"La possibilità essenziale della libertà, cioé quella di respirare, vedere, muovermi, vale a dire, in una
parola, di essere vivo, mi è venuta dal dono del cuore di un'altra persona", dice pacato Jean-Luc Nancy,
e per un attimo alla sua identità di filosofo francese più originale degli ultimi anni si sovrappone,
semplicemente, l'altra di uomo. Un uomo che dieci anni fa ha ricevuto in trapianto l'organo vitale
quant'altri mai da una giovane donna, e che ha raccontato quell'esperienza nel libro L'intruso, presto
pubblicato da Cronopio. È di lì, dal suo cuore, che ci vien fatto di far partire la nostra intervista, o per
meglio dire il colloquio sulla libertà propiziato dal filosofo Roberto Esposito che ha invitato Nancy a Napoli
e che ci ospita nella sua casa. E quello spunto è pertinente anche perché, a Napoli, Nancy parlerà della
sua idea di libertà, in una conferenza internazionale che allinea i maggiori filosofi italiani e s'intitola "La
libertà viene da fuori".
Com'è vero, professor Nancy. "È vero ancor di più se penso al mio cuore venuto da fuori, ed è vero
nonostante una lunga tradizione filosofica abbia pensato la libertà come un elemento solo soggettivo,
interiore", spiega Nancy. Allora, professore, lei è attratto da una concezione di libertà come "contatto",
più che come "contratto"? "Può essere una buona definizione. Perché, a parte l'esempio del mio
particolarissimo contatto, si tratta di capire che il modello di contratto sociale non è più sufficiente a
rappresentare la libertà. In verità anche in Rousseau, che presupponeva due soggetti staccati per il
contratto, questo può esserci solo con una relazione. Il contatto, che è il tema della comunità,
presuppone un rapporto tra due persone che abbiano insieme contiguità e distanza, differenza e
rapporto".
Bella sfida la sua, professor Nancy: non è dura, difficile da far passare in una realtà che vede
spadroneggiare una versione di liberalismo individualista ed economicista, tale da espungere il contatto,
pur con il gran parlare che tutti fanno di appartenenza liberale? "Il punto è proprio questo", dice Nancy.
"Si tratta proprio di strappare il concetto di libertà all'alveo del liberalismo. La libertà di questo è solo
individuale, non ha nulla di comune, si vende come un bene di mercato. È priva del tutto di una
dimensione comune".
Beninteso, la visione di Jean-Luc Nancy non ha nulla di apocalittico e, misurandosi con i temi dell'egalité
e della fraternité in termini che include anche l' "altro da sé", si presta in modo particolarmente efficace
a interpretare fenomeni centrali del nostro presente come le nuove immigrazioni in Occidente.
"L'uguaglianza è stata troppo spesso presentata come priva di differenze", osserva Nancy. "Senza
riflettere al fatto che, come sostiene anche Hannah Arendt, gli uomini sono eguali e differenti insieme.
Certo, questa è una connessione difficile da postulare, poiché la differenza è sempre pensata come
gerarchia. Eppure la libertà senza eguaglianza non può avere alcun senso. L'idea di fraternité, invece, è
più complessa: implica un'identità parentale, come con un padre da cui discendono i figli. Oggi la
fraternité va rivista alla luce, direbbe Freud, della morte del padre".
Il discorso di Nancy s'impregna di riferimenti alti, vi circolano le teorie lacaniane sulla madre
mediterranea e le suggestioni sull'assenza del mito di Bataille, cui il filosofo molto si è dedicato:
impossibile racchiuderlo in poche righe, se non per rimarcarne i riferimenti alla necessità, "dopo i
fascismi e i totalitarismi che ci hanno portato all'apocalisse dei miti, di ripensare i miti, per reinserirli in
un circuito di democrazia e di libertà."
Ancora e sempre la libertà: se ne parla fin troppo, e male, anche sui giornali. Oggi in Italia, ad esempio,
a proposito della fecondazione assistita. "È un tipico caso in cui s'intravede subito il limite della libertà",
nota Nancy. "Quella pensata come comune è evidentemente una responsabilità da parte di ciascuno per
conseguire la libertà di tutti. Ma come muoversi, nella realtà? Per esempio, prendiamo questa formula: la
mia libertà comincia dove finisce quella dell'altro. Io dico che va corretta così: comincia dove comincia
quella dell'altro". Ecco, se questo concetto si generalizzasse sarebbe certo un buon nuovo inizio. |