La vera sfida? Mille culture, una sola moraleErsilio Tonini La Storia accelera, i popoli migrano, la scienza
scardina le ultime certezze E nessuno sa più cosa voglia dire patria. Soluzioni? L'arcivescovo di Ravenna auspica una nuova
etica. Purché sia universale |
| Dice il cardinale Ersilio Tonini: "L'uomo pensava che con la tecnologia la vita sarebbe stata
infinitamente più semplice. E invece ci si accorge che l'intera esistenza si è fatta estremamente più
complessa". Tutti intuiamo che bloccare lo sviluppo scientifico sarebbe un delitto e dargli libero corso
altrettanto. "Di qui la grande domanda: come comporre scienza e sapienza? L'interrogativo rappresenta
soltanto un aspetto del più vasto problema che ha sempre affaticato il pensiero umano: come vivere
insieme, noi uomini, umanamente". La difficoltà sta tutta nell'avverbio: "La convivenza, per essere
umana, deve essere costruita attraverso la libera scelta di tutti. Il che richiede un'arte singolare, ignota ai
mondi delle costellazioni, dei fondi marini e dei formicai: l'etica. Aristotele la chiamava "la più
architettonica delle scienze", e aveva ragione. Per costruire l'insieme ogni uomo deve costruire se
stesso". Non è facile: "L'etica è anzitutto la molla a prendersi cura di sé, non egoisticamente: a fare di
sé un bene grande per poi inserirsi e comunicare agli altri il meglio che si è conquistato. Dopodiché
l'etica si rivela come arte finissima, come dominio di sé per amore".
La soluzione più semplice, ricorda l'alto prelato, è la dittatura, che assicura l'ordine, qualcuno dice anche
il progresso economico. "Noi le abbiamo conosciute le dittature ed è stata un'esperienza drammatica:
speriamo che la memoria scoraggi ogni voglia futura. Caduta l'ultima, nel 1989, si è creduto che la vita
sarebbe tornata libera: un bene da godere in pienezza, respirando largo, come quando, dopo un
intasamento, la strada si sblocca e la circolazione riprende". Siamo passati, al contrario, in un'epoca
che i francesi definiscono di "disincanto". "C'è in Europa un diffuso senso di insicurezza, il timore
nascosto di essere deportati verso l'ignoto. In Italia il sospetto è aggravato dall'incertezza politica".
Ad accrescerla, l'insicurezza, è la prospettiva di un futuro opaco che è già incominciato, sottolinea
Tonini. "Il mondo ha avuto, nei secoli, continui cangiamenti. Ma adesso siamo di fronte a
un'accelerazione della Storia impensabile". Accadono fatti che, per un verso, offrono speranze
smisurate che ci allettano; per un altro, ci rigettano nelle congetture peggiori. "Ci pensa la cronaca a
proporre eventi capaci di distoglierci dall'attenzione alle cose immensamente serie che si preannunciano.
Questi diversivi prosciugano l'anima: basta un gol incerto, negato o sbagliato per turbare un intero
Paese, scatenare mezze rivoluzioni e farci diventare disumani. Immediatamente dopo accadono eventi
che ci richiamano alla serietà".
Un altro fenomeno sono le transumanze da continente a continente: "In particolare il ripopolamento
dell'Europa, dove nel 2010 gli immigrati dovrebbero essere 62-63 milioni, mentre gli europei scenderanno
da 320 a 280 milioni". Non sarà soltanto complicato mettere insieme caratteri, costumi, eccetera, avverte
il cardinale: "Avremo un incontro-scontro di civiltà. Il grande dramma sarà come unirle e farle convivere.
Le vicende della ex Jugoslavia sono un ammonimento temibile. Arriva un momento in cui la Patria non
sarà più il territorio, ma la Storia, come sta accadendo in Africa e in Asia dove è la monoappartenenza
alle singole etnie a rendere impossibile la convivenza umana. Del resto: in che cosa consiste la nuova
unità europea se non nel superamento di un'epoca in cui si era prima francesi, inglesi, tedeschi e dopo
uomini?". Insomma: "La dignità del singolo uomo non nasce dall'appartenenza, è l'appartenenza che
nasce dalla dignità".
Adesso, in questa realtà appena messa alla prova, si riversano una, 10, 15 civiltà, annota Tonini. "Ed è
qui che salta fuori il tema dei valori. Quali sono? Esiste una speranza? George Steiner non ne vede, dal
momento in cui il Cristianesimo ha perduto un po' del suo mordente. Edgar Morin peggio che peggio: ha
scritto il libro Terre-Patrie, dove sostiene che l'unica Patria è la Terra, la morte distrugge tutto. La parola
salvezza non possiamo più pronunciarla. Forse c'è una speranziella nelle improvvisazioni della Storia".
La tolleranza, che aveva risolto la difficile questione delle tensioni religiose, non basta più "laddove c'è
chi sperpera e chi muore di fame; dove cioè sono in gioco i diritti primordiali".
Bisogna essere molto chiari, ammonisce l'arcivescovo emerito di Ravenna: "Fino a poco tempo fa era
un'abitudine parlare di mondo pluriculturale. Ma il termine cultura ha 100 mila significati. Dietro le culture
c'è la differenza radicale di concepire la vita". Le grandi conquiste della scienza costringono a chiedersi
che cos'è l'uomo, se ogni uomo è intangibile, veramente fine e mai mezzo di nessuno: "L'uomo con la
sua dignità, che è precedente alla sua nascita ed è il cardine del pensiero greco, ebraico e cristiano.
Tutto questo è rimesso in gioco dalla ricerca scientifica, che si domanda se si possa utilizzare
l'embrione, sperimentare sul cervello del morente per cercare di scoprire diagnosi particolari, clonare o
non clonare". E' un problema drammatico di civiltà. "La ricerca produce la paura nell'opinione pubblica
e la paura dell'opinione pubblica potrebbe bloccarla. Sarebbe una soluzione antietica: l'etica dice che
bisogna spingere per il perfezionamento della vita umana. Quello che stiamo vivendo è uno dei momenti
più splendidi della storia dell'umanità, perché ci sono possibilità mai immaginate prima e speranze
infinite, ma anche rischi enormi".
Tonini è lapidario: il massimo sviluppo della tecnica esige il massimo della sapienza. "Diceva Platone:
"Verrà un tempo in cui occorrerà un popolo di filosofi". Come vivere insieme richiede una sapienza
enorme, che non butti via i progressi tecnologici: al contrario, li valorizzi e trovi un giusto metro di
misura". E siamo all'immagine splendida di Jean Paul Sartre: "Nel libro La nausea il filosofo francese
scrive che quando andiamo in un negozio di stoffe vediamo il negoziante che misura i tessuti con un
pezzo di legno. Né lui che vende né l'altro che acquista pensano al metro di platino che giace in un
Museo parigino. Il senso della giustizia che pervade l'uomo richiede che ci sia una unità di misura". Se
questo è valso sempre, afferma l'alto prelato, oggi, quando in un paesino di 100 abitanti potrebbe
riversarsi tutto il mondo, occorre trovare una norma universale. "I filosofi greci dicevano che la morale
non può essere che universale. E lo ripeteva anche Kant".
Conclusione: "L'educazione dovrà essere il più grande problema politico del futuro, sempre che punti a
consolidare i "sentimenti", come dicevano i contadini del mondo emiliano dove sono nato 85 anni fa: e
intendevano i convincimenti, diventati gusto, sapore, ricchezza interiore, che scattano dentro di te a tua
insaputa e formano la personalità. E, in più, la coscienza: parola d'invenzione cristiana, rilanciata da
Agostino, specifica della nostra civiltà, del nostro Umanesimo". Sentimenti e coscienza, non ha dubbi
Ersilio Tonini, potranno consentire l'utilizzo della tecnica a vantaggio di tutti. "E insieme la coesistenza,
sullo stesso territorio, di tutte le civiltà e di tutti gli uomini, perché prevarrà questa valutazione di fondo:
chiunque incontri è tuo fratello". |