RASSEGNA STAMPA

22 GIUGNO 2000
editoriale
Quando il figlio diventa un'ossessione
Mentre infuria la battaglia legislativa sulla fecondazione artificiale - o come più propriamente va definita: procreazione medicalmente assistita - una psicoanalista italiana della nuova generazione, Marisa Fiumanò, propone uno spostamento del discorso dal fuori al dentro. Dal fuori delle tecniche, degli interventi medici, delle banche del seme, dell'affitto degli uteri, infine delle proposte di legge, al dentro: a quel dentro per eccellenza che è il desiderio della madre. Di questo tratta un libro denso e coraggioso, A ognuna il suo bambino , in cui Fiumanò, forte di una pratica terapeutica e di una ricerca clinica anche dentro le istituzioni mediche, ribalta sostanzialmente la questione: l'infecondità, che è in preoccupante aumento nei Paesi occidentali, segnala qualcosa di più e di diverso di un disturbo o di una impossibilità fisiologica. Segnala, per riprendere le sue parole, "una rottura dell'assetto culturale, una fragilità delle dimensioni simboliche in cui si inscrivono oggi la procreazione e la filiazione". Incerto il posto del padre, garantite da contraccezione e aborto, le donne oggi, scrive, "sono lasciate sole, arbitre e responsabili delle possibilità o meno di una nascita". E' in questo "eccesso di decisionalità" che si consuma il dramma di molte infecondità che nessun impedimento organico sembra poter spiegare. Non si tratta di mettere in discussione - e la studiosa lo ribadisce con forza - le conquiste femminili o gli strumenti della medicina attuale, quanto di restituire alla procreazione la profondità di campo che le spetta: i suoi fantasmi e i suoi simboli, l'ordine affettivo e la storia familiare che la sottende. In altre parole quella particolare trasmissione di esperienza profonda che di generazione in generazione spinge o allontana le donne dalla "passione del materno", e che accompagna e precede l'atto materiale del mettere al mondo un figlio.
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vedi anche
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