In prossimità del centenario della morte di Nietzsche, che
cadrà nel prossimo agosto, ecco un libretto che invita a
ripercorrere in maniera ordinata il frastagliato e spesso
oscuro pensiero del filosofo.
Non era né facile, né scontato ottenere un risultato che -
guardando a Nietzsche come a un grande della filosofia -
non si piegasse a una delle tante mode che hanno
condizionato il suo pensiero. Da questo punto di vista, lo
scoppiettante costruttore di aforismi e l'ispirato poeta del
frammento hanno lasciato il passo a una figura più organica
e complessiva, che ci viene restituita con un lavoro interno
ai testi e al pensiero, teso fra l'altro a difenderla da indebite
o facili suggestioni esterne. L'impressione che se ne ricava è
che Katja Galimberti più che scalare Nietzsche, discenda
nelle sue segrete, senza la paura di perdersi o di arretrare
davanti al buio che l'avvolge.
Anzi, nel momento in cui ne riemerge, cogliamo un
Nietzsche appagato dai tormenti e dalle contraddizioni che
pure lo sovrastarono. Perciò sarebbe sbagliato - come nota
l'autrice - ridurre questo filosofo a un puro e semplice
demolitore della metafisica occidentale. Se fosse solo
questo, del resto, da tempo avremmo smesso di
considerarlo. E invece la sua grandezza è anche in quella
parte costruttiva che il suo pensiero sottende. Avvicinarvisi,
percepirla è possibile, ma solo a patto che non ci si limiti
alla spiegazione, ma ci si avventuri nella comprensione: due
distinti percorsi che l'autrice ha ben presente, prediligendo
in assoluto quest'ultimo. |