RASSEGNA STAMPA

4 LUGLIO 2000
STEFANO ROSSO
Bateson: ecologia oltre la testa
A vent'anni dalla scomparsa torna d'attualità il filosofo-psichiatra
Il sociologo Deriu: "La sua critica contro l'approccio troppo razionale all'ambiente sarebbe ancora utile"
Gregory Bateson - di cui ricorre oggi il ventennale della morte - è un pensatore tra i più originali e versatili, creativo al punto da diventare difficilmente classificabile. La sua produzione è interdisciplinare, e variegato l'elenco delle ricerche cui si è dedicato, che spaziano dalla cibernetica alla comunicazione animale. È arduo stabilire chi fosse: un filosofo, un antropologo, uno psichiatra, un sociologo. Bateson ha esercitato sensibili influenze in diversi campi, tanto da subire disparate interpretazioni e da venire annesso al pensiero olistico. Studiò biologia e antropologia a Cambridge, e ad Harvard si dedicò alla zoologia. La sua prima spedizione antropologica, tra i Baining, si risolse in un fallimento. Fortunata fu invece una nuova ricerca sul campo, presso gli Iatmul della Nuova Guinea. Raccolse i risultati in un libro del 1936, Naven, ove analizzò quel particolare cerimoniale e tentò di indagarne le radici sociali. Una svolta nella carriera di Bateson si ebbe nel 1949, quando fu chiamato al Veterans Administration Hospital di Palo Alto, un ospedale per reduci di guerra afflitti da malattie mentali. Lo studio del disagio psichico, in particolare della schizofrenia, divenne il centro dei suoi interessi. Riuscì qui a mettere a frutto i suoi studi intorno alla prima cibernetica e alla teoria della comunicazione. Nel 1956 presentò la teoria del "doppio legame", suo maggiore contributo intorno alla genesi della schizofrenia, e ne individuò la radice in un disturbo della comunicazione tra persone legate da forti vincoli. Le analisi di Bateson hanno avuto grande fortuna e influenzato lo sviluppo del "movimento antipsichiatrico". Chiusa la lunga esperienza a Palo Alto riprese a collaborare con vari enti e a dedicarsi a ricerche di comunicazione animale, di teoria dei giochi, di epistemologia. Cominciò a lavorare a un'originale posizione epistemologica, che prese corpo nella raccolta di saggi Verso un'ecologia della mente, apparsa nel 1972, e in Mente e natura, del 1979. È questa la fase del pensiero più maturo di Batesan, caratterizzata dagli esiti più discussi del suo lavoro. Bateson è uno dei pensatori che il pensiero olistico si è annesso, ma con quanta legittimità? "Credo ci siano notevoli differenze - risponde Marco Deriu, sociologo, curatore di un recente volume della Bruno Mondadori dedicato a Bateson -. Nel pensiero olistico c'è un'idea un po' ingenua, una specie di rimozione del lato oscuro della natura e dell'essere umano. Bateson invece evidenzia che c'è anche violenza, ferocia. Spesso cita la vicenda di Giobbe e la risposta di Dio, nella sua interpretazione, è un invito ad una contemplazione di un orizzonte naturale più vasto, dove il dolore e la sventura non spariscono, ma vengono integrati in un tessuto più ampio". È un pensatore destinato a un ruolo marginale o si può parlare di una sua attualità? "La cosa più attuale è un'idea di apprendimento e conoscenza estremamente affascinante in cui si connettono osservazioni che provengono dal campo scientifico, dalla biologia come dalla cibernetica, e osservazioni umanistiche, dallo studio delle culture come da quello delle relazioni umane, come pure delle religioni. Una riflessione molto attuale è infine quella relativa alla critica della finalità cosciente. Bateson critica un approccio verso l'ambiente basato su un'eccessiva fiducia nella razionalità strumentale e sull'idea di scopo o progetto, e richiama invece ad uno stile ecologico nell'azione. È una critica che può paradossalmente essere imputata anche a quel tipo di pensiero ecologico che ritiene di risolvere i problemi ambientali con una maggiore raffinatezza dal punto di vista dei controlli, oppure dei calcoli dei livelli di inquinamento".
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