RASSEGNA STAMPA

27 GIUGNO 2000
SIEGMUND GINZBERG
"Brevettare i metodi, non i geni"
Può essere l'avvio di un futuro radioso o di un incubo. Dipende da chi sarà il padrone
Jeremy Rifkin è un profeta appassionato, un profeta professionista dei rischi che comportano le grandi evoluzioni della nostra società a cavallo tra i due millenni.
Professore Rifkin, questo è un bel per noi? O no?
"E' un bel giorno. Ma se sarà l'inizio di un capitolo nuovo, ricco di promesse illimitate, nella storia dell'umanità, l'inizio di un nuovo Rinascimento, o al contrario sarà l'inizio di un incubo come quelli profetizzati nel "Brave New World" di Huxley, dipenderà in larga misura da chi sarà il padrone di queste scoperte. Per me è la prima questione da porsi. Perché da ora in poi inizia - anzi è già cominciata, per essere più esatti - una corsa frenetica da parte delle corporation che operano nel settore della bio-tecnica per isolare, localizzare e definire ciascuno degli 80.000 geni individuati e sequenziati da queste "mappe". Quello di cui il grande pubblico forse non è ancora abbastanza cosciente, è che non appena questi geni sono individuati e decodificati, vengono appropriati e brevettati come "invenzioni". Stiamo assistendo al lancio della più grande e gigantesca impresa commerciale di tutta la storia dell'umanità. Ad una corsa ad appropriarsi di qualcosa che è patrimonio della natura e di tutti. Rischiamo che da qui a 10 anni tutti i "geni" che compongono il nostro DNA, e quello di molte altre specie, divengano proprietà privata di un pugno di grandi compagnie farmaceutiche e biotecnologiche. Credo che questo non possiamo e non dobbiamo permetterlo. E credo che ci siano alternative possibili a questa ipotesi sciagurata. Ritengo che ci siano tre grossi problemi da affrontare perché un magnifico sogno non si trasformi in incubo. A mio avviso questo della "proprietà" è il principale e più urgente".
Gli altri due nodi
"L'incubo della discriminazione genetica. Il rischio che le informazioni così rese possibili vengano utilizzate non solo per combattere le malattie, ma per assegnare a ciascun individuo un "profilo" genetico, che li renda più o meno adatti a fare un lavoro, a perseguire una carriera, a contrarre un'assicurazione, e così via. Usciamo da un secolo segnato dalle discriminazioni di sesso, di religione, etniche, di razza e colore della pelle. Sarebbe terribile se dovessimo inaugurare un nuovo millennio all'insegna delle discriminazioni genetiche. Sono convinto che questo, della 'privacy genetica', del diritto a conoscere i propri geni ma anche di scongiurare che queste informazioni vengano usate dallo stato o da privati a fini discriminatori sarà il grande tema dei movimenti sociali del XXI secolo, così come i diritti civili e delle donne lo erano stati nel '900. Invoco un patto internazionale per la protezione del l'informazione genetica. Il terzo enorme problema è rappresentato dalle tentazioni di "ingegneria dei bambini". L'incubo per me è che in un mondo in cui la progenie diviene "Perfettibile', chi non è perfetto finisca per essere considerato un "errore", sconvolgendo le basi stesse della solidarietà e della compassione umana".
Qual'è l'alternativa alla brevettazione dei geni? Non ritiene che il modo in cui l'argomento è stato affrontato da Clinton e Blair vada nella direzione da lei auspicata?
"Che si brevettino pure i procedimenti, i prodotti con cui li si decodifica, ma non i geni. Sarebbe come se, per la chimica, qualcuno avesse preteso di brevettare gli elementi, l'ossigeno, l'alluminio, l'elio come "invenzioni". I procedimenti sono brevettabili, gli elementi, gli atomi, le molecole, i geni, no. Non basta chiedere, come fanno Clinton e Blair, che i "brevetti" siano a disposizione di tutti".
Ma la ricerca costa, se la facciamo dobbiamo in qualche modo essere rimborsati, sostengono i privati. C'è il rischio che si finisca emarginati, come per l'Italia...
"Non dico che chi investe nella ricerca biologica non debba veder remunerati i propri investimenti. Quel che chiedo, ad ogni genitore italiano è: volete che i vostri figli siano costretti a vivere in un mondo in cui i loro geni, tutto ciò da cui dipende la loro salute, il valore stesso della loro vita, siano brevettati? Non sarebbe il peggiore dei mondi che possiamo lasciargli in eredità, dove gli innegabili benefici della nuova frontiera scientifica rischiano di essere soverchiati dalle conseguenze anche semplicemente psicologiche, oltre che economico-pratiche?"
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