RASSEGNA STAMPA

7 GIUGNO 2000
CORRADO OCONE
Con Jean-Luc Nancy filosofia allo specchio per guardare la libertà
Che cosa hanno a che fare Biagio De Giovanni e Carlo Galli, Sergio Givone e Giacomo Marramao, Mario Tronti e Vincenzo Vitiello, con il concetto di libertà? Perché, dopo tanto parlare di liberalismo, Roberto Esposito, noto teorico napoletano della categoria dell'"impolitico", ha chiamato a raccolta a Napoli per parlare di libertà questi filosofi certo illustri, ma anche tra i più lontani da una qualsiasi prospettiva liberale? "Semplicemente perché il concetto di libertà è troppo importante per essere affidato alle menti poco esperte dei liberali nostrani, che hanno della libertà un concetto chiuso, di qualcosa che credono sia libertà, ma che finisce per essere il suo contrario". L'occasione per discutere su ciò sta per darla il Suor Orsola Benincasa, che ha organizzato per venerdì e sabato (in collaborazione con gli Studi Filosofici) il colloquio internazionale intitolato "Libertà in comune". L'incontro, che si aprirà alle 9,30 di venerdì, ruoterà attorno alla partecipazione del filosofo francese Jean-Luc Nancy. Di cui, patrocinata da Esposito, è appena uscita la traduzione italiana de L'esperienza della libertà (Einaudi, pp.184, lire 32.000).
Ma quali sono le idee di Nancy?
"Prima di tutto Nancy è un filosofo vero: né un divulgatore come Savater, né uno scienziato della politica come Rawls. Al contrario di quest'ultimo, egli non ci offre una prospettiva normativa: si occupa di politica, di tutto ciò che cioè è connesso alla polis, ovvero alla vita in comune degli uomini, ma senza dirci ciò che va fatto e ciò che va evitato. Questa pretesa, in effetti, oltre a far torto al pensare radicale che deve essere proprio dei filosofi, si è rivelata, nel secolo appena trascorso, foriera di eventi tragici e di immani catastrofi".
A chi può essere avvicinato Nancy?
"Senza dubbio ad Heidegger, ma anche a Hegel, per il suo intrecciare la politica con l'ontologia: l'uomo è un essere che non sarebbe senza gli altri. Anzi il tema dell'alterità, della diversità, del meticciato, è fortemente presente in un pensiero inclusivo come il suo, in questo veracemente liberale. È straordinario poi come, indipendentemente dalle mie ricerche (ci siamo conosciuti e siamo diventati amici da poco), Nancy sia arrivato ad elaborare una prospettiva "impolitica": per lui come per me occorre depoliticizzare la società, ma non nel senso in cui intendono questa operazione i liberali. Alla politica non va sostituita l'economia, come sta avvenendo in quest'epoca di globalizzazione, ma la Politica vera, quella degli antichi".
Cosa intende, professore?
"L'uomo vive in società dicevamo, ma ciò non è un accidente. Non esiste un essere compatto chiamato individuo che deve evitare, affidandosi casomai ad uno "Stato minimo", di essere sbranato dagli altri individui. L'uomo ha una sua identità, si costituisce come uomo, come sapeva già Aristotele, solo nel rapporto con i suoi simili".
È il tema dell'Altro?
"Esattamente. Ma è anche il tema della corporeità, del rapporto con il proprio corpo e con quello degli altri. Il corpo è essenziale all'uomo, ma è ciò che lo rende essenzialmente impuro e finito: altro a se stesso. Sul tema della corporeità Nancy ha scritto un romanzo autobiografico appena pubblicato da Galiléè. Si chiama L'intruso. E sa chi è l'intruso? È il cuore di una giovane donna che gli è stato donato dieci anni fa e che, sostituendo il suo vecchio cuore malato, gli ha permesso di continuare a vivere. E anche di riflettere sul concetto, anzi sull'esperienza, della libertà. Oggi si parla tanto di sofisticatissime tecniche di trapianto, ma sempre in termini strettamente medici. Nell'operazione che ha subito Nancy ritrova invece la radice filosofica dell'umanità, che non può essere rinchiusa negli spazi angusti e meschini dell'individuo liberale. Così come non può essere circoscritta negli spazi, altrettanto angusti, delle comunità organiche. A ben vedere, individuo o comunità è un falso dilemma: i due opposti sono perfettamente speculari. La cosiddetta democrazia liberale richiama il suo contrario, il totalitarismo.
Hanna Arendt, fra gli altri, lo aveva ben capito".
E allora qual è l'alternativa?
"Bisogna pensare individuo e comunità al di fuori di prospettive immunizzanti: non c'è libertà se non in comune, e viceversa non c'è comunità che non si affermi come libertà vera dei singoli. Non bisogna mai spezzare il nesso fra i due termini del discorso".
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