| "Le stelle? Meglio
di un laboratorio" | Dice Vittorio Castellani: "Da decenni, ormai, oltre a essere dei punti luminosi, le stelle sono oggetti fisici che abbiamo imparato a
comprendere; anche a far parlare. E oggi ci raccontano la storia di quell'affascinante enorme mosaico che è l'Universo". Lavorando in
stretta collaborazione con gli astrofisici sparsi nel mondo, sottolinea, è impegnato a ricostruirne un tassello che possa essere utile
alla sua comprensione: "Stiamo vivendo un momento magnifico che ci sta aprendo le porte della sua conoscenza: negli ultimi mesi
è stato fotografato il Big Bang, la grande pittura del Cosmo si è svelata di colpo di fronte a noi". Attraverso le relazioni con la Fisica,
vuole ricostruire la vita delle stelle e interpretare la storia della nostra Galassia, quindi dell'Universo. Sorride: "Sono uno storico del
Cosmo".
Le scoperte fatte fin qui possono rivelare il tempo di vita delle stelle, nelle varie particolari fasi. "Lavoriamo moltissimo sopra gli
ammassi stellari, formati, alle volte, da milioni di stelle che hanno tutte la stessa età, ma masse diverse". Gli ammassi di cui sta
parlando sono gli oggetti più vecchi della nostra Galassia: "Si chiamano ammassi globulari. Sono le prime stelle nate nella nostra
Galassia, ci dànno la sua età e sono molto vicine all'età dell'Universo". L'Astrofisica Stellare, avverte, è tutta rivolta verso la
Cosmologia. "Essere riusciti a determinare questa età, che è di circa 10 miliardi d'anni, aver contribuito alla creazione di questo
quadro è la cosa che più mi fa piacere". Pensare a un tempo così lungo non gli procura le vertigini, no. "Semmai, pensare a uno
spazio così enorme".
Castellani, palermitano, 63 anni, professore ordinario di Fisica Stellare nell'Università di Pisa, socio dell'Accademia Nazionale dei
Lincei, riceve venerdì a Roma il "Premio Linceo" (20 milioni di lire), in occasione dell'Adunanza Generale Solenne a Palazzo Corsini,
durante la quale, alla presenza del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, sarà conferito (con altri) anche il Premio Nazionale del
Presidente della Repubblica. La motivazione segnala le ricerche "che hanno permesso di delineare un quadro evolutivo completo
delle popolazioni stellari più antiche e i lavori pionieristici sulle proprietà pulsazionali delle stelle variabili, calibratori fondamentali
della scala delle distanze cosmiche".
Afferma Castellani che l'Astrofisica è utile, oggi, anche per studiare la Fisica. "Le stelle vanno viste come dei grandi laboratori
naturali. Stiamo scoprendo molta più Fisica nell'Universo che nei laboratori terrestri. E' uno degli aspetti più interessanti della
ricerca".
La domanda a cosa serva tutto questo è inevitabile. Risponde: "A che serve la conoscenza? Se credessimo di essere sopra il
guscio di una tartaruga, come ritenevano gli antichi, che cosa penseremmo di noi e di quello che facciamo?". Sapere che siamo un
pezzo microscopico di un Cosmo enorme che comprendiamo, ci aiuta a vedere in noi stessi: "Le consapevolezze che stiamo
acquisendo hanno una ricaduta sui comportamenti, sull'etica, sulla morale. E sono molto importanti anche per le prossime
generazioni. E' il risvolto più significativo".
A furia di lavorare con le stelle, sorride Castellani, oltre a essere proiettati verso il futuro, è esplosa la curiosità per il passato. E' nata
così l'Archeoastronomia, o Astroarcheologia, come suggerisce lui, molto praticata in Inghilterra e, in tempi più recenti, in America
per tutte le culture originarie: per esempio i Maya. "Vi sono monumenti che hanno anche una valenza astronomica - dice Castellani
-. Le piramidi egizie, in particolare la famosa piramide di Cheope, orientate esattamente al Nord. I monumenti delle civiltà
megalitiche sono spesso volti al sorgere del sole, al solstizio d'inverno". Il cielo era tremendamente importante, comandava la Terra,
ricorda il professore di Fisica Stellare. "Noi, oggi, cerchiamo di riscoprire il legame col cielo e quanto dell'uomo antico sia rimasto
nella società contadina, le relazioni fra astri e agricoltura". |