RASSEGNA STAMPA

29 GIUGNO 2000
EDOARDO BERNKOPF
Critica della scienza pura
Il mondo della ricerca farmacologica, con premesse e tecniche rigorosamente scientifiche è in grado di dimostrare scientificamente il falso<
Come nel caso del dottor
Horace Wells, dentista del Connecticut, che nel 1844 scoprì l'anestesia ma venne sbeffeggiato da tutta la nomenklatura
Nel 1844 il Dottor Horace Wells, un giovane dentista del Connecticut, si accorse che il protossido di azoto aveva effetto anestetico. Alcuni girovaghi, nelle feste di paese, lo facevano inalare a qualche volontario, e la gente si divertiva a vedere gli effetti inebrianti che produceva. Il dottor Wells si era però accorto che uno di questi non aveva sentito alcun dolore a una grave ferita che si era procurato durante lo "spettacolo". Intuendo l'importanza della sua osservazione, cominciò a usare il gas nella sua attività di dentista, tradizionalmente dolorosa, ottenendo grande successo. L'eco della novità e la fama del "dentista indolore" giunsero agli ambienti accademici del Massachussetts General Hospital: per quanto scettici, con tipico pragmatismo americano vollero dargli la sua chance, e fu organizzata una pubblica dimostrazione di fronte a tutto il corpo accademico. Sfortuna volle che in quel caso la ancor rudimentale anestesia non avesse effetto, e la dimostrazione si concluse tra le urla del paziente e le risa di scherno degli accademici, che... "l'avevano sempre detto". Per l'amara esperienza il dottor Wells sprofondò in una grave depressione (altri si erano nel frattempo appropriati della sua scoperta e ne vantavano la paternità), che lo portò al suicidio. Solo nel 1870 l'American Medical Association, come già 6 anni prima l'American Dental Association, riconobbe che "l'onore della scoperta della pratica anestetica è dovuta al defunto dottor Horace Wells". Non è però solo il destino avverso ad accanirsi talvolta contro la genialità di una nuova importante scoperta.
Per una serie di coincidenze storiche e filosofiche, la nostra civiltà occidentale ha individuato nell'indagine scientifica l'unico strumento di giudizio sulla verità o falsità di nuove ipotesi di lavoro che, anche in campo medico, in ogni parte del mondo i ricercatori di volta in volta propongono. Se da un lato ciò consente di evitare molti errori, danni e falsità, dall'altro alcuni aspetti della strutturazione dell'attività scientifica possono costituire addirittura un freno sulla strada della conoscenza e della verità. La scienza può conoscere solo una piccolissima parte della realtà, oltretutto filtrata dalla parziale e fallace percezione dei cinque sensi, e da sistemi di analisi: anche questi, essendo concepiti dall'uomo e alla sua comprensione destinati, ne assorbono inevitabilmente limiti e inadeguatezze. Verità e verità scientifica non sono dunque sinonimi: la prima comprende la seconda e ne è più vasta. Pertanto non tutto quello che esce dai confini della dimostrabilità scientifica è falso: anzi in questo ambito si collocano molte geniali intuizioni che il mondo scientifico a esse contemporaneo non è stato in grado di accogliere alla loro comparsa, e le amare esperienze di un gran numero di Sacco e Vanzetti, anarchici della scienza perché operanti come il dottor Wells al di fuori dei suoi ambiti ufficiali, che solo tardivamente e nemmeno sempre, dopo clamorosi errori scientifici di valutazione, sono stati riabilitati a posteriori.
Non è però tanto l'errore, compagno fedele e inevitabile di tutte le attività umane, il vero problema, quanto un diffuso atteggiamento, falsamente scientifico in realtà, da parte degli addetti ai lavori che dell'errore è il quasi costante presupposto. Di fronte a una nuova teoria, da un punto di vista generale gli uomini di scienza, quali garanti e controllori, dovrebbero sentire anzitutto un personale imperativo interiore a svolgere la propria "Missione del Dotto" di fichtiana memoria. L'importante ruolo che ricoprono dovrebbe spingerli non già a chiudere i confini dell'ambito scientifico come una cittadella murata o un feudo, da amministrarsi oligarchicamente e autarchicamente, bensì ad allargarli, sperimentando le nuove ipotesi di lavoro che rivelassero un "fumus" di verità.
Il giudizio negativo di "non scientifico" è infatti giustificato e doveroso (e qui sta la funzione di vigilanza e controllo che il mondo scientifico svolge) solo nel caso in cui la scienza ufficiale sia in grado di dimostrare la palese falsità di un'idea nuova. Negli altri casi, dubbi ma non automaticamente falsi, l'azione scientifica volta a verificarne e dimostrarne o la correttezza o la falsità, dovrebbe essere obbligatoria come l'azione giudiziaria penale. Invece la definizione, in sé negativa quando non irrisoria, di "non scientifico" corrisponde a una sostanziale sentenza sommaria di colpevolezza, in attesa di un giudizio che non si ha né fretta né obbligo né interesse di avviare.
Come l'azione giudiziaria, assai spesso solo in teoria obbligatoria e uguale per tutti, anche quella scientifica può risentire di molti elementi che ne modificano la velocità e l'efficacia.
Il prodotto scientifico "interno" è protezionisticamente difeso rispetto a quello che dal di fuori un ricercatore "straniero" vorrebbe far importare, e che si tende quindi a sdoganare con lentezza e diffidenza.
Inoltre, a prescindere dalla provenienza, se si impiegano spedizionieri accreditati come le case farmaceutiche o le ditte produttrici di macchinari tecnico-scientifici, che nella ricerca in causa intravedano apprezzabili vantaggi alla diffusione dei propri prodotti, anche il successo scientifico, di pari passo con quello commerciale, è più rapido.
Attraverso questi canali preferenziali addirittura tale successo può addirittura prescindere da una reale scientificità del prodotto: per un decennio è circolato in Italia un farmaco ovunque prescritto per il mal di schiena, per anni al primo posto per spesa sanitaria farmaceutica. La sperimentazione di questo farmaco aveva prodotto più di cento articoli scientifici sulle riviste di mezzo mondo: la sua prescrizione si basava quindi su criteri certamente scientifici, come scientifica era stata la sua sperimentazione e scientificamente provati i suoi risultati clinici. Recentemente, però, è risultato essere un farmaco inutile. Questo fatto avrebbe dovuto anzitutto far cadere qualche testa, sia fra gli sperimentatori clinici del farmaco, che tra quanti ne avevano sancito la prescrivibilità gratuita, cioè a spese nostre: nessuno ci restituirà la quota parte di tassa sulla salute che abbiamo speso per sperimentazione scientifica fasulla e prescrizione clinica inutile.
Ma al di là degli aspetti tecnici contingenti, questo episodio, non unico, avrebbe dovuto far riflettere sul funzionamento del sistema, che su premesse rigorosamente scientifiche e con tecniche rigorosamente scientifiche è in grado di dimostrare scientificamente il falso.
Una casa farmaceutica, che ha interesse a spingere un proprio prodotto, costatole ingenti investimenti che necessitano di essere ammortizzati, avrà anche interesse a sostenerne generosamente la sperimentazione clinica in alcuni reparti specialistici.
Questi otterranno così i mezzi per produrre uno studio in cui difficilmente ne risulterà una totale mancanza di efficacia. La stessa casa farmaceutica sosterrà poi gli sperimentatori nella loro attività di comunicazione scientifica, proponendoli come relatori in congressi di cui, assieme ad altre "consorelle" è sponsor indispensabile (i costi di un congresso sarebbero insopportabili per i soli addetti ai lavori) e spingendo la pubblicazione dei loro articoli in riviste scientifiche e divulgative che sopravvivono anch'esse grazie alle inserzioni pubblicitarie e al sostegno diretto delle stesse case farmaceutiche.
Ai congressi scientifici la platea plaudente sarà quasi esclusivamente formata da medici ai quali le stesse case farmaceutiche avranno offerto la trasferta, il soggiorno e la quota di partecipazione, scegliendoli comprensibilmente tra i maggiori consumatori dei propri prodotti: i piacevoli ricordi di viaggio, al pari delle conferme scientifiche, non saranno ininfluenti nella ricettazione, al ritorno in sede. Completato questo circolo "virtuoso" il prodotto in questione acquisisce, oltre a una promozione commerciale, anche una patente di scientificità che sarà difficile scalfire: chi volesse farlo, anche con argomentazioni inoppugnabili, difficilmente troverà sostegno nella ricerca e corsie altrettanto libere e veloci nella comunicazione. L'azione "giudiziaria" cioè di ricerca di un giudizio scientifico sperimentale, che preveda anche un contenzioso e l'analisi di eventuali controdeduzioni, dormirà a lungo in un cassetto; nel frattempo, il marchio di "non scientifico" per i non allineati sarà sempre pronto e ben sostenuto.
Come nel nome della libertà e della giustizia, anche in quello della scienza può essere commesso qualche misfatto.
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Cultura-Impresa scientifica