Una vittoria della sinistra, certamente, che
si era battuta perché la norma che vietava la
fecondazione eterologa, unico caso in
Europa, venisse cancellata dalla legge in
discussione al Senato. Un successo reso
possibile anche dall'atteggiamento di
senatori o senatrici del Polo che da laici e
liberali hanno votato in modo autonomo
senza tener conto e contro le indicazioni
dei rispettivi capigruppo. Una vittoria
infine delle donne, dei loro diritti e della
loro libertà.
Ma, forse e soprattutto, una vittoria della
ragione e del buonsenso che sottrae la
questione della fecondazione eterologa
all'incerto e controverso campo della
valutazione del giudizio morale e la
ricolloca nel luogo che le appartiene:
quello della validità, dell'efficacia e della
opportunità clinica. Perché se la legge sulla
fecondazione assistita ha l'obiettivo che si
propone, quello cioè di curare o mettere
rimedio alla sterilità di tante coppie, un
fenomeno purtroppo crescente nel nostro
come in altri paesi occidentali, allora
appare irragionevole, perfino punitivo
rispetto alle attese e alle sofferenze di tante
donne e uomini, escludere e condannare
come un reato il ricorso alla fecondazione
eterologa, unico metodo in molti casi per
risolvere il problema della sterilità.
L'opinione dei medici e di quanti si
occupano del problema è univoca: nella
maggior parte dei casi la impossibilità di
procreare è determinata da una infertilità
del partner maschile e quindi il ricorso alla
fecondazione omologa non risolve il
problema.
È ALLORA e solo allora che la donna si
vede obbligata a fare ricorso a un donatore,
unica pratica che può consentirle di mettere
al mondo un figlio che abbia almeno in
parte il suo patrimonio biologico. Solo chi
non ha rispetto per le donne può pensare
che questa sia una scelta facile. Di una
scelta molto sofferta si tratta invece che
può dar luogo anche a possibili turbamenti
psicologici per la donna e per la coppia
(per l'ombra mai del tutto cancellabile del
donatore sconosciuto). Ma non è su questo
terreno, delle scelte e delle responsabilità
individuali che deve intervenire la legge
che dovrà preoccuparsi soltanto di tutelare
il bambino nato da questa scelta e al quale
va garantito lo status di figlio legittimo
quando ci sia stato da parte del marito o del
convivente il consenso al ricorso alla
fecondazione eterologa.
Non si capisce dunque perché da parte
cattolica si sia scelto questo terreno per
condurre lo scorso anno alla Camera e oggi
al Senato un'aspra battaglia di principio
non solo contro la libertà delle donne e la
loro ricerca di maternità quando questa sia
stata loro negata dalla natura, ma anche
contro tutta la ricerca medica e scientifica.
Ma anche contro tutta la ricerca medica e
scientifica che si adopera per mettere riparo
alla loro sofferenza.
Intendiamoci: è del tutto comprensibile e
assolutamente rispettabile la scelta del
cattolico e della Chiesa di rifiutare e
condannare il ricorso alla fecondazione
eterologa, equiparata di fatto all'adulterio.
È ben nota la severità della Chiesa in
materia di comportamenti sessuali (è di ieri
il monito di "Famiglia Cristiana" che
addirittura qualifica come peccaminosa
anche una relazione sentimentale via
Internet...!). Ma appare davvero eccessivo
tentare di imporre questi principii a tutti gli
italiani, a un paese moderno che crede
sempre di più nei valori della libertà
individuale, nella possibilità e nel diritto di
ognuno di scegliersi il proprio stile di vita
anche nei comportamenti sessuali e nella
vita di coppia. In questo tentativo di
imporre a tutti gli italiani principii morali
propri dei cattolici nel tentativo di ottenere
dal nostro Parlamento una legge coerente
con quei principii si rivela un eccesso di
sicurezza quel tanto di arroganza che si è
manifestata e si sta manifestando forse
senza provocare un'adeguata reazione
anche nel modo con il quale la Chiesa sta
conducendo la sua campagna contro il Gay
Pride.
E c'è nella durezza di queste posizioni delle
gerarchie anche il tentativo di ricondurre
tutti i cattolici che operano in politica a
una totale obbedienza e ad unità di
comportamenti. Ricordo lo scorso anno e
sempre a proposito della legge sulla
fecondazione assistita la dura polemica dei
vescovi contro l'onorevole Russo
Jervolino che come presidente della
Commissione si era espressa a favore della
evidente costituzionalità della legge.
È possibile che dopo le contraddittorie
votazioni di ieri la legge non riesca a
vedere la luce in questa legislatura il che
significa che le coppie sterili potranno
continuare a chiedere e ottenere la
fecondazione omologa negli istituti
pubblici e a chiedere e ottenere quella
eterologa negli istituti privati. La nuova
legge infatti anziché allargare riduceva gli
spazi di libertà già oggi consentiti e
praticati. Un bell'assurdo dunque. Ieri si è
condotta al Senato una battaglia che ha
registrato senza dubbio una vittoria della
sinistra e un successo delle forze laiche a
favore della libertà delle donne. Ma le
incertezze sono ancora molte e in queste
condizioni, con questi schieramenti incerti
e divisi è forse inevitabile rimandare a
un'altra data una più serena discussione
sulla materia e la eventuale approvazione
di una organica legge in linea con quelle
vigenti in Europa. |