra vita La cultura ci
condiziona e il mercato ne approfitta |
| Perché Takete ci ricorda una figura spigolosa e Maluma una
curvilinea? E perché tra due palloni immaginiamo che Mil sia più
piccolo mentre Mal più grande? La risposta a queste associazioni
a prima vista immotivate è chiusa nel lobo destro del nostro
cervello. Come intuì per primo lo scienziato statunitense Roger
W. Sperry, Nobel per la medicina nel 1981 grazie alla scoperta
della lateralizzazione del cervello, i nostri due emisferi cerebrali
svolgono funzioni differenti: mentre il sinistro governa la parola e
il ragionamento, il destro si è rivelato responsabile degli
automatismi, delle emozioni e dell'impulso. Reazioni che, da studi
approfonditi, sembrano svolgere un'influenza primaria (non
inferiore al 70%) nella formazione di ogni scelta umana.
Da qui nasce l'interesse di una scienza nuova chiamata
psicolinguistica, che studia quella rimasta per troppo tempo la
"metà oscura" della mente, e i cui fondamenti sono illustrati da
Francesco Belli, esperto di marketing e comunicazione, e Felix
Sagrillo, ricercatore psicolinguista, nel volume Qual è Takete?
Qual è Maluma? edito da FrancoAngeli e appena uscito in
libreria. "La psicolinguistica - si legge nel libro - ci svela che ogni
messaggio, pur essendo un'unità inscindibile, in realtà si
"scompone" giungendo contemporaneamente ai due emisferi
cerebrali del destinatario sottoponendosi così ad una decodifica,
ad una lettura differente: una "logica" e l'altra "analogica" (vale a
dire: in assenza di logica)". Il linguaggio analogico - che si
contrappone a quello digitale, proprio delle scienze esatte - può
essere identificato con quello dalla poesia: esso tende a suscitare
nell'interlocutore sentimenti, emozioni, immagini. L'esterno,
infatti, ci trasmette messaggi multiformi che siamo in grado di
riconoscere e comprendere grazie al nostro sistema sensoriale,
inteso nella sua totalità: "La nostra percezione di una situazione -
spiega Belli, che abbiamo incontrato insieme a Sagrillo presso
l'Istituto milanese Sperry Psychotechnologies, il primo laboratorio
professionale italiano di tecniche psicolinguistiche applicate al
mondo della pubblicità e della comunicazione, da essi fondato e
diretto - è profondamente influenzata da aspetti quali la
luminosità, la temperatura, i suoni e i rumori che ne fanno da
cornice. Esistono ad esempio musiche, come mostrano di sapere
bene i maestri del thriller e dell'horror, che ci trasmettono
inconsciamente delle sensazioni di paura e disagio, musiche che
vengono puntualmente evitate in un contesto volto a trasmettere
serenità e allegria, come può essere un musical".
"Nel rapporto tra due persone - specifica Segrillo - queste stesse
informazioni analogiche concorrono a formare la nostra
valutazione dell'interlocutore. Tutti i segni, verbali, visivi,
olfattivi eccetera, che caratterizzano ogni nuovo incontro
influenzano le nostre reazioni. Allo stesso modo, se chiudiamo gli
occhi e pensiamo ad una persona, la nostra attitudine nei confronti
di tale persona farà sì che la sua immagine nella nostra mente sia
caratterizzata da un diverso grado di luminosità e di distanza da
noi, così come la sua voce ci sembrerà giungere da destra oppure
da sinistra... Tutto questo non è casuale, bensì risponde a delle
regole precise, che in ogni cultura rispecchiano valori uniformi
per l'intera collettività".
Il concetto di collettività sta alla base della psicolinguistica,
secondo cui il "codice analogico", che coincide appunto con la
rappresentazione collettiva, è quell'energia che permette ad un
gruppo sociale di orientare, in modo omogeneo, l'interpretazione
del senso. Belli e Sagrillo hanno impiegato alcuni anni per
individuare la quasi totalità dei valori riconosciuti dalla nostra
cultura nazionale e per immetterli in un data-base denominato
proprio "spazio della cultura", che indica la connotazione
("energia") culturale di qualsiasi concetto o oggetto (i due autori
identificano ad esempio la nostra idea di "bicchierità" o di
"detersività").
Tutti i valori e concetti condivisi sono strettamente legati alla
cultura di appartenenza del singolo: "È come se appena nati -
spiega Belli - ad ognuno di noi fossero state applicate delle lenti a
contatto gialle, destinate a influenzare la nostra percezione della
realtà per tutta la vita". Un concetto esplicitamente kantiano,
attualizzato da Sagrillo: "L'interpretazione data da diversi gruppi
culturali poggia su presupposti diversi. Immaginiamo un gruppo
di tedeschi che discutono con degli italiani sul concetto di
democrazia: ognuno elencherà dei valori considerati democratici e
alla fine della giornata si giungerà ad una serie di valori condivisi.
Ma subito dopo, se interrogati, i tedeschi affermeranno che "tutto
ciò che non è espressamente consentito è vietato", mentre gli
italiani diranno che "tutto ciò che non è espressamente vietato è
consentito". La cultura influenza la nostra percezione, per questo
la tolleranza ha sempre un costo".
Lo studio del nostro emisfero destro ha già trovato applicazione in
una terapia alternativa a quella psicoanalitica, che prescinde dalle
cause, per esempio di una fobia, per concentrarsi sul processo.
Belli e Sagrillo, invece, hanno applicato la psicolinguistica al
marketing, con ottimi risultati: "Sapere che una casalinga, davanti
ad uno scaffale colmo di prodotti simili, sarà attratta da un
detersivo "che lava in profondità", o da una confezione che
presenta colori o illustrazioni di un un certo tipo, può garantire
successi di vendite eccezionali"
Meccanismi che si basano sul nostro lato "irrazionale", e che
potrebbero ricordare esperimenti già provati in passato in contesti
e con fini poco democratici. Questo determinismo non è un po'
inquietante? "Non crediamo. È vero, qui c'è dello strutturalismo
ma non un meccanicismo assoluto: è un intero contesto che crea
una conseguenza, non un singolo elemento, un suono o una
parola. E poi noi siamo, comunque, per metà esseri razionali".
Dopo tutto ci resta ancora un emisfero sinistro. |