RASSEGNA STAMPA

4 LUGLIO 2000
FRANCO PRATTICO
Che gran frattale l'universo
Insomma, quale è la forma dell'Universo in cui viviamo, ciò che gli astronomi chiamano "Universo visibile", che potrebbe costituire solo una limitata regione dell'Universo totale, i cui confini sono probabilmente inattingibili? Una domanda non oziosa, se è vero che dalla forma del nostro Universo, o meglio dalla geometria che presiede alla distribuzione delle masse che racchiude, dipende anche il suo futuro, il destino che attende i corpi che lo abitano, e quindi in ultima e lontanissima analisi anche il nostro? Può essere rassicurante sapere che esiste una schiera (esigua, ma ferratissima) di scienziati (fisici, astronomi, matematici, cosmologi) che proprio di ciò si occupano a tempo pieno, fino a produrre sulla base di fragili indizi osservativi, ipotesi, modelli, teorie, proposte, che vengono sottoposte al vaglio feroce della comunità scientifica. E' del mese scorso l'annunzio, clamoroso, che l'analisi dei dati di un esperimento, condotto anche da scienziati italiani, avrebbe portato alla scoperta che - contrariamente a ciò di cui si era comunemente convinti - la geometria del nostro Universo sarebbe piana, più o meno basata su quella geometria euclidea che ci hanno insegnato alle scuole medie, e in base alla quale due rette parallele, prolungate all'infinito, non si incontreranno mai... Un assunto che ha suscitato rumore nella comunità scientifica, perché sembrerebbe contraddire la descrizione che dell'Universo fornisce la relatività generale, la geniale teoria di Einstein in base alla quale lo "spazio -tempo", ossia il continuo spazio-temporale a quattro dimensioni nel quale siamo calati, è "incurvato" dalla presenza di masse (galassie, stelle, pianeti ed esseri viventi), e che quindi la geometria che presiede alla distribuzione dei corpi è "non euclidea": uno spazio curvo, una immensa palla con un raggio di quindici miliardi di anni-luce, (per farsi un'idea basti ricordare che la luce in un secondo percorre la bellezza di trecentomila chilometri). Ma per le equazioni della relatività generale esistono tre possibili soluzioni, le "soluzioni di Fridmann", un matematico russo morto in giovane età, che dipendono dalla densità dell'Universo, ossia dalla quantità di "massa", di materia presente: se la massa è superiore a un dato valore "critico", la spinta dell'espansione cosmica diviene inferiore alla capacità attrattiva della gravitazione, lo spazio-tempo si incurva fino a chiudersi su se stesso, e quindi si ha un universo "chiuso" il cui destino è di "tornare indietro", incurvarsi sempre più, fino a tornare alla inestesa fornace ardente delle sue origini, alle condizioni di enorme densità e calore del Big Bang, insomma una sorta di "marcia indietro" dello spazio- tempo. Oppure la densità della materia dell'Universo è inferiore a quel punto critico, e quindi ci troveremmo in un Universo "aperto", destinato cioè ad espandersi all'infinito, fino a che tutta la materia di cui sono fatte stelle, galassie, pianeti e gli esseri che li abitano non sarà dispersa in immensi, gelidi spazi, e ogni struttura sarà svanita; oppure ancora se la densità si aggira proprio su quel valore critico, l'Universo continuerà eternamente ad espandersi come oggi, ma in ogni suo punto la nostra familiare geometria euclidea continuerà ad essere valida. In questo caso saremmo ancora abitanti di un Universo isotropo, omogeneo in qualsiasi direzione e la rappresentazione dello spazio fornita dal vecchio Euclide sarebbe tuttora valida.
Ma come facciamo a saperlo? Per scoprirlo oltre a utilizzare i dati osservativi attuali dovremmo poter ricostruire e misurare cosa accadde nei primi momenti dopo la nascita dell'Universo. La "materia visibile", cioè quella che si rende manifesta a noi tramite la gamma della radiazione elettromagnetica, è in realtà troppo scarsa per giustificare i movimenti gravitazionali delle galassie, che sembrerebbero presupporre una massa gigantesca di "materia invisibile".
Proprio per capire qual è la distribuzione attuale della materia e le nascoste strutture dell'Universo gli astrofisici sono andati a vedere l'"atto di nascita" del Cosmo: prima col satellite scientifico Cobe, poi con l'esperimento "Boomerang", diretto dall'italiano professor Paolo de Bernardis, dell'Università di Roma: un gigantesco pallone è stato riempito con un milione di litri di elio, e messo in orbita sull'Antartide con una navicella alta sei metri contenente un telescopio e alcuni sensori adatti a misurare la "radiazione fossile di fondo" che pervade tutto l'Universo e che rappresenta l'unica testimonianza fisica attuale di ciò che accadde nei primi momenti dopo il Big Bang: nel lontano 1965 due scienziati americani, Penzias e Wilson, scoprirono quasi per caso, che l'Universo è pervaso in ogni direzione da quella radiazione, ridotta ormai ad appena 2,7 gradi al di sopra dello zero assoluto, unico residuo dell'immane calore del Big Bang, e che, rappresentando in un certo senso la "matrice" dell'U niverso attuale, conserverebbe le tracce delle fluttuazioni termiche e degli addensamenti dell'incandescente gas primordiale, che costituirebbero il seme dell'attuale distribuzione della materia cosmica, della nascita delle galassie e dei corpi celesti. Fotografando e misurando la radiazione "fossile" per cui gli strumenti erano stati tarati, Boomerang sarebbe arrivato alle sue innovative conclusioni: il nostro universo è "piatto", in esso sono perciò ancora valide le leggi della geometria euclidea e misurando la distribuzione delle zone di più intensa o attenuata radiazione del fondo cosmico, si ha non solo la conferma della "scarsità" della materia originaria (e quindi che la materia presente nel Cosmo non è sufficiente a "chiuderlo", e neppure a incurvarlo, la luce perciò procederebbe in linea retta) ma anche della cosiddetta "teoria dell'inflazione", una correzione moderna della teoria del Big Bang, in base alla quale pochi istanti dopo l'"inizio", l'Universo o almeno la regione nella quale ci troviamo, si sarebbe dilatata enormemente, mantenendo e moltiplicando le differenze originarie, che hanno dato origine alle attuali strutture visibili: stelle, galassie, nubi di polveri cosmiche, e così via.
Ma è sufficiente misurare queste microscopiche fluttuazioni originarie per rendere conto della attuale struttura dell'Universo? Non tutto il mondo scientifico ne è convinto.
Proprio all'Università di Roma, protagonista col professor de Bernardis dell'esperimento Boomerang, un altro scienziato, il fisico della materia condensata Luciano Pietronero, insieme ad altri ricercatori, compreso il premio Nobel Philip Anderson, è sostenitore di una nuova affascinante ipotesi: è possibile che l'intero universo non sia che un enorme "frattale" (ossia una struttura complessa caratterizzata da grandi e ripetute irregolarità)?
Un "frattale" è un concetto matematico per descrivere una "curva frazionaria a invarianza di scala", che cioè si ripete con le medesime caratteristiche ad ogni livello di grandezza: studiando le mappe e i cataloghi delle galassie e degli ammassi di galassie fin ora elaborati dagli astronomi Pietronero e i suoi collaboratori sono giunti alla conclusione che se - come sembra - l'Universo è omogeneo e isotropo, ossia fondamentalmente simile in ogni direzione, la distribuzione degli ammassi di galassie, e degli ammassi di ammassi - almeno per quanto concerne la materia visibile e su grande scala - sembrerebbe appunto configurare una geometria "frattale" dell'Universo.
In questo caso, piuttosto che di un monotono "Universo piatto", saremmo abitanti e prodotti di una regione di immensa complessità, quella complessità che, senza contraddire le leggi fondamentali della fisica e della chimica, è alla base dell'insorgere di un fenomeno altamente complesso e imprevedibile, come sono la vita e la stessa mente umana, che oggi si cimenta a indagare questi fenomeni. Vale a dire che solo un ambiente "frattale" e altamente complesso è in grado di dare vita a sistemi che tendono a gradi sempre più elevati di autoorganizzazione e di adattamento, testimoniati oltretutto dalla evoluzione della materia vivente sul nostro piccolo pianeta.
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