INTERVISTA A SEVERINODio esiste? Fede e ragione
una bella lotta Dio esiste? Su questo tema si svolgerà stasera alle 18, all'antico refettorio di S. Maria la Nova, un
dibattito organizzato da "Oltre il Chiostro" in occasione della pubblicazione del n.2/2000 di Micromega
dedicato al quesito iniziale. Al confronto a più voci su cristianesimo e ateismo, introdotto e moderato da
Paolo Gambescia, interverranno Roberto Esposito, Paolo Flores d'Arcais, Bruno Forte e Vincenzo
Vitiello |
| Incontri ravvicinati con l'Onnipotente per riproporre il sempiterno quesito che non prevede risposte, un
tour de forçe per pensatori e berrette rosse che mobilita l'informazione. Ma Dio esiste? L'ultimo
confronto tra fautori della fede e sostenitori della centralità della ragione si è tenuto a Venezia una
diecina di giorni fa,da una parte il cardinal patriarca Marco Cè, dall'altra il filosofo Emanuele Severino,
quest'ultimo processato dal Sant'Uffizio, però non scomunicato da santa madre chiesa perché le sue
trentennali posizioni di dissenso sono esposte "in retta intenzione e coscienza". In un linguaggio chiaro e
semplice il filosofo teoretico si concede spesso a domande degli studenti sulla verità, la necessità della
guerra, il trionfo della tecnica, la volontà di potenza, la morte di Dio.
| Professor Severino, tra mille tentazioni religiose, in un tentativo di futuro sconcertante per tanti, senza
cortine di ferro né difese morali, quali le motivazioni del credere, oggi? |
Per la Chiesa la fede non è un atto contrario alla ragione, si pensi a Tommaso d'Aquino. Eppure la
ragione può mettere in discussione la fede e la Chiesa dovrebbe saperlo. Inoltre nella teologia cristiana
si chiede un contemperamento tra fede e ragione che non tiene in conto la desacralizzazione
progressiva del mondo occidentale attuata soprattutto dalla filosofia contemporanea.
| Intende richiamarsi ai filosofi cosiddetti nichilisti? |
Grazie a giganti come Leopardi, Nietzsche, Gentile il pensiero ha compiuto un enorme salto in avanti
facendo piazza pulita del passato. I laici di oggi se ne sono dimenticati, si sono seduti e si trovano
sguarniti rispetto alla ripresa dei vecchi valori. Ma, come nel gioco di borsa, non dobbiamo guardare alle
brevi rimonte della religione bensì al lungo periodo, che mostra un arretramento inarrestabile di essa.
| È il timore di soffrire a rendere inaccettabile per l'uomo moderno l'idea della fine della divinità? |
Quei pensatori hanno sopportato per primi un' esperienza con cui adesso hanno a che fare le masse,
anche attraverso gli strumenti della comunicazione: la coscienza dell'impossibilità di Dio è terribile,
rappresenta la caduta di ogni punto di riferimento e la rinuncia allo spettacolo salvifico dell'ultraterreno.
| Lei non si definisce ateo. Perché? |
Ateismo e cristianesimo hanno un elemento in comune. Entrambi credono nella trasformabilità e
dominabilità del mondo. D'altra parte i credenti ritengono che Dio sia adeguato alle nostre aspirazioni, gli
atei pensano che Dio sia "troppo". Si tratta invece di capire che Dio è troppo poco. Anche cristiani e
credenti, come gli atei, sono dei pessimisti. C'è qualcosa di infinitamente più alto di Dio. Inoltre
continuiamo a credere "nell' uomo " di cui immaginiamo di sapere tutto, mentre mettere in discussione
Dio vuol dire mettere in questione l'uomo e l' intero patrimonio concettuale dell'Occidente e dell'umanità.
| Le culture orientali offrono di più? |
Io non invito all'Oriente, che è l'incubazione della malattia dell' Occidente, comprendente cristianesimo,
capitalismo, marxismo, illuminismo e la tecnica, che deve ancora perfezionarsi e conquistare il mondo,
scorgendo finalmente la propria relazione all'essenza filosofia contemporanea. |