RASSEGNA STAMPA

3 LUGLIO 2000
VITO DI MARCO
Perché i cervelli scappano e come fermarli
Giuliano Da Empoli, "La guerra del talento. Meritocrazia r mobilità nella nuova economia", i grilli Marsilio, pagine 179, lire 22.000
Se la partita del nuovo capitalismo si gioca sul campo della formazione e dell'utilizzo del talento umano, tra Stati Uniti e nuova Europa dell'euro l'incontro è già vinto in partenza dai primi. Il potere d'attrazione del sistema economico americano è talmente forte da produrre ogni anno una impressionante "fuga di cervelli" dal vecchio continente, e tra i paesi europei a pagarne il prezzo più alto è l'Italia. Ma quali sono i motivi che spingono centinaia di giovani laureati e ricercatori europei a trasferirsi negli Stati Uniti? Per Giuliano Da Empoli le risposte sono da ricercare in un sistema basato sulla fine del principio di anzianità, la valorizzazione del merito individuale e una accentuata mobilità professionale.
A distanza di quattro anni dal primo e fortunato pamphlet "Un grande futuro dietro di noi" - in cui con la passione di un ventenne auspicava che il nuovo governo di centro-sinistra scegliesse la strada di una modernizzazione del Paese, per dare alle giovani generazioni una prospettiva politica di lungo respiro - Da Empoli torna, dopo essere stato nel frattempo cooptato dalla politica nazionale, a parlare, con "La Guerra del Talento", di una generazione europea che ha, ormai, nel proprio Dna una diversa idea di carriera, che supera nei fatti barriere territoriali e culturali ma che vive in un contesto politico e sociale fortemente arretrato, legato ancora alla rigidità del posto fisso e al criterio di anzianità. Un territorio, quello europeo, in cui le "due grandi chiese", cattolica e comunista, pur partendo da premesse opposte sono entrambi giunte a conclusioni simili, una ferma condanna dell'ambizione e del guadagno personale. Ed è appunto su questo humus culturale che la cultura antimeritocratica europea si è sedimentata nel tempo, arrivando al paradosso di questi ultimi anni, in cui con una rottura tra le generazioni si sono introdotti elementi di flessibilità nelle regole della società e del mercato del lavoro solo per i nuovi entrati, cioè, i giovani, lasciando gli over 40 nel loro recinto di privilegi acquisiti. Mentre nel mondo anglosassone (Gran Bretagna compresa) il criterio della flessibilità del lavoro e della meritocrazia valgono per tutti.
Nei paesi industrializzati siamo di fronte all'ascesa di una superclasse costituita da giovani dirigenti e imprenditori che sulla base del proprio talento in pochi anni hanno creato multinazionali con fatturati miliardari e scalato le gerarchie di antiche corporation, mandando all'aria consolidate pratiche di cursus honorum. Tutto ciò sicuramente è avvenuto grazie alla rivoluzione informatica, ad una aumentata mobilità delle persone, ad una economia che premia le produzioni immateriali ad alto contenuto emotivo, ma non bisogna farsi illusioni: tutti i membri di questa ristretta élite globale hanno in tasca una laurea conseguita nelle più prestigiose Università americane o al massimo nelle vecchie aule di Oxford e Cambridge. E' questo il punto centrale della questione: il talento e la meritocrazia sono elementi che vanno coltivati e che costituiscono un valore non solo per le persone detentrici ma soprattutto per le nazioni che accolgono questi individui.
Cosa fa la Nuova Europa dell'euro per creare un ambiente favorevole? L'Italia è in grado di avviare un vero processo di modernizzazione del sistema-paese superando ataviche resistenze culturali? E la sinistra italiana è in grado di rispondere alle richieste di nuove libertà individuali coniugate ad un rinnovato principio di uguaglianza? Se è vero che nulla avviene per caso i quesiti posti da Da Empoli nel suo saggio arrivano nella fase di maggiore crisi della sinistra italiana, ormai giunta al termine del suo primo ciclo di governo senza essere riuscita a trasmettere ai cittadini una idea di modernizzazione possibile del paese e suscitare una passione civile che consentisse di superare le resistenze corporative e gli steccati culturali.
Sicuramente la sinistra italiana non attraversa un momento facile di dibattito politico, ma le tesi esposte da Giuliano Da Empoli ne "La guerra del talento" meritano una riflessione e una discussione politica tra chi si occupa del governo delle istituzioni e i giovani, pochi, che ancora militano nei partiti di sinistra. Perché piaccia o no, meritocrazia e nomadismo sono i caratteri fondamentali di una nuova generazione protagonista del sistema produttivo e finanziario, e ad una sinistra che vuol essere riformista e moderna conviene confrontarsi al più presto con questa realtà.
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