Bateson: ecologia oltre la testa A vent'anni dalla scomparsa torna d'attualità il
filosofo-psichiatra Il sociologo Deriu: "La sua critica contro l'approccio troppo
razionale all'ambiente sarebbe ancora utile" |
| Gregory Bateson - di cui ricorre oggi il ventennale della morte - è
un pensatore tra i più originali e versatili, creativo al punto da
diventare difficilmente classificabile. La sua produzione è
interdisciplinare, e variegato l'elenco delle ricerche cui si è
dedicato, che spaziano dalla cibernetica alla comunicazione
animale. È arduo stabilire chi fosse: un filosofo, un antropologo,
uno psichiatra, un sociologo. Bateson ha esercitato sensibili
influenze in diversi campi, tanto da subire disparate interpretazioni
e da venire annesso al pensiero olistico.
Studiò biologia e antropologia a Cambridge, e ad Harvard si
dedicò alla zoologia. La sua prima spedizione antropologica, tra i
Baining, si risolse in un fallimento. Fortunata fu invece una nuova
ricerca sul campo, presso gli Iatmul della Nuova Guinea. Raccolse
i risultati in un libro del 1936, Naven, ove analizzò quel
particolare cerimoniale e tentò di indagarne le radici sociali. Una
svolta nella carriera di Bateson si ebbe nel 1949, quando fu
chiamato al Veterans Administration Hospital di Palo Alto, un
ospedale per reduci di guerra afflitti da malattie mentali. Lo studio
del disagio psichico, in particolare della schizofrenia, divenne il
centro dei suoi interessi. Riuscì qui a mettere a frutto i suoi studi
intorno alla prima cibernetica e alla teoria della comunicazione.
Nel 1956 presentò la teoria del "doppio legame", suo maggiore
contributo intorno alla genesi della schizofrenia, e ne individuò la
radice in un disturbo della comunicazione tra persone legate da
forti vincoli. Le analisi di Bateson hanno avuto grande fortuna e
influenzato lo sviluppo del "movimento antipsichiatrico". Chiusa
la lunga esperienza a Palo Alto riprese a collaborare con vari enti
e a dedicarsi a ricerche di comunicazione animale, di teoria dei
giochi, di epistemologia. Cominciò a lavorare a un'originale
posizione epistemologica, che prese corpo nella raccolta di saggi
Verso un'ecologia della mente, apparsa nel 1972, e in Mente e
natura, del 1979. È questa la fase del pensiero più maturo di
Batesan, caratterizzata dagli esiti più discussi del suo lavoro.
Bateson è uno dei pensatori che il pensiero olistico si è annesso,
ma con quanta legittimità? "Credo ci siano notevoli differenze -
risponde Marco Deriu, sociologo, curatore di un recente volume
della Bruno Mondadori dedicato a Bateson -. Nel pensiero olistico
c'è un'idea un po' ingenua, una specie di rimozione del lato oscuro
della natura e dell'essere umano. Bateson invece evidenzia che c'è
anche violenza, ferocia. Spesso cita la vicenda di Giobbe e la
risposta di Dio, nella sua interpretazione, è un invito ad una
contemplazione di un orizzonte naturale più vasto, dove il dolore
e la sventura non spariscono, ma vengono integrati in un tessuto
più ampio".
È un pensatore destinato a un ruolo marginale o si può parlare di
una sua attualità? "La cosa più attuale è un'idea di apprendimento
e conoscenza estremamente affascinante in cui si connettono
osservazioni che provengono dal campo scientifico, dalla biologia
come dalla cibernetica, e osservazioni umanistiche, dallo studio
delle culture come da quello delle relazioni umane, come pure
delle religioni. Una riflessione molto attuale è infine quella
relativa alla critica della finalità cosciente. Bateson critica un
approccio verso l'ambiente basato su un'eccessiva fiducia nella
razionalità strumentale e sull'idea di scopo o progetto, e richiama
invece ad uno stile ecologico nell'azione. È una critica che può
paradossalmente essere imputata anche a quel tipo di pensiero
ecologico che ritiene di risolvere i problemi ambientali con una
maggiore raffinatezza dal punto di vista dei controlli, oppure dei
calcoli dei livelli di inquinamento". |