RASSEGNA STAMPA

12 GIUGNO 2000
LUCIO VILLARI
Isaiah Berlin libertà senza moralismo
Isaiah Berlin, "Due concetti di libertà", Feltrinelli, pagg. 114, lire 25.000
Si deve esser grati a Isaiah Berlin (1908- 1997) che nella lunga vita di filosofo e soprattutto di storico delle idee non ha mai considerato la sua ispirazione politica liberale come un modello di riferimento stabile e ideologizzato una volta per tutte.
Questa sua disponibilità intellettuale gli ha permesso di essere testimone "aperto" di un travagliato Novecento dove proprio il liberalismo è stato messo a dura prova da invadenti e per un certo tempo egemoni ideologie contrarie.
L'"apertura" di Berlin è stata di proporre una dimensione non più monolitica ma plurale della libertà; un "liberalismo agonistico" suscitatore di confronti e dibattiti di notevole rilievo teorico e pragmatico, cioè con ricaduta nell'agire politico.
Berlin cerca di evitare l'interpretazione moralistica della libertà poiché, a suo dire, il significato di questo termine "è così poroso che non c'è praticamente interpretazione che non consenta", fino ad arrivare ai "duecento e più sensi di questo termine proteiforme".
Berlin, tra il 1958 e il 1969, si è limitato a elaborarne due. Sono i Due concetti di libertà che vengono riproposti alla nostra attenzione. Il curatore del volumetto, Mario Ricciardi, scrive che "la distinzione (di origine kantiana) tra libertà negativa e libertà positiva proposta da Berlin è diventata paradigmatica della teoria politica contemporanea". La distinzione è tra la libertà da qualcosa (negativa) e la libertà di fare o essere qualcosa (positiva).
E' un dilemma di non facile soluzione se pensiamo al mondo globalizzato che ci attende e che pare irresistibile.
inizio pagina
vedi anche
Filosofia (e) politica