Critica della scienza puraIl mondo della ricerca farmacologica, con premesse e tecniche rigorosamente
scientifiche è in grado di dimostrare scientificamente il falso<
Come nel caso del dottor Horace Wells, dentista del Connecticut, che nel
1844 scoprì l'anestesia ma venne sbeffeggiato da tutta la nomenklatura |
| Nel 1844 il Dottor Horace Wells, un giovane dentista del Connecticut, si accorse che il protossido di azoto aveva effetto anestetico. Alcuni girovaghi, nelle feste di paese, lo
facevano inalare a qualche volontario, e la gente si divertiva a vedere gli effetti inebrianti
che produceva. Il dottor Wells si era però accorto che uno di questi non aveva sentito
alcun dolore a una grave ferita che si era procurato durante lo "spettacolo". Intuendo
l'importanza della sua osservazione, cominciò a usare il gas nella sua attività di dentista,
tradizionalmente dolorosa, ottenendo grande successo. L'eco della novità e la fama del
"dentista indolore" giunsero agli ambienti accademici del Massachussetts General
Hospital: per quanto scettici, con tipico pragmatismo americano vollero dargli la sua
chance, e fu organizzata una pubblica dimostrazione di fronte a tutto il corpo
accademico. Sfortuna volle che in quel caso la ancor rudimentale anestesia non avesse
effetto, e la dimostrazione si concluse tra le urla del paziente e le risa di scherno degli
accademici, che... "l'avevano sempre detto". Per l'amara esperienza il dottor Wells
sprofondò in una grave depressione (altri si erano nel frattempo appropriati della sua
scoperta e ne vantavano la paternità), che lo portò al suicidio. Solo nel 1870 l'American
Medical Association, come già 6 anni prima l'American Dental Association, riconobbe
che "l'onore della scoperta della pratica anestetica è dovuta al defunto dottor Horace
Wells". Non è però solo il destino avverso ad accanirsi talvolta contro la genialità di una
nuova importante scoperta.
Per una serie di coincidenze storiche e filosofiche, la nostra civiltà occidentale ha
individuato nell'indagine scientifica l'unico strumento di giudizio sulla verità o falsità di
nuove ipotesi di lavoro che, anche in campo medico, in ogni parte del mondo i
ricercatori di volta in volta propongono. Se da un lato ciò consente di evitare molti
errori, danni e falsità, dall'altro alcuni aspetti della strutturazione dell'attività scientifica
possono costituire addirittura un freno sulla strada della conoscenza e della verità. La
scienza può conoscere solo una piccolissima parte della realtà, oltretutto filtrata dalla
parziale e fallace percezione dei cinque sensi, e da sistemi di analisi: anche questi,
essendo concepiti dall'uomo e alla sua comprensione destinati, ne assorbono
inevitabilmente limiti e inadeguatezze. Verità e verità scientifica non sono dunque
sinonimi: la prima comprende la seconda e ne è più vasta. Pertanto non tutto quello che
esce dai confini della dimostrabilità scientifica è falso: anzi in questo ambito si
collocano molte geniali intuizioni che il mondo scientifico a esse contemporaneo non è
stato in grado di accogliere alla loro comparsa, e le amare esperienze di un gran numero
di Sacco e Vanzetti, anarchici della scienza perché operanti come il dottor Wells al di
fuori dei suoi ambiti ufficiali, che solo tardivamente e nemmeno sempre, dopo
clamorosi errori scientifici di valutazione, sono stati riabilitati a posteriori.
Non è però tanto l'errore, compagno fedele e inevitabile di tutte le attività umane, il vero
problema, quanto un diffuso atteggiamento, falsamente scientifico in realtà, da parte
degli addetti ai lavori che dell'errore è il quasi costante presupposto. Di fronte a una
nuova teoria, da un punto di vista generale gli uomini di scienza, quali garanti e
controllori, dovrebbero sentire anzitutto un personale imperativo interiore a svolgere la
propria "Missione del Dotto" di fichtiana memoria. L'importante ruolo che ricoprono
dovrebbe spingerli non già a chiudere i confini dell'ambito scientifico come una
cittadella murata o un feudo, da amministrarsi oligarchicamente e autarchicamente,
bensì ad allargarli, sperimentando le nuove ipotesi di lavoro che rivelassero un "fumus"
di verità.
Il giudizio negativo di "non scientifico" è infatti giustificato e doveroso (e qui sta la
funzione di vigilanza e controllo che il mondo scientifico svolge) solo nel caso in cui la
scienza ufficiale sia in grado di dimostrare la palese falsità di un'idea nuova. Negli altri
casi, dubbi ma non automaticamente falsi, l'azione scientifica volta a verificarne e
dimostrarne o la correttezza o la falsità, dovrebbe essere obbligatoria come l'azione
giudiziaria penale. Invece la definizione, in sé negativa quando non irrisoria, di "non
scientifico" corrisponde a una sostanziale sentenza sommaria di colpevolezza, in attesa
di un giudizio che non si ha né fretta né obbligo né interesse di avviare.
Come l'azione giudiziaria, assai spesso solo in teoria obbligatoria e uguale per tutti,
anche quella scientifica può risentire di molti elementi che ne modificano la velocità e
l'efficacia.
Il prodotto scientifico "interno" è protezionisticamente difeso rispetto a quello che dal
di fuori un ricercatore "straniero" vorrebbe far importare, e che si tende quindi a
sdoganare con lentezza e diffidenza.
Inoltre, a prescindere dalla provenienza, se si impiegano spedizionieri accreditati come
le case farmaceutiche o le ditte produttrici di macchinari tecnico-scientifici, che nella
ricerca in causa intravedano apprezzabili vantaggi alla diffusione dei propri prodotti,
anche il successo scientifico, di pari passo con quello commerciale, è più rapido.
Attraverso questi canali preferenziali addirittura tale successo può addirittura
prescindere da una reale scientificità del prodotto: per un decennio è circolato in Italia
un farmaco ovunque prescritto per il mal di schiena, per anni al primo posto per spesa
sanitaria farmaceutica. La sperimentazione di questo farmaco aveva prodotto più di
cento articoli scientifici sulle riviste di mezzo mondo: la sua prescrizione si basava
quindi su criteri certamente scientifici, come scientifica era stata la sua
sperimentazione e scientificamente provati i suoi risultati clinici. Recentemente, però,
è risultato essere un farmaco inutile. Questo fatto avrebbe dovuto anzitutto far cadere
qualche testa, sia fra gli sperimentatori clinici del farmaco, che tra quanti ne avevano
sancito la prescrivibilità gratuita, cioè a spese nostre: nessuno ci restituirà la quota parte
di tassa sulla salute che abbiamo speso per sperimentazione scientifica fasulla e
prescrizione clinica inutile.
Ma al di là degli aspetti tecnici contingenti, questo episodio, non unico, avrebbe dovuto
far riflettere sul funzionamento del sistema, che su premesse rigorosamente
scientifiche e con tecniche rigorosamente scientifiche è in grado di dimostrare
scientificamente il falso.
Una casa farmaceutica, che ha interesse a spingere un proprio prodotto, costatole
ingenti investimenti che necessitano di essere ammortizzati, avrà anche interesse a
sostenerne generosamente la sperimentazione clinica in alcuni reparti specialistici.
Questi otterranno così i mezzi per produrre uno studio in cui difficilmente ne risulterà
una totale mancanza di efficacia. La stessa casa farmaceutica sosterrà poi gli
sperimentatori nella loro attività di comunicazione scientifica, proponendoli come
relatori in congressi di cui, assieme ad altre "consorelle" è sponsor indispensabile (i
costi di un congresso sarebbero insopportabili per i soli addetti ai lavori) e spingendo la
pubblicazione dei loro articoli in riviste scientifiche e divulgative che sopravvivono
anch'esse grazie alle inserzioni pubblicitarie e al sostegno diretto delle stesse case
farmaceutiche.
Ai congressi scientifici la platea plaudente sarà quasi esclusivamente formata da medici
ai quali le stesse case farmaceutiche avranno offerto la trasferta, il soggiorno e la quota
di partecipazione, scegliendoli comprensibilmente tra i maggiori consumatori dei propri
prodotti: i piacevoli ricordi di viaggio, al pari delle conferme scientifiche, non saranno
ininfluenti nella ricettazione, al ritorno in sede. Completato questo circolo "virtuoso" il
prodotto in questione acquisisce, oltre a una promozione commerciale, anche una
patente di scientificità che sarà difficile scalfire: chi volesse farlo, anche con
argomentazioni inoppugnabili, difficilmente troverà sostegno nella ricerca e corsie
altrettanto libere e veloci nella comunicazione. L'azione "giudiziaria" cioè di ricerca di
un giudizio scientifico sperimentale, che preveda anche un contenzioso e l'analisi di
eventuali controdeduzioni, dormirà a lungo in un cassetto; nel frattempo, il marchio di
"non scientifico" per i non allineati sarà sempre pronto e ben sostenuto.
Come nel nome della libertà e della giustizia, anche in quello della scienza può essere
commesso qualche misfatto. |