RASSEGNA STAMPA

5 GIUGNO 2000
UMBERTO GALIMBERTI
Come si spiega l'origine del male
Una raccolta di saggi mette a confronto due discipline sulle cause della sofferenza umana
"Se Dio è sceso in terra, certo non è venuto per starci vicino" così si esprime Plotino a proposito dell'ipotesi cristiana di un Dio incarnato per redimere dal male. La risposta di Agostino di Tagaste è nota: il male non è una realtà, ma il congedarsi della volontà umana da Dio. Ma chi è Dio? Dio, dice Agostino, è l'essere stesso (idipsum esse) rispetto a cui il creato è essere depotenziato (minus esse) che partecipa all'essere di Dio, ma non è Dio.
Chi nel creato si allontana da questa partecipazione all'essere divino e si avvia verso i sentieri del male incontra il nulla come disgregazione dell'essere, suo vuoto.
La risposta, come ognuno può avvertire, non è soddisfacente perché, come scrive il teologo protestante Giovanni Miegge: "È difficile, per non dire impossibile, conciliare l'idea di un Dio perfettissimo, onnipotente, onniscente e buono, con lo stato presente del mondo, o meglio con lo stato del mondo come lo conosciamo fin dalle sue origini: quella massa di esseri che si sviluppano nello spazio e nel tempo senza significato accertabile, quell'enorme spreco di energie e di tentativi sbagliati nella produzione di specie mostruose, nella lotta di tutti contro tutti, nella carneficina universale che sembra essere la legge dell'evoluzione su questa nostra terra". Ma anche a questa obiezione Agostino potrebbe rispondere che Dio non vede come vede l'uomo. Ed estendere a Dio il giudizio dell' uomo è forse la prima forma di ateismo. Su questo genere di problemi si intrattengono teologi, filosofi, giuristi, medici e psicoanalisti in un bel libro pubblicato da Raffaello Cortina che ha per titolo Il male (pagg. 245, lire 37 mila). A promuoverlo è il Centro Italiano di Psicologia Analitica, a testimonianza che forse anche gli psicoanalisti, soprattutto quelli a orientamento junghiano, si sono accorti che il male, la sofferenza, la malattia individuale sono solo il riflesso del male universale. A differenza di Agostino, infatti, per Jung il male non è solo un'assenza di bene (privatio boni), ma ha una sua realtà, una sua sostanza: "Il male esiste - scrive Jung - la natura umana è capace di malvagità infinita, e le cattive azioni sono altrettanto reali di quelle buone".
Agostino e Jung rappresentano emblematicamente le due risposte che l'Occidente ha dato al problema del male.
La posizione di Agostino, secondo cui il male, come ci ricorda Maria Bettettini nel suo bel saggio L'attrazione del nulla, non ha una sua realtà, ma è solo una mancanza di bene, è la posizione assunta e difesa dalla religione cristiana che non accetta un Dio limitato da un suo antagonista perché questo, come ben sottolinea Franco Michelini Tocci nel suo saggio Male e Libertà, equivarrebbe a dire che Dio è buono ma non è onnipotente.
Jung conferendo realtà al male riprende l'antico motivo gnostico di un Dio buono ma non onnipotente, perché limitato da un potere antagonista. Questa concezione dualistica è presente anche in Freud nell'antagonismo tra principio di piacere e principio di realtà che sfocerà più tardi nel dualismo più radicale tra pulsione di vita e pulsione di morte. La psicoanalisi quindi è una derivazione del pensiero gnostico, che pone all'origine non un solo principio: il Bene, Dio, ma l'antagonismo di due principi: il Bene e il Male, Dio e la sua ombra.
Rifiutando l'impostazione dualistica espressa dalla gnosi e sottesa alla psicoanalisi, come fa il monoteismo cristiano a esonerare il Dio buono dal ruolo di tentatore? Se nel Padre nostro il cristiano chiede a Dio di non tentarlo ("non indurci in tentazione, ma liberaci dal male"), da dove viene la tentazione? Se si risponde: da Satana, la domanda si ripropone: da dove viene Satana? Se Satana divenne diavolo, da angelo buono che era, da dove origina questa volontà perversa che trasforma gli angeli in diavoli, se si ammette, come fa il cristianesimo, che all'origine c'è solo un Dio creatore in ogni suo aspetto buono?
Paolo De Benedetti, nel suo saggio Ma liberaci dal male moltiplica queste domande nel tentativo di venire a capo della tentazione di Abramo, di Giobbe e di Gesù. Quando Dio tenta Abramo sapeva o non sapeva la risposta di Abramo? Perché se la sapeva, allora la tentazione è una sceneggiata. Se invece non la sapeva (come sembra supporre il Genesi [22,12
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